Mi state sul culo.
Dio, se mi state sul culo.
Mica sempre, eh, solo quando fate così.
Quando volete aver l’ultima parola per forza.
Quando ve ne fregate del diritto di replica, quando parlate questa lingua idiota a cui non si può rispondere.
Cazzo Massimo quanto eri pesante. Non so se eri tu o il peso di quello che ci toccherà portare avanti da oggi. Eri talmente pesante che Manuel non ho avuto la forza di caricarmelo, in spalla.
Ma non ero mica da solo, quindi ci siete arrivati tutti e due dove dovevate andare. Che al contrario di quello che vi dicevo sempre io, non era “affanculo”.
Era un posto da dove ci sorriderete da una foto plasticata, che tanto io non ho visto e non voglio vedere. Perché non ci vengo a trovarvi lì.
Quando vi vorrò trovare, basterà che apra il mio cuoricino piccolo piccolo e faccia uscire un po’ di quei ricordi che ho di voi.
Sarete per sempre parte del mio Branco di Stronzi. Morire non vi è servito a niente.
Massimo & Manuel – still rolling!
06 giugno 2009
28 maggio 2009
Time, for a change
Due ore e mezza.
Che insomma, ho capito che vuoi essere sicuro, che non ti puoi permettere di sbagliare sulla valutazione, che hai una certa responsabilità.
Ma due ore e mezza, Cristo.
Sai quanta roba posso fare in due ore e mezza?
Che poi c’era anche Elena che mi aspettava.
Ma tu no, chemmenefregammè, avrai pensato. E c’hai pure ragione, eh, ci mancherebbe. Sei tu quello che comanda. Però scusami, ti volevo chiedere una cosa.
Che non è carina, fa pure un po’ presa per il culo, però non resisto, ma soprattutto devo organizzarmi:
se per darmi la cintura verde, c’hai messo due ore e mezza, per la nera cosa faccio, mi prendo una settimana di ferie?
3 to go, mates.
Baci,
-L.
Che insomma, ho capito che vuoi essere sicuro, che non ti puoi permettere di sbagliare sulla valutazione, che hai una certa responsabilità.
Ma due ore e mezza, Cristo.
Sai quanta roba posso fare in due ore e mezza?
Che poi c’era anche Elena che mi aspettava.
Ma tu no, chemmenefregammè, avrai pensato. E c’hai pure ragione, eh, ci mancherebbe. Sei tu quello che comanda. Però scusami, ti volevo chiedere una cosa.
Che non è carina, fa pure un po’ presa per il culo, però non resisto, ma soprattutto devo organizzarmi:
se per darmi la cintura verde, c’hai messo due ore e mezza, per la nera cosa faccio, mi prendo una settimana di ferie?
3 to go, mates.
Baci,
-L.
25 maggio 2009
..
Essere tristi d’estate non è bello.
Però, effettivamente, c’è poco da ridere.
In questi pessimi momenti mi ricordo di quando ero piccino, e non avevo i problemi che ho ora. Non riesco comunque a provare nostalgia per quei momenti: il fatto di ignorare completamente quello che mi aspettava non era una benedizione, anzi.
Con la consapevolezza arrivano le responsabilità ed i brutti momenti, ma tutto questo non è una giustificazione per l’ignoranza.
Almeno, fuori c’è il sole.
Ça va.
Però, effettivamente, c’è poco da ridere.
In questi pessimi momenti mi ricordo di quando ero piccino, e non avevo i problemi che ho ora. Non riesco comunque a provare nostalgia per quei momenti: il fatto di ignorare completamente quello che mi aspettava non era una benedizione, anzi.
Con la consapevolezza arrivano le responsabilità ed i brutti momenti, ma tutto questo non è una giustificazione per l’ignoranza.
Almeno, fuori c’è il sole.
Ça va.
09 maggio 2009
Kimura

Chinati.
Di più. Si, l’hai schivato, ma di poco. Usa di più le gambe.
Muoviti.
Ecco, così. Bravo.
Adesso afferralo. Per la felpa.
No, non per il bavero.
Lo sai quello che devi fare.
Bene, proprio così.
Passa sotto, adesso. Tieni quell’avambraccio, per Dio.
Ok, l’altra mano, adesso.
Così.
Ce l’hai.
E adesso grida il mio nome, schiantalo per terra, e fa in modo che questo stupido capisca che tu sei il magro sbagliato a cui rompere i coglioni.
17 aprile 2009
Come direbbe Lucarelli
...paura, eh?
Ci sono, solo che son preso da un sacco di roba, ultimamente.
Tipo organizzare un incontro con tutta la marmaglia blogger non appena sverna (clima di merda).
Più tardi passo a trovarvi tutti.
Bacio,
-L.
Ci sono, solo che son preso da un sacco di roba, ultimamente.
Tipo organizzare un incontro con tutta la marmaglia blogger non appena sverna (clima di merda).
Più tardi passo a trovarvi tutti.
Bacio,
-L.
14 febbraio 2009
We want you
Che alla fine, un buon amico che ti chiama stando dall'altra parte del mondo solo per sapere come stai, è sempre una gran cosa.
