22 dicembre 2008

Errare è umano

L'ho rifatto. L'unica cosa che posso fare, a questo unto, è chiedere come regalo a Babbo Natale che non succeda più.
L'ho rifatto, non uguale, ma cambiava poco.
L'ho rifatto. E sto male.

09 dicembre 2008

Quando è troppo, è troppo

Venerdì 28 Novembre è stato il mio ultimo giorno di lavoro.
Che fino ad oggi (diciamocelo) ho cazzeggiato un po’, mi son fatto i fattacci miei, ho ripulito la camera, e tutte quelle cose lì.

Però, il punto non è questo. No, il punto è che Venerdì, appunto, nevicava, e veniva giù proprio bene, che ci ho messo un pochino ad arrivare a casa.
Ma neanche questo è il punto.

Il fatto è che, prima di spegnere le luci, chiudermi la porta alle spalle e lasciare il parcheggio per l’ultima volta, ho fatto quello che facevo di solito prima di incamminarmi verso il mio paesello: sono andato a fare la cacca.

E uno dice:”E chissenefrega no?”

No, perché non è neanche questo il punto.

Vedete, nel bagno dell’Azienda (*inchino rituale*) in cui lavoravo c’è uno di quei mobili strani, bianchi, tipo spogliatoi da ospedale, con un’anta apribile sopra, una sotto, e con un cassetto in mezzo, con i pomelli cromati. Si, quelli che son sempre sbilenchi, anche se cerchi di spessorarli.

Ecco, in bagno c’è uno di quei mobili lì, e tre anni fa, quando sono arrivato e sono andato in bagno per la prima volta, ho scoperto che quel mobiletto lì, posto strategicamente di fronte al water, in realtà non è nient’altro che il ripostiglio della carta igienica.

Sì, era pieno imballato di carta igienica. Una roba che hanno abbattuto un quarto d’Amazzonia per fare tutta quella carta da culo lì. Ma non è il punto. No, neanche questo.

“E quando vuoi che finisca, porco cane, tutta sta carta”, pensavo.

E invece, Venerdì sera, apro l’armadio al termine della, ehm, funzione, e mi ritrovo a fissare un mobile tristemente vuoto. Niet, niente, nada, il vuoto, the void, l’assenza di materia. Meno male che c’erano rimasti 5-6 strappi nel rotolino sopra il termo.

Ecco. E’ questo. E’ proprio qui, il nocciolo della faccenda. Ed il mio rammarico è stato capirlo solo mentre chiudevo la porta e giravo la chiave nella serratura. Meglio tardi che mai.

Già, perché anche se nevicava, c’era un freddo cane e c’ho messo molto per tornare a casa, il punto è che non hanno più niente, lì, per pulirsi il culo, e la cosa mi ha tenuto allegro per tutto il tragitto.

Baci,
-L.

P.S.
Ho già iniziato a scartabellare per trovarmi un impiego. Credo che imprenderò in proprio, sto giro, giusto per fare un tentativo, che Pappina (anzi) la Pappina c’ha ragione, che io come dipendente sono un po’ troppo, ecco, autonomo nei ragionamenti e nei discorsi.

25 novembre 2008

Spalla cotta

Riassunto velocerrimo degli ultimi avvenimenti:

1- è stata una settimana tirata, ma proprio tiratizzima

2- per concluderla in bellezza, mi hanno fatto uscire una spalla venerdì sera ad allenamento, ed ora ho voglia di ammazzare qualcuno (cosa che farò non appena mi sistemo)

3- ieri era il patrono di Reggio Emilia, e quindi sono rimasto a letto per un profetico Lunedì: svegliarsi per abitudine alle 7.15, buttare l’occhio fuori, vedere che nevica e voltare gallone è un gran piacere, va là

4- oggi la spalla mi fa un male bastardo, e mi sa che questa settimana di allenarmi non se ne parla

5- è l’ultima settimana di lavoro, dopodiché cadrò vittima della mia cronica mancanza di fiducia e di soldi

6- ho regalato l’i-Phone ad Elena per il suo compleanno, un agguato curatissimo, che le ha causato (nell’ordine) stupore, sorpresa, felicità, imbarazzo, bacio (che era poi anche ora)

7- come direbbe la Pappina, 7 è un buon numero per finire.

Baci,
-L.

