30 ottobre 2007

Ciao Cùmenda!

"Via della Spiga - hotel Cristallo di Cortina: 2 ore, 54 minuti e 27 secondi. Alboreto is nothing".
Rido ancora quando sento questa battuta.
Ma il buon Guido (Nicheli, NdL) purtroppo non la dirà più.
Grazie Guido.

23 ottobre 2007

Meglio tardi che mai

On Air: Jane Siberry, it can’t rain all the time

E’ assolutamente incredibile, il mondo.
Voglio dire, non c’è giustizia. Neanche in natura.

Il vino lo metti nella sua bella botte, poi lo imbottigli. Lo lasci lì un pochino, diventa più buono. Più pregiato. Poi se ce lo lasci troppo va in vacca, ok. Però dopo un pò.

Il formaggio. Cazzo, stagionato è fantastico. Alla fine magari fa i vermi, se lo molli lì per un quadrilione di anni, ma te la devi proprio cercare. Prima è buono.

Un culatello, un fiocchetto, un prosciutto. Li riponi con cura in cantina, li lasci lì 12 mesi, macchè, 24. Poi magari ti va di sfiga, dopo un pò ci viene il buchino e ti marcisce. Però, se stai attento, te lo gusti.

Tutto in natura, invecchiando, passa un periodo di grazia, di magnificenza, prima di diventare inutile.

Solo un coglione, nel giro di trent’anni, non riesce ad essere meraviglioso neanche per un minuto.

Tanti auguri a me.

Ne ho bisogno.


...and though the night seems long
your tears won’t fall forever.

22 ottobre 2007

Manca poco


We, Lillo, come va?
Di merda, grazie. Tu?
E’ sempre bello vederti, dai una carica tu... oh, cazzo c’hai adesso?
Ma niente, lo sai.
Eh, che due maroni, ancora con sta storia?
Cosa ti devo dire, sarò scaduto nel patetico, ma è così.
Si vabbè, non è che poi succede solo a te. E poi nel tuo caso dovresti essere felice.
Ah sì?
Già.
Mi è dato sapere perchè o te lo devo chiedere a calci in culo?
Beh, di fronte a tanta cortesia, non so come dirti di no...
Ecco bravo, mettiti qui, spiega.
Guarda che c’è poco da spiegare.
E allora?
No, semplicemente è che non c’era da scommetterci sopra 2 lire che ce l’avresti fatta.
...
Cosa c’è?
Ma ti sembra una bella roba da dire?
Ai vivi devo la verità, ai morti solo il rispetto.
Era il contrario, mentecatto.
Ah sì?
Eh sì. Manco le citazioni sai fare.
Ehhh che pacco che sei oggi.
Scusa, c’hai ragione. Adesso mi riprendo.
E poi, ne hai ancora di tempo!
Mica tanto.
Non ti lamentare, usa quello che hai.
Non è per il tempo... è che non è più come prima.
Cioè?
L’entusiasmo, la speranza, la fiducia nel futuro... non li ho più.
Scusa?
Hai capito.
E tutta questa gioia da dove viene?
Dal mondo.
Ah, sei cosmopolitamente depresso?
Vabbè, ho capito, uno non può avere i cazzi suoi.
Il fatto è che i cazzi tuoi li puoi avere, però devi essere costruttivo. Fare la faccia Emo e disperarsi non conta niente.
E cosa devo fare? La guerra con i mulini a vento?
Tanto per cominciare prova a cambiare le cose che non ti piacciono nel tuo piccolo.
Bella, bravo, ci volevi te per farmici arrivare, sai, non è molto che ci provo... solo da quando sono nato, tipo.
Si vede che non hai provato abbastanza. O forse non eri convinto.
E poi questa cosa mi fa molto, ma molto, classica macchietta esistenziale...
Può essere, ma sai, i traguardi son traguardi. E poi te non è che hai aspettato fino ad ora... i conti li hai sempre fatti, però poi non hai mai risolto una mazza. Il che è assolutamente...
Riprovevole, lo so. Ma son fatto così.
Cazzate. Nessuno “è fatto così”. E’ solo che...
Che?
E’ che non hai voglia di cambiare.
SCUSA?
E’ inutile che ti incazzi. Le cose stanno ESATTAMENTE così.
Ma pensa te.
Guarda che sei tu che dici sempre “le cose basta farle” Ora, lo so che quando lo devi dire e basta è facile, farlo in prima persona sarebbe però un bel gesto. Mica per gli altri, per te.
Eh grazie.
Riesci a dire anche cose intelligenti, stasera?
Oh, senti, lo sai che quando hai ragione mi sento in imbarazzo.
Si, vabbè, ho capito.
Guarda che dico davvero.
E allora svegliati e fai qualcosa.
La fai un po’ troppo facile.
O sei tu che la fai troppo difficile?
Touchè.
Ecco, allora svegliati.
Domani.
Come domani?
Eh, domani. Oggi è la mia ultima giornata libera.
Ok, accordato. Però domani... promesso?
...
Promesso?
Vaffanculo!
Prometti, bastardo.
Promesso. Sei contento, adesso?
Si, molto.
Ecco, bravo. Adesso lasciami da solo.
Che c’hai, sei stanco?
Si, devo pensare. Da solo. Con calma.
Ok, allora ti lascio. Ci vediamo dopo. Ciao, Lillo.
Ciao, Lillo, a dopo.


