30 maggio 2007

Tanto pè cantà...


Mi chiamo Simone.
Il cognome non importa.
Sono figlio di Wilson e Mirta.
Il mio babbo è nato a Cadelbosco, da Gino ed Adriana, in una famiglia che aveva una casa perchè l’hanno costruita da soli, con le loro mani, aiutati dai loro amici. Quando era piccolo andava a scuola a piedi, con le scarpe in mano, perchè altrimenti si consumavano troppo le suole, e ci doveva fare tutta la stagione.
Gino era zoppo, e si arrabattava a fare tutti i mestieri che trovava, ed era finito a farei il barbiere in un angolo di mondo popolato da disperati e poveracci come loro.
Adriana era una donna alta, imponente, con i sorrisi dolci di una nonna, che fino ai suoi ultimi giorni di vita andava a rovistare nei cassonetti, perchè c’è sempre qualcosa che serve o che si può aggiustare. Voleva fare l’infermiera, ma senza la Tessera non ci vai a lavorare all’ospedale, neanche se sei una delle tre infermiere diplomate in provincia. Ti tocca fare la mondina, e poi andare a lavorare in manicomio, in mezzo ai matti, ai matti come te, perchè anche tu sei matta, che se facevi la tessera COL CAZZO che ti mandavano in questo buco di culo d’inferno a lavorare. Una vita così ti consuma, ed infatti, inevitabilmente, muori presto.

Ha sempre faticato tanto per stare al mondo, il mio babbo, ha studiato e lavorato, ha SEMPRE lavorato come una bestia, e raramente gli è andata bene. Anzi mai. Solo adesso che inizia ad essere vecchio, che si incammina verso Sunset Boulevard, può dire di aver raggiunto un minimo di tranquillità. Ma non troppa, perchè i ricordi, quelli che fanno piangere, non ti lasciano. Mai.

La mia mamma è nata a Buenos Aires, in Argentina, in una città che inghiottiva le persone e risputava accuse. Ha frequentato le scuole, ha viaggiato. Era ricca, la mia mamma, era ricca per nascita, lei, ma i suoi genitori no. Figlia di Norma e Dannunzio, immigrati in quel posto caldo e straniero per non morire di fame, immigrati con un tornio da officina e le speranze di poter stare meglio, non come in quel posto dove non c’era pane per tutti.
Dannunzio era un uomo robusto, con le mani grosse, con le dita che sembravano salamini. Con una presa che era una morsa. Con il fisico di un lottatore di Greco-Romana, sotto il Fascismo, quando era giovane e tutto quello che faceva sembrava giusto. Anche lui ha sempre lavorato tanto, ma in un periodo in cui lavorare tanto significava qualcosa, non come oggi, che significa solo che sei un pirla.
Norma è una donnina minuta, però tanto bella. Quando era giovane, era bellissima, la Norma, ma adesso le guance sono cadute, il volto è pieno di rughe, e le cure hanno rovinato quello che di bello poteva essere rimasto. Ma alla Norma non importa tanto, perchè ormai è vecchia, e perchè adesso si deve curare ancora, anche dopo tutte le visite che ha fatto e le medicine che ha preso, perchè si è ammalata di nuovo. E la Norma è stanca, e non ne ha voglia, ma lo fa lo stesso, perchè la paura te la fa venire, la voglia.
Non ha mai preso la patente di guida, la Norma. Perchè c’era sempre ‘Nunzio, che la portava in giro.

E’ venuta dall’Argentina, la mia mamma, è venuta da sola con la sua nonna, la Teresa, quando aveva 18 anni. Dannunzio e la Norma sono tornati dopo, ma ‘Nunzio è tornato solo con il corpo, il cuore e l’anima sono rimaste là, nella fabbrica che ha messo in piedi da solo. E’ venuta da sola, ed ha vissuto da sola, facendo le traduzioni, che allora non c’era quasi nessuno che sapesse un’altra lingua all’infuori dell’italiano, e tanti non sapevano bene neanche quello.

Poi ha conosciuto uno, una sera, alla Lanterna, la balera. Ha conosciuto uno che a 20 anni era già scavato dalla vita e dal lavoro, e tutti si son sempre chiesti come facesse una bella come lei, bella come la sua mamma, anzi di più, a stare con uno così, uno che sembrava uscito da un pacchetto di zolfanelli, tanto era magro. Uno con tanti sogni, ma senza soldi.