18 novembre 2008

TOP 5 - Le cinque canzoni che canti a squarciagola sotto la doccia

5- Rasputin – Boney M

4- Il Bombarolo – De Andrè

3- You shook me all night long - AC/DC

2- Mexico – James Taylor

1- Maledetta Primavera – Loretta Goggi

14 novembre 2008

Stanotte ho fatto un sogno.

Che detta così, può voler dire tutto e niente.
Ma se il tutto è poco, allora non c’è tanta differenza. E quindi non conta.

Stanotte ho fatto un sogno.

Un sogno che speravo di non fare. “Allora è un incubo”, dirai.
No, è un sogno che non volevo fare. Svegliarsi dopo, quello è l’incubo.

Stanotte ho fatto un sogno.

Un sogno semplice, lineare, timido. Pieno di me e di come sono.
O di come sogno di essere.

Stanotte ho fatto un sogno.

Un sogno bello, ma bello bello.
Talmente bello che spero di non farne mai più.

10 novembre 2008

Corri corri

Sto veramente correndo come un disperato a destra e sinistra.

Forse c’è una lucina in fondo al tunnel, sperèm! Intanto il mio muovermi continuamente inizia a dare i suoi frutti, almeno un pochino.

Dai che ci salto fuori.

Così posso anche scriverVi tutto…

Baci.

05 novembre 2008

Serate gagliarde

Effettivamente si può dire che ieri sera abbia esagerato. E vabbè.

Stamattina il mondo non è propriamente splendido, però ne valeva la pena mille millllioni di volte.

Poi mi sveglio (in ritardo ver-go-gno-so), accendo la radio in macchina e mi ritrovo questa notizia…

Che dire?

GO OBAMA GO!

E continuiamo a pensare a come mantenermi dopo il 30 Novembre…

28 ottobre 2008

Errori Madornali

Che stamattina, prima di iniziare a lavorare, ho pensato di dare un’occhiata al Blog.

Che stamattina, vuoi che ieri mi han gonfiato di botte ad allenamento, sono un po’ distratto.

Che stamattina, insomma, ho sbagliato a scrivere l’URL, ed ho invertito due lettere.

Che stamattina, porcazza puttanazza porcazza, che stamattina per poco mi viene un accidente.

http://www.lillorules.blogpsot.com

22 ottobre 2008

Mal-anni di stagione

Nel parco giochi della mia vita, le attrazioni le ho viste QUASI tutte.
Non per mia volontà, eh: mi ci hanno sempre portato, per mano, perchè io la vita mica c'avevo tutta sta voglia di esplorarla. Io me ne sarei pure rimasto all'ingresso, con i pop-corn in mano, a guardare gli altri che si divertivano. Che alla fine mi divertivo anche io.
Ma no.
C'era quella che mi ha portato in sala giochi: lucine colorate, suoni sintetizzati, una vita che non è la tua, usa e getta come un gettone, veloce come una partita al Pac-Man.
Che se sei bravo scrivi il tuo nome fra i record del punteggio, ma alla fine uno che ti passa davanti lo trovi sempre.
C'era quello che mi ha portato su tagadà: giri a mille, salti quando non devi, rischi di volare fuori. Se ti va bene ti fermi appena prima, e capisci che è meglio far con più calma, o addirittura scendere. Purtroppo, non tutti lo fanno.
C'era quello che mi ha portato al punching-ball: a tirar pugni con tanto ne hai ad una palla di gomma. Inutile spiegargli che il problema non è tanto darli, i colpi, ma incassarli. Ma credo abbia imparato da sé.
C'era quella che mi ha portato sui dischi volanti: insieme siamo andati veramente in alto, in altissimo, talmente in alto che, quando siamo tornati giù, non mi sembrava neanche lo stesso posto. Ed infatti non lo era.
C'era quello che mi ha portato al tiro a segno: mai avuto mira, io, come testimoniano i miei occhiali. Per cui, per lui il primo premio, per me quello di consolazione. L'ennesimo per non aver centrato il bersaglio.
C'era quella che mi ha portato sulla ruota panoramica, dove ho capito che certa gente è bella solo da lontano.
Da tutto questo, ho imparato una grande cosa: che devo smetterla di farmi portare in giro. Già, è ora che mi scelga da solo le giostre.
Per cui, vecchio, ti avverto: se provi a far diventare la mia vita un autoscontro, la tua diventerà un calcinculo.
Cheers, mates!
-L.