E’ che a me sta sul cazzo compiere 30 anni domani!

17 ottobre 2007

Memorabilia parte 1


*televisore acceso, schermata in bianco e nero. Una bellissima bionda/rossa/mora (a seconda dei gusti) inquadrata a mezzobusto sorregge un foglio di carta e fa finta di saperlo leggere*

“Amici telespettatori, andrà ora in onda “Avrei voluto ma non ho potuto, ed ora mi scazzo – frammenti di cose che magari sì ed invece no”, di e con Lillo. Per gli argomenti trattati, lo scarso uso del congiuntivo e la mancanza di buon gusto, la visione del programma è consigliata solo a chi, stasera, non ha di meglio da fare. Buona serata, ma soprattutto –pausa- buona visione.”

*schermo in dissolvenza. Nero. Assolvenza lentissima. In sottofondo si sente Wind of Change degli Scorpions. Un uomo con una folta chioma, magro ma fisicato abbastanza bene (insomma piacente, ecco), glabro, tatuato, esce dalla doccia, si gira l’asciugamano intorno alla vita ed inizia a camminare per la casa parlando alla telecamera.*

“La cosa che sopporto meno in assoluto quando ho finito la doccia è dovermi asciugare i capelli. Soffro, infatti, del raro morbo del Capello Assolutamente Impettinabile, malattia che mi porta ad andare in giro con cofane di dubbio gusto spacciandole per una scelta di alternatività alla monotonia dei Coiffeur moderni."

*si avvicina allo specchio in bagno mentre si friziona i capelli con un asciugamano*

“Non importa quanto gel, lacca, brillantina, mastice, stucco pece e piume mi metta in testa. Alla fine, i miei magnifici tentacoli castano-biondicci-conunapuntadiscuro vanno sempre e comunque dove gli pare. Ed allora, che fare? Derelitte docet, mantengo una parvenza finto-naturale, muovo i capelli ed inebrio col profumo di balsamo gli astanti, che non possono fare altro che annuire e compiacersi."

*scuote i capelli ad imitare il gesto appena descritto. Un individuo non meglio identificato passa nel retroscena, annusa l’aria, guarda Lillo ed annuisce soddisfatto*

“Ma come mai un rapporto così difficile con i capelli? Eh, per capire questo, bisogna andare indietro nel tempo, fino alla mia più tenera età, quando abitavo con i nonni in mezzo alla campagna più sperduta, e nel mio piccolo cuore di bambino ardeva un desiderio proibito: quello di fare il parrucchiere.

Dovete sapere che il mio povero nonno (quello zoppo) faceva il barbiere di paese, dove per paese intendo un luogo sprofondato nella Bassa più Bassa, dove siamo talmente vicini al livello del mare (ed in alcuni punti anche sotto), che qui giri con il boccaglio. Le zanzare qui non ci sono, perchè le dirottano sempre alla Malpensa per scarsa visibilità: abbiamo la nebbia.
Nel senso che è la nostra moneta di scambio.

Comunque.

Il mio nonno faceva il barbiere; ma mica quei figaccioni che ci sono adesso, che ti pettinano come vuoi tu. Era uno di quelli che ti pettinava come voleva lui, cioè tutti uguali.
Uomini e donne.
Bambini ed anziani.
Di qualunque età, religione ed estrazione sociale.
Nella bottega di mio nonno, tutti errano uguali, non contava un cazzo nessuno. Solo lui, in quell’angolo di cielo, decideva per tutti.
Da ciò, non credo vi stupirete del fatto che la clientela del mio avo constava in vecchietti che venivano in bicicletta, e giovinastri troppo giovinastri per potersi ribellare alla volontà dei genitori.
E tutti uscivano da lì alla stessa maniera: sfumatura alta, un accenno di basetta, riga a tre quarti sulla sinistra.