Ogni tanto glielo chiedo anche io, come ha fatto a prendere per marito uno così. Uno brutto, scorbutico, uno di quelli che risponde con un cenno della testa, senza parlare, che se sei girato non sai se era un sì o un no, uno che gioca a boccette, e guarda le partite al bar, uno che lavora come un semo e guadagna poco, ma poi ci salta sempre fuori, perchè ne ha visti di molto peggiori, di momenti, lui.

E lei si gira di tre quarti, come Berlusconi in TV, con la bocca verso di me ma lo sguardo verso suo marito, e con le labbra incurvate in un mezzo sorriso un po’ sarcastico, ma tanto felice, mi dice “Non lo so, ma va bene così”.

Ed io, tutte le volte, puntuale come la morte, mi sento gli occhi lucidi.




Lei che è figlia di signori
balla con un contadino
sembra un albero sudato
ma lo vuole più vicino.

23 maggio 2007

Il sangue dei vinti


Quaranta ladroni

belve immorali

signori e padroni

parlamentari

zanne ed occhiali

cappucci e bombe

gente nelle piazze

e poi nelle tombe

Portici bui

luce che consola

balenare feroce

del colpo di pistola

Piombo nella nuca

feroce rappresaglia

l’anarchico vola

e canta la mitraglia

E suona il manganello

e parlan le manette

non c’è rosso né nero

solo celle strette

A soffocar la voce

a zittire in eterno

chi vuol volare libero

e finisce all’inferno

Parole e colori

feroce delinquenza

per voi crimine

per noi resistenza.

08 maggio 2007

Le vie della violenza


Stamattina stavo andando al lavoro (pessima idea numero uno), e per caso, smaettando con la radio, mi son fermato su una stazione locale (pessima idea numero due) per ascoltare le notizie del radio-giornale (pessima idea numero tre).

E ho sentito sta cosa: ci son tre tizi, tipo di 21 anni, che han preso una ragazzetta di 17, all'uscita di una discoteca, l'han caricata in macchina, l'han portata in periferia, l'han stuprata, pestata a sangue, accoltellata 7 volte al collo, all'addome e alle braccia, e poi l'han mollata in un posto isolato per lasciarla morire dissanguata, come un maiale al macello.
Ora, io mi interesso, come alcuni già sanno, di serial killer e roba così, quindi l'efferatezza dei crimini non è cosa che mi sconvolga più di tanto. Però stamattina, non so perchè, ho sentito questa notizia e mi è venuto il vomito.

Cazzo, 21 anni. Son pochi per fare una roba del genere.

Ho fatto un paio di conti, oggi, su quanti crimini violenti sono stati commessi da ragazzi sotto i 18 anni (mi son dato questo numero così per partito preso) negli ultimi 10 anni. Naturalmente mi son ricordato solo quelli più eclatanti, tipo il caso di Erika ed Omar, quello di Desiree, e via di seguito. Baby gang. Atti violenti a scuola. Omicidi (qualcuno premeditato). Stupri, anche di gruppo.
Mamma mia... ma a che età si diventa uomini oggi? a che età si comincia a pensare a cose come uccidere? fin da bambini, suppongo. Fin da quando rincorri le lucertole e le pigli a bastonate. Il problema è il salto di qualità, quello che ti porta a far cose peggiori, su tuoi simili.

Sui gente che vedi, che conosci. Con cui vivi tutti i giorni.

Perchè il problema del crimine violento in così giovane età è proprio che viene perpetrato su chi ti sta accanto, visto che la tua vita è localizzata, in quel periodo, per cui i tuoi bersagli sono i tuoi amici, o le tue amiche. Il tuo vicino. Il tuo compagno di banco a scuola. Mi ricordo ancora quel ragazzetto che alle medie, tipo in seconda, tre o quattro anni fa ha violentato una sua compagna di classe all'ucita di scuola, trascinandola nei bagni. si era scusato dicendo agli inquirenti che era "una troia che mi provocava".

Ma alle medie sanno il significato di "troia" e "provocare"? Quelli veri intendo.
Mi sa tanto che lo sanno meglio di me.

Ho paura per me stesso e per la gente che amo. Per gli amici che hanno messo al mondo dei figli da poco, e che mi vivono vicino.
Perchè cresceranno in un mondo senza innocenza, senza eroi se non quelli del passato, che orami sono solo facce su bandiere sventolate quando nessuno ha niente da rischiare veramente.
Perchè i figli dei miei amici saranno contaminati da tutto questo, e dovranno scegliere se assecondare il mondo o combatterlo.

Ho paura perchè qualcuno di loro, inevitabilmente, diventerà il mio carnefice.



Rape me,
rape me, my friend.
Rape me,
Rape me again.