12 febbraio 2009
Che certi giorni alzarsi dal letto non è una buona idea
L’altro giorno stavo pensando (che già di suo è un evento di una certa rilevanza, mica succede tutti i giorni, eh).
No, mi dicevo proprio, certo che te, Lillo mio, hai un tempismo che non è da tutti. Cioè.
L’Italia va in malora (oddio, in realtà il mondo va in malora, ma stiamo nel piccolo, va) e te cosa fai?
Ti metti in proprio.
Minchia, un genio.
Poi ti incazzi se hai poco da fare.
Delle volte vorrei fare causa ai miei genitori, perché potevano almeno metterceli tutti, i pezzi, quando mi hanno fatto, o magari potevano dimenticarsi qualche parte meno importante del cervello.
E di seguito a tutto ciò scatta inesorabilmente:
a- Il conteggio dei tuoi anni
b- Il conteggio di quello che avresti voluto/dovuto fare ed invece no
c- Il conteggio dei tuoi numerosi e clamorosi fallimenti
d- La constatazione che non hai ancora combinato un cazzo nella tua vita (ma ci provi), che sei una merda, ma soprattutto che non ci sono più le mezze stagioni
e- L’insorgere di una depressione post-cognitiva di magnitudo 5.6
f- La voglia di redenzione che, come nei migliori film per famiglie, ti scava dall’interno, facendoti pensare cose assurde, del tipo “da domani si cambia” o addirittura “la prossima volta bevo meno”
g- La tristezza del sapere benissimo che questo ragionamento l’hai già fatto millemila volte e non ti ha mai portato da nessuna parte
Per cui: perché mi incazzo? Tanto manco ne vale la pena.
Passa la tua vita a sbronzarti la sera, facendo finta che vada tutto a meraviglia, e smettila di rompere le balle all’equilibrio cosmico con ste menate. Ecchecazzo.
Ma anche no.
Lo so che voler far da soli è difficile, ci vuole tempo, pazienza e tanto culo, ma io non ho mai avuto nessuna di queste tre cose. E mi sento male, e non ho voglia di scrivere, di allenarmi, di fare niente.
Male, Signor Anderson.
Passerà?
Mah, non ne sono mica convinto.
Intanto dovrei consolarmi (secondo illustri fonti giornalistiche) solo sapendo che tutto il resto del mondo non sta meglio di me, che illuminati professionisti pagati fior di quattrini non si spiegano perché i figli si stacchino dal nido dei genitori sempre più tardi, ma soprattutto perché Venezia sia un bel posto, ma andarci a vivere non se ne parla.
Insomma, oggi è una gran giornata di merda.
Bacio.
No, mi dicevo proprio, certo che te, Lillo mio, hai un tempismo che non è da tutti. Cioè.
L’Italia va in malora (oddio, in realtà il mondo va in malora, ma stiamo nel piccolo, va) e te cosa fai?
Ti metti in proprio.
Minchia, un genio.
Poi ti incazzi se hai poco da fare.
Delle volte vorrei fare causa ai miei genitori, perché potevano almeno metterceli tutti, i pezzi, quando mi hanno fatto, o magari potevano dimenticarsi qualche parte meno importante del cervello.
E di seguito a tutto ciò scatta inesorabilmente:
a- Il conteggio dei tuoi anni
b- Il conteggio di quello che avresti voluto/dovuto fare ed invece no
c- Il conteggio dei tuoi numerosi e clamorosi fallimenti
d- La constatazione che non hai ancora combinato un cazzo nella tua vita (ma ci provi), che sei una merda, ma soprattutto che non ci sono più le mezze stagioni
e- L’insorgere di una depressione post-cognitiva di magnitudo 5.6
f- La voglia di redenzione che, come nei migliori film per famiglie, ti scava dall’interno, facendoti pensare cose assurde, del tipo “da domani si cambia” o addirittura “la prossima volta bevo meno”
g- La tristezza del sapere benissimo che questo ragionamento l’hai già fatto millemila volte e non ti ha mai portato da nessuna parte
Per cui: perché mi incazzo? Tanto manco ne vale la pena.
Passa la tua vita a sbronzarti la sera, facendo finta che vada tutto a meraviglia, e smettila di rompere le balle all’equilibrio cosmico con ste menate. Ecchecazzo.
Ma anche no.
Lo so che voler far da soli è difficile, ci vuole tempo, pazienza e tanto culo, ma io non ho mai avuto nessuna di queste tre cose. E mi sento male, e non ho voglia di scrivere, di allenarmi, di fare niente.
Male, Signor Anderson.
Passerà?
Mah, non ne sono mica convinto.
Intanto dovrei consolarmi (secondo illustri fonti giornalistiche) solo sapendo che tutto il resto del mondo non sta meglio di me, che illuminati professionisti pagati fior di quattrini non si spiegano perché i figli si stacchino dal nido dei genitori sempre più tardi, ma soprattutto perché Venezia sia un bel posto, ma andarci a vivere non se ne parla.
Insomma, oggi è una gran giornata di merda.
Bacio.
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