Ci passavo le giornate in bottega con mio nonno. Mettevo il borotalco nello spruzzino, riempivo d’acqua il vaporizzatore, tiravo con la scopetta per terra per raccogliere i capelli. Ed intanto guardavo mio nonno che ZAC ZAC ZAC, tra un colpo di forbice ed uno di rasoio, creava quello che, solo molti anni dopo, George Lucas avrebbe chiamato in un suo noto film “L’esercito dei Cloni”. Questi non avrebbero attaccato nessuno, ma l’idea di fondo era quella."

*prende uno schiumino da barba, si spalma la crema in faccia, impugna un rasoio ed inizia a radersi, sempre davanti allo specchio*

"Ammiravo mio nonno, in quel momento. Non per la particolare maestria nell’uso di forbice, rasoio e schiumino da barba.
No, l’ammiravo per le sue doti di intrattenimento.
Un buon barbiere è come un buon barista: deve intrattenere i suoi clienti. Deve essere un esemplare di camaleonte sociale, deve capire le personalità, adattarsi, sfigurarsi e ricomporsi, ed essere sempre pronto a dire qualcosa (qualunque cosa) che risulti piacevole/interessante/accattivante per il suo interlocutore.

E lui che sembrava cadere ad ogni passo, nella sua bottega, con la sua gente, volteggiava fra le partite di calcio ed il ciclismo, si ergeva sui più alti pennoni della politica e si ributtava nel mare delle tasse o delle vacanze al mare con la famiglia. Sguazzava fra le corna altrui, si asciugava nei matrimoni e nei fidanzamenti, e si rivestiva dei segreti dei letti e delle carraie.

Il tutto, rigorosamente, in dialetto reggiano, perchè altrimenti non lo capiva nessuno.

Ed io ero lì, in contemplazione di cotanto potere sulle masse, e mi domandavo, nel mio piccolo cervellino di 8 anni mai completamente sviluppato: “Ma come può non piacere questo lavoro?”
Mio nonno era leggiadro, lavorava col sorriso, si divertiva tutto il giorno fra i suoi amici e conoscenti, ed AL CONTEMPO si guadagnava da vivere.
Lavorava in casa sua, mangiava nel suo piatto e dormiva tutte le sere nel suo letto con sua moglie.
Contento.
Rilassato.

Così, nella mia piccola coscienza, si fece largo la voglia , ed un pensiero si accalcò sulle mie sopracciglia, incurvandole in basso."

*ripone il rasoio in un bicchiere sul lavandino, si sciacqua dalla faccia la schiuma residua, e si tampona con un asciugamano rigato*

“Ma se lo fa lui, lo faccio anche io”.

Allora presi mio nonno per una braga, gliela tirai e gli dissi:”Mi insegni?”

Mio nonno mi disse una frase che capii solo MOLTI anni più tardi.

“Eh, nano, an poos mià, sol i soop i pòlen fer i barbeer (Eh, caro, non posso, solo gli sciancati possono fare i barbieri)”.

Invero ci rimasi molto male, ma scartai a priori la possibilità di azzopparmi autonomamente per poi intraprendere la carriera di parrucchiere.
Solo diverso tempo dopo, capii che mio nonno voleva dire una cosa molto semplice, ma che comunque un bambino così piccolo non doveva sentire.

“Non ho potuto fare altro, ma te puoi”.

Purtroppo, non credo abbia mai capito che, per me, aveva già fatto abbastanza.

*allargamento di inquadratura. Lillo si siede su una vecchia poltrona da barbiere rimessa a posto, piazzata in mezzo al bagno. Disteso, si mette l’asciugamano che ha appena usato per asciugarsi la faccia sul volto. Rumore di respiro profondo. In sottofondo, lentamente, si sentono salire i rumori di forbice di una bottega da barbiere ed un vociare confuso ed allegro*

*dissolvenza*

*titoli di coda*

Si ringrazia per la partecipazione:

Me stesso
Mio nonno
I miei sogni a 8 anni
I miei ricordi a 30 anni

Qualsiasi riferimento a fatti o persone realmente esistiti è puramente intenzionale. Se non vi va bene, andate affanculo.

