17 ottobre 2007

Memorabilia parte 1


*televisore acceso, schermata in bianco e nero. Una bellissima bionda/rossa/mora (a seconda dei gusti) inquadrata a mezzobusto sorregge un foglio di carta e fa finta di saperlo leggere*

“Amici telespettatori, andrà ora in onda “Avrei voluto ma non ho potuto, ed ora mi scazzo – frammenti di cose che magari sì ed invece no”, di e con Lillo. Per gli argomenti trattati, lo scarso uso del congiuntivo e la mancanza di buon gusto, la visione del programma è consigliata solo a chi, stasera, non ha di meglio da fare. Buona serata, ma soprattutto –pausa- buona visione.”

*schermo in dissolvenza. Nero. Assolvenza lentissima. In sottofondo si sente Wind of Change degli Scorpions. Un uomo con una folta chioma, magro ma fisicato abbastanza bene (insomma piacente, ecco), glabro, tatuato, esce dalla doccia, si gira l’asciugamano intorno alla vita ed inizia a camminare per la casa parlando alla telecamera.*

“La cosa che sopporto meno in assoluto quando ho finito la doccia è dovermi asciugare i capelli. Soffro, infatti, del raro morbo del Capello Assolutamente Impettinabile, malattia che mi porta ad andare in giro con cofane di dubbio gusto spacciandole per una scelta di alternatività alla monotonia dei Coiffeur moderni."

*si avvicina allo specchio in bagno mentre si friziona i capelli con un asciugamano*

“Non importa quanto gel, lacca, brillantina, mastice, stucco pece e piume mi metta in testa. Alla fine, i miei magnifici tentacoli castano-biondicci-conunapuntadiscuro vanno sempre e comunque dove gli pare. Ed allora, che fare? Derelitte docet, mantengo una parvenza finto-naturale, muovo i capelli ed inebrio col profumo di balsamo gli astanti, che non possono fare altro che annuire e compiacersi."

*scuote i capelli ad imitare il gesto appena descritto. Un individuo non meglio identificato passa nel retroscena, annusa l’aria, guarda Lillo ed annuisce soddisfatto*

“Ma come mai un rapporto così difficile con i capelli? Eh, per capire questo, bisogna andare indietro nel tempo, fino alla mia più tenera età, quando abitavo con i nonni in mezzo alla campagna più sperduta, e nel mio piccolo cuore di bambino ardeva un desiderio proibito: quello di fare il parrucchiere.

Dovete sapere che il mio povero nonno (quello zoppo) faceva il barbiere di paese, dove per paese intendo un luogo sprofondato nella Bassa più Bassa, dove siamo talmente vicini al livello del mare (ed in alcuni punti anche sotto), che qui giri con il boccaglio. Le zanzare qui non ci sono, perchè le dirottano sempre alla Malpensa per scarsa visibilità: abbiamo la nebbia.
Nel senso che è la nostra moneta di scambio.

Comunque.

Il mio nonno faceva il barbiere; ma mica quei figaccioni che ci sono adesso, che ti pettinano come vuoi tu. Era uno di quelli che ti pettinava come voleva lui, cioè tutti uguali.
Uomini e donne.
Bambini ed anziani.
Di qualunque età, religione ed estrazione sociale.
Nella bottega di mio nonno, tutti errano uguali, non contava un cazzo nessuno. Solo lui, in quell’angolo di cielo, decideva per tutti.
Da ciò, non credo vi stupirete del fatto che la clientela del mio avo constava in vecchietti che venivano in bicicletta, e giovinastri troppo giovinastri per potersi ribellare alla volontà dei genitori.
E tutti uscivano da lì alla stessa maniera: sfumatura alta, un accenno di basetta, riga a tre quarti sulla sinistra.

Ci passavo le giornate in bottega con mio nonno. Mettevo il borotalco nello spruzzino, riempivo d’acqua il vaporizzatore, tiravo con la scopetta per terra per raccogliere i capelli. Ed intanto guardavo mio nonno che ZAC ZAC ZAC, tra un colpo di forbice ed uno di rasoio, creava quello che, solo molti anni dopo, George Lucas avrebbe chiamato in un suo noto film “L’esercito dei Cloni”. Questi non avrebbero attaccato nessuno, ma l’idea di fondo era quella."

*prende uno schiumino da barba, si spalma la crema in faccia, impugna un rasoio ed inizia a radersi, sempre davanti allo specchio*

"Ammiravo mio nonno, in quel momento. Non per la particolare maestria nell’uso di forbice, rasoio e schiumino da barba.
No, l’ammiravo per le sue doti di intrattenimento.
Un buon barbiere è come un buon barista: deve intrattenere i suoi clienti. Deve essere un esemplare di camaleonte sociale, deve capire le personalità, adattarsi, sfigurarsi e ricomporsi, ed essere sempre pronto a dire qualcosa (qualunque cosa) che risulti piacevole/interessante/accattivante per il suo interlocutore.