15 ottobre 2008

TOP 5 - I cinque momenti della vita che ti fanno pensare "che cazzo ci faccio qui?"

5- guardando lo schermo del computer in ufficio, pensi al tuo lavoro.


4- guardando il tuo enorme compagno di allenamento che si infila i guantoni, pensi alla tua incolumità.


3- guardando una BMW gigante all’interno di un salone, pensi alla soddisfazione di tuo padre quando ti ha comprato la tua prima scassatissima macchina.


2- guardando al cinema l’ennesima commedia americana per famiglie, pensi che stasera ridavano “Il Padrino” (il primo, Cristo!) in seconda serata.


1- guardando la tua pinta di Guinness mezza vuota, seduto al bancone, pensi alla tua dolcissima Metà a casa sotto le coperte.

Baci,

-L.

14 ottobre 2008

E io 'petto 'petto.

Purtroppo, la vita non è sempre quella che uno vorrebbe. Ogni tanto capita che le Disgrazie (notare la D maiuscola) si ammucchino fitte fitte, e non ci si possa fare proprio niente se non aspettare, e sperare che prima o poi vada meglio.

Perciò, son qui che aspetto di riprendermi. E aspetto che anche tu ti riprenda, con calma, col tempo che ci vuole, senza fretta e senza costrizioni. I ritmi li fai tu, mica io; anzi, posso solo star lì ed aspettare le tue decisioni, sentire i tuoi bisogni, e far tutte quelle cose che una persona decente dovrebbe fare.

E, fra parentesi, sperare di far la cosa giusta.

Anche se non sono un marcantonio, la mia piccola vita mi ha costretto a munirmi di spalle belle larghe da molto tempo, e non solo per sopportare i miei fardelli, ma anche quelli degli altri. E probabilmente il tuo sarebbe l’unico che porterei volentieri, se potessi.

E non importa se, come al solito, sto cercando di fare millemillllioni di cose tutte in una volta, come cambiare lavoro, trovare l’indipendenza, smettere di fumare –again- e salvare il mondo: perché se non riesco a fare felice l’unica persona del pianeta di cui mi interessa sul serio, allora sono solamente un fallito di prima categoria.

Waiting for you.

-L.

Belli miei, ho recuperato un po’ dell’equilibrio che mi era venuto meno. Nel frattempo mi sono infilato in un paio di casini tutti miei e belli complicati, specialmente per uno che ha trent’anni, ma come al solito metterò su la mia faccia di bronzo migliore e vedrò di uscirne con un sorriso da fare invidia al Cavaliere.

Cheers. It’s the only thing you can do.

03 ottobre 2008

Salve

Ciao a tutti, scusate se vado e vengo ma, attualmente, la faccenda ha buttato in merda a livelli stratosferici.
Prometto che mi faccio vivo da Voi, cari Voi, però portate pazienza, che adesso la vita non è proprio di quella bellezza fulminante.

Baci,
-L.

17 settembre 2008

Colpo di fulmine

On Air: Thunderstruck – AC/DC

*un uomo corre in mezzo alla pioggia battente, raggiungendo una macchina, e vi sale a bordo. Avvia il motore, accende i fari, si immette in strada e guida parlando verso la telecamera*

“Qui nella bassa ci sono un sacco di posti strani. Ogni bar, ogni osteria, ha i suoi volti e le sue figure storiche, i suoi mobili e le sue vetrine, le sue scritte sui muri ed i suoi liquori illegali. Una terra di confine che certi cantanti folk ci scriverebbero su canzoni per vent’anni. E qualcuno, effettivamente, l’ha fatto.

“Noi bambini grandi di oggi ci siam cresciuti dentro, a sti’ posti, popolati di gente strana, a volte pessima, di fumo e di tavoli da biliardo. Vigliacco quella volta che c’era un mazzo di carte per fare una briscola, e se lo trovavi:

a) lo stava usando il solito gruppo di vecchietti che intavolavano tutti i fottuti giorni un torneo triangolare con eliminazione all’italiana, conteggio dei punti in media inglese, e dichiarazione dei vincitori tramite l’interpolazione lineare di Ogino-Knaus, oppure

b) ci mancava regolarmente una (e mai più di una) carta.