All rights reserved.


Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow share their dreams
With you and me

16 ottobre 2007

Marameo

"Ma pensa te, devo smetterla di fare questa vita, ormai ho un'età... eh, 10 anni iniziano a farsi sentire!"

Magari è l'ultima cosa che è passata per la testa del micio che ho trovato morto ieri sera, in mezzo alla strada, mentre me ne tornavo a casa. Magari gli animali non pensano, ed io sono un pirla. Magari gli animali invece PENSANO, ma io sono pirla lo stesso.

Fatto sta, erano le 2 notte (faccio le ore piccole) e con i fari ho illuminato una sagoma, ahimè, fin troppo familiare.

Mi sono fermato per assicurarmi che magari non fosse ancora vivo, l'ho toccato con una scarpa (per via di evitarmi eventuali unghiate), ma era già ito verso i campi elisi. Allora l'ho raccolto per metterlo a bordo strada, in un campo.

Doveva essere morto da poco, perchè la sensazione agghiacciante di un corpo che si raffredda velocemente è SEMPRE bruttissima da vivere.

L'ho appoggiato in mezzo all'erba e gli ho chiuso gli occhietti con una mano, come si fa con i cristiani. Ed i musulmani. E gli Ebrei. E tutti gli altri, perchè quando crepi, chiunque tu sia, diventi uguale a me.

La botta non ha lasciato segni evidenti sul corpicino, solo è morto con un pezzettino di lingua di fuori, come una pernacchia. Se fosse sopravvissuto, probabilmente l'avrei chiamato Marameo.

Ormai soffro in maniera innaturale per la morte di un animaletto, mentre non riesco a provare la benché minima emozione per qualsiasi disastro capiti all'uomo (inteso come specie). Evidentemente la politica non è l'unica cosa che mi ha stufato, di questo mondo.

Non sto a dire cose retoriche tipo "adottate un cane" e roba così, perchè tanto chi lo doveva fare l'ha già fatto, e chi non l'ha fatto non sa cosa si perde. O magari lo sa e non può, purtroppo.
Non vi dico di non abbandonare mai i vostri animali, perchè lo reputo un gesto sub-umano, e spero che nessuno di voi lo sia.
Non vi dico che non sapevo (e soprattutto non credevo) che si potesse amare un cane, nel senso più puro del termine, finché non ho portato a casa la mia Meraviglia.

Non ve lo dico perchè sono i pareri di uno che non conta, che si è scoperto animalista a quasi trent'anni, che fa il duro in pubblico e poi piange per un micio.

Ma, d'altronde, sono uno che raccoglie i gatti per strada.

Bloggers Unite - Blog Action Day

Miao.