E lui che sembrava cadere ad ogni passo, nella sua bottega, con la sua gente, volteggiava fra le partite di calcio ed il ciclismo, si ergeva sui più alti pennoni della politica e si ributtava nel mare delle tasse o delle vacanze al mare con la famiglia. Sguazzava fra le corna altrui, si asciugava nei matrimoni e nei fidanzamenti, e si rivestiva dei segreti dei letti e delle carraie.

Il tutto, rigorosamente, in dialetto reggiano, perchè altrimenti non lo capiva nessuno.

Ed io ero lì, in contemplazione di cotanto potere sulle masse, e mi domandavo, nel mio piccolo cervellino di 8 anni mai completamente sviluppato: “Ma come può non piacere questo lavoro?”
Mio nonno era leggiadro, lavorava col sorriso, si divertiva tutto il giorno fra i suoi amici e conoscenti, ed AL CONTEMPO si guadagnava da vivere.
Lavorava in casa sua, mangiava nel suo piatto e dormiva tutte le sere nel suo letto con sua moglie.
Contento.
Rilassato.

Così, nella mia piccola coscienza, si fece largo la voglia , ed un pensiero si accalcò sulle mie sopracciglia, incurvandole in basso."

*ripone il rasoio in un bicchiere sul lavandino, si sciacqua dalla faccia la schiuma residua, e si tampona con un asciugamano rigato*

“Ma se lo fa lui, lo faccio anche io”.

Allora presi mio nonno per una braga, gliela tirai e gli dissi:”Mi insegni?”

Mio nonno mi disse una frase che capii solo MOLTI anni più tardi.

“Eh, nano, an poos mià, sol i soop i pòlen fer i barbeer (Eh, caro, non posso, solo gli sciancati possono fare i barbieri)”.

Invero ci rimasi molto male, ma scartai a priori la possibilità di azzopparmi autonomamente per poi intraprendere la carriera di parrucchiere.
Solo diverso tempo dopo, capii che mio nonno voleva dire una cosa molto semplice, ma che comunque un bambino così piccolo non doveva sentire.

“Non ho potuto fare altro, ma te puoi”.

Purtroppo, non credo abbia mai capito che, per me, aveva già fatto abbastanza.

*allargamento di inquadratura. Lillo si siede su una vecchia poltrona da barbiere rimessa a posto, piazzata in mezzo al bagno. Disteso, si mette l’asciugamano che ha appena usato per asciugarsi la faccia sul volto. Rumore di respiro profondo. In sottofondo, lentamente, si sentono salire i rumori di forbice di una bottega da barbiere ed un vociare confuso ed allegro*

*dissolvenza*

*titoli di coda*

Si ringrazia per la partecipazione:

Me stesso
Mio nonno
I miei sogni a 8 anni
I miei ricordi a 30 anni

Qualsiasi riferimento a fatti o persone realmente esistiti è puramente intenzionale. Se non vi va bene, andate affanculo.

All rights reserved.


Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow share their dreams
With you and me

9 commenti:

LaEmy ha detto...

che belli i ricordi..
io non mai avuto un nonno... chissà come sarebbe stato... boh! non potrò mai saperlo! tieniti stretti i ricordi!!

Marco ha detto...

Il barbiere che faceva come voleva lui effettivamente è un ricordo, ma molto bello!!!

Lillo ha detto...

@emy: belli sì, il problema è a volte lo sono troppo. Ma è meglio avere avuto che aver da avere.

@Marco: ma ti rendi conto della bellezza di questa cosa? si assolutamente :D

Vale ha detto...

Ma Lillo, hai un talento particolare nell'evocare i ricordi. E sono seria.
Vale

Lillo ha detto...

@Vale: grazie, madamigella, i vostri apprezzamenti sono sempre bene accetti :D

Callista ha detto...

Lo scuotimento di capelli con aria di sufficienza ti è venuto meravigliosamente.
Per il resto, splendido post.
baci

Lillo ha detto...

Oh mio Dio! il mio gesto riconosciuto come DEGNO dalla divinità della chima fluttuante in persona!

Io vi dico, questo è un grande giorno!

roberta82 ha detto...

SEmpre splendidi i tuoi post!!!! P.S. A me il look "foresta", un pò selvaggio, piace....
^___^

Queenice ha detto...

che bello mi sono emozionata...anch'io ho dei ricordi simili ma ...la nebbia che c'e' anche da me...e li tiene nascosti.
ciao Lillo!