“Allora ti mettevi a giocare ai videogiochi, che da noi arrivavano sempre un po’ di tempo dopo, rispetto alla città, ma roba di poco: un lustro o due. Cioè, mentre il mondo civilizzato si destreggiava ad Arkanoid o Super Mario Bros, noi eravamo ancora ad Asteroids e Space Invaders. Nei bar migliori c’era addirittura Pac Man, ma era sempre imballato, quindi non se ne parlava nemmeno”.

*inchioda improvvisamente in mezzo alla strada. Un gatto attraversa tranquillamente la carreggiata, e salta con un gesto aggraziato oltre una siepe. Bestemmiando con lo sguardo, inserisce la prima e riparte*

“Ad un certo punto della tua vita, e cioè con l’avvento di quel miracolo burocratico chiamato patente, riesci (coadiuvato dagli amici più volenterosi e disponenti del suddetto documento) ad allontanarti da quella tana di vizi, ma conservi nel tuo background tutta una inimitabile rastrelliera di bestemmie, parolacce, imprecazioni ed insulti che tante volte ti tornano utili, nei momenti difficili. Ed inizi a scoprire che esistono anche locali frequentati dalle ragazze (OH MIO DIO MA C’E’ UNA DONNA QUI DENTRO!), bevande diverse dal “bianchino da mille lire”, carte differenti da quelle da scopa. Addirittura esistono fogli per segnare i punti che non siano sponsorizzati dall’elettrauto del paese. E scopri una figura mitologica, fino ad allora ignota, che segnerà per sempre la tua esistenza: la cameriera”.

*mette fuori la freccia e si infila in una stretta viuzza di campagna*

“E così inizi a girare per tutta la vallata, cercando di rimediare qualcosa per passare la serata, indifferentemente dal fatto che si tratti di una donna o di una sbronza atomica (o, a volte, entrambe). Conosci gente, conosci posti, vedi cose, ti muovi; inizi ad accumulare numeri di telefono, bigliettini nel portafogli ed un valore di transaminasi non proprio congruo con quello massimo segnalato sugli esami del sangue. I tuoi amici patentati ti mostrano quali sono le strade basse da percorrere quando sei un po’ alticcio e non vuoi farti tanare dagli sbirri, anche se a distanza di anni capirai nella peggiore delle maniere che non si guida da ubriachi.

“E un bel giorno compi 18 anni. Cazzo, sei maggiorenne. Niente più scazzottate a cuor leggero, che adesso sei penalmente perseguibile in maniera pesante. Niente più coglionate da ragazzino, perché ormai non lo sei più (nella tua testa, almeno). Però.

“Eh, però. Però, il compleanno della maggiore età, non lo festeggi in maniera decorosa?”

*passa di fianco ad una casa sul cui ponte di entrata è legato un mazzolino di fiori e, appena sotto, sta appoggiato un bicchiere di birra vuoto. Alza la mano in segno di saluto*

“Ed allora uno dei tuoi amici ti fa: stasera ti portiamo in un posto dove non sei stato mai, anche se è qui vicino; e tu fai: ma com’è sto posto? perché stasera voglio fare una festa grossa, ma grossa grossa.

“Beh, ti dice lui, non è proprio come gli altri, è un po’ strano, ma vedrai che ti piace. E allora, dico io, com’è che non mi ci avete portato prima?

*mette fuori la freccia ed entra in un parcheggino molto piccolo. Sistema la macchina, spegne il motore ed i fari, ed esce. Piove ancora*

“Perché lo abbiamo conservato per il tuo diciottesimo compleanno”.

“Beh, a questo punto della mia vita, a poco più di un mese dal mio trentunesimo anno di età, messo come sono messo, di ringraziamenti posso farne veramente pochi. Ma uno, grande, enorme, va sicuramente ad Arte, Ceres, Mario ed il Ciccio, perché quel Lunedì 23 Ottobre 1995 mi trascinarono, in una notte piovosa come questa, sotto i lampi ed i fulmini, in questo posto perso nelle nebbie, che se non sai dove guardare lo scambi per un distributore di benzina, dove la Guinness è buona come un bacio della mamma e la gente è vera come una stretta di mano.

“Posso ringraziare anche Lolla, Erika e Wally per ogni birra che mi hanno spinato, ma ci metterei troppo. Posso ringraziare Sgnavra per quella terribile notte in cui mi ha fatto bere perché era necessario. Vorrei ringraziare Macchinone per quella sbronza prima dell’ultimo esame dell’università, ma non posso più. Ringrazio Mattia perché mi ha voluto bene per come ero, e me ne vuole per come sono diventato. Ringrazio Iaures per quella spalla dove piangere, quando non ne potevo più.