11 ottobre 2007

Prove techiche di sconvivenza

Simoneeeeeeeeeeeeeeeeeeee! Scendi, è ora di cena!
Arrivo, mà, arrivo, finisco due conti e vengo giù.
...
C’è da tagliare del prosciutto.
Vado io, dov’è?
Nel frigo in taverna, nel canovaccio.
Cos’è, lo metti in frigo e poi hai paura che prenda freddo?
*risata*
Ma come sei stupido.
Eh, mamma, buon sangue non mente. A che ora torna papà?
Fra 10 minuti arriva a casa, mi ha chiamato che partiva dalla gelateria 5 minuti fa.
Bau.
Che c’è?
Bau bau.
Eh, sì, bau bau, cosa vuoi? Hai già mangiato, te, adesso tocca a noi.
Bau.
Vabbè, vieni, che rimediamo qualcosa.
Arf.
Non fare l’ingordo. Aspetta che finisco e te ne prendi una fetta anche te.
Bau.
Sì, ho capito, tagliata grossa.
Con chi parli?
Con Bongo, mamma.
Ah, pensavo dicessi a me.
No, dicevo a lui.
Arf.
Ho capito, smettila di sbavare sul pavimento.
Bau.
Eh, lo so che ti fa voglia, però smettila lo stesso, che poi pulisco io. Toh, prendi
*CIOMP*
Bau.
Non c’è di che.
Dai, che c’è già la minestra in tavola, prendi il formaggio prima di sederti.
Arrivo.
Ma sai che sei dimagrito un pò troppo?
Ah sì?
Sì. Eri più in forma l’anno scorso.
Beh, diciamo che avevo una forma, l’anno scorso. Comunque è carino, farmelo notare, davvero.
Beh, cosa ho detto di male? Se non te lo dico io,chi te lo dice.
Effettivamente, lo statuto dei genitori prevede questo diritto.
Appunto.
Niente altro che non va?
Si, dovresti tagliarti i capelli.
Beh, ci stavo pensando l’altro giorno.
Si ma corti.
Hmmm no.
Perché?
Sto rivalutando il capello lungo. A parte la gnagna sul coppino, ovviamente.
Ma non sicapisce di che forma sia la tua testa.
Beh, lo scopo più o meno è quello.
Ah, se pensi di star bene, fai come vuoi.
Mamma, io amo vivere spettinato.
Contento te.
Vabbè ho capito, stasera è così, eh?
Taci che inizia Dr. House.
No cazzo, mamma dai, lo sai che i telefilm con gli ospedali mi fanno specie!
Ah, caro mio, fai come vuoi, mangia alla svelta perché io Dr. House lo voglio vedere.
Ma non ne hai già abbastanza di ospedali, scusa?
Sì, ma almeno qui, le cose finiscono bene.
Ah.
...
Pensi che dovrei ingrassarmi un pò?
Beh, non stai mica male così, però stavi meglio l’anno scorso.
Lo prenderò come un sì.
Prendilo un pò come ti pare, ma non ti offendere mica, che non ho detto niente di male.
Comunicherò al mio ego le tue buone intenzioni, mamma.
Prendi la frutta, va, per favore.
Pronti.
Come va a Judo?
Bene, a parte il fatto che mi faccio ribaltare da bambini grassocci vagamente antropomorfi.
Hai appena iniziato, aspetta un attimo.
Che ti devo dire, è sempre brutto tornare ad essere l’ultima ruota del carro.
Vedi? Se fossi più in forma, non ti faresti ribaltare dai bambini.
Grazie ancora mamma. Sai che anche Erika aveva fatto un discorso così con sua madre, la sera prima?
Scemo. Non dirlo neanche per scherzo.
Ehhhh cosa fai, la drammatica?
No, è che mi fan specie queste cose.
E vabbè, guardati Dr. House, và, che io vado a fare un giro al Pub.
Mi raccomando, bevi.
Scusa?
No, dico, bevi tanta birra, mi raccomando.
Ma sei sicura che non l’hai bevuta tu, la birra?
Si, vabbè, hai capito.
Ci vediamo dopo.
Ciao.
Bau.
Ciao Bongo.
Bau bau.
Anche te? Non mi sbronzo in mezzo alla settimana!
Come dici?
No niente, parlavo con Bongo.
Ho capito, cosa hai detto?
Niente mamma, niente.
Bau.
Eh, ma vaffanculo, guarda che figure mi fai fare.
Bau.
Si tranquillo, torno presto.
Bau.
Anche a te. E occhio alla mamma ed alla nonna.
Bau bau.
Ciao.

Promemoria di Lillo per i prossimi mesi:
- riguadagnare quei maledetti otto chili persi
- tagliarsi la gnagna sul coppino
- prendersi una bella rivincita sui bambini grassocci vagamente antropomorfi

ma soprattutto

- decidersi una buona volta ad andare a vedere quel maledetto appartamento in affitto!


...non sono venuto in motocicletta
non mi sono pettianto con le bombe a mano
non ho messo le dita dentro la spina
non misono lavato con la candeggina.

05 ottobre 2007

C'è genialità nell'aria

http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Truzzi

Io vi prego, vi imploro di andare a fare un giro al link qui sopra.

Sono 20 minuti che rido.

Giusto per darvi un po' di carica per il week end!

03 ottobre 2007

Ma tu guarda

Cari Bloggoni vicini e lontani, vi scrivo per segnalarvi la comparsa di un blogger... uno con delle potenzialità, insomma il classico che a scuola da piccolo gli dicevano "il ragazzo ha le capacità, ma non si impegna".
Quindi, vi imploro di andare a questo indirizzo e incoraggiarlo, fargli le moine, i complimenti, insultarlo (ma con calma perchè è grosso) e soprattutto fare in modo che si renda conto dell'IMMENSO strumento che ha a disposizione (e non partite con le metafore sessuali, perchè del suo strumento io non so nulla e sono ben donde dal volerne sapere, ok?)
Ora, dopo questo inutile sproloquio, vi posto finalmente il link del mio fantastico amico Orso.
Che inizi la fiesta!