“Ringrazio tutti quelli che ho conosciuto, che sono troppi, veramente troppi per nominarli tutti, perché mi hanno dato una Casa. Un posto dove stare”.

*alza la testa verso il cielo, ed allarga le braccia sotto la pioggia. L’inquadratura si allarga e gli passa alle spalle. Davanti a lui, su un cartello verde, una scritta titoleggia “The Shannon Irish Pub” in giallo*

“E ringrazio il cielo perché, in una notte schifosa come questa, anche io ho un posto dove andare”.


Sound of the drums
Beatin’ in my heart
The thunder of guns
Tore me apart
You’ve been – Thunderstruck

P.S.: ma, mai capirete quanto un uomo possa arrivare ad amare un luogo. Perché non è solo un luogo, è una situazione. Chevvelodicoaffà.

Baci,
-L.

16 settembre 2008

Fiat Lux

La settimana scorsa (o giù di li) stavo constatando con nonmiricordoassolutamentechi del come mai quella mente geniale di Lapo (perché, volenti o nolenti, per il marketing è un genio), non abbia ancora pensato a fare un modello di Fiat chiamato Lux. Vabbè, ho appena trovato un altro lavoro.

Giusto giusto stamattina ho comunicato al Capo Supremissimo (inchino di rito) che me ne vado dall’azienda. Notizia accolta con stupore (loro). Stupore (loro) accolto con stupore (mio). Insomma, stupefacente.

Adesso mi si apre un nuovo interrogativo: che cosa farò? (si qualche cosa farò, qualche cosa di sicuro io faròòòòòòòòò, piangeròòòòòòò tanatanatanatana). Adesso vediamo, per ora l’orizzonte è abbastanza nebuloso, but it can’t rain all the time, giusto? Sperém.

Mi è appena arrivato il ciondolino che ho ordinato: uno splendido tirapugni in argento, dimensioni 3x1,5 cm, una ficata pazzesca. Adesso parte la ricerca matta und disperatissima della catenina adatta a portarlo. Son problemi.

Oh, me l’avevano detto che i trent’anni sono un gran casino, ma pensavo ad una roba più introspettiva.

Baci,
-L.

12 settembre 2008

Bei momenti, ma belli davvero

Bene, presa la decisione, sto organizzando una risoluzione del conflitto che colpisca il meno possibile le parti non coinvolte direttamente.

Sono sempre brutti momenti, anche se di lavoro si tratta, perché inevitabilmente qualche simpatia, qualche legame si crea per forza, e reciderlo mi fa un po’ tristezza.

E poi, diGiamolo, ricominciare da capo è sempre una bella rottura di cazzo.

“Dai Lillo, morto un Papa se ne fa un altro!”
“Errare è umano, perseverare è diabolico”.
“E allora cosa fai, smetti di lavorare del tutto?”
“Non parlavo del lavoro. Parlavo del Papa”.

Forza Sabina!

Baci,
-L.

08 settembre 2008

Aridaje

Dio santo che casino. E probabilmente domani peggiorerà.
Eccazzo.
Non può piovere per sempre.

03 settembre 2008

Brivido Terrore Raccapriccio

Ci sono momenti strani, nella mia vita.

Momenti di una bellezza cristallina, limpida, talmente facili e piacevoli che ti sembra quasi che valga la pena stare al mondo.

Poi ci sono attimi terrificanti, che ti vien voglia di fermare il primo tizio che ti guarda male per strada (o almeno qualcuno che TU sospetti ti abbia guardato male) per dargli una vagonata di mazzate, così, giusto per rovinare qualcosa.

Ed infine ci sono i momenti peggiori. Quelli che veramente non sopporto. No, sul serio.
Sono le indeterminazioni. I momenti di dubbio. I giorni passati ad aspettare una risposta, un input, un segno. Un benestare del Capo, tipo.

Elena, Santissima Donna, mi dice che sono io che sono pessimista, mi dice. E può pure essere che abbia ragione.

Però a me questa indeterminazione mi (lo so che sto “mi” non ci va, ma fa da rafforzativo) fa star malissimo. Fisicamente, sul serio, mi fa male la pancia. Le viscere. Tutto.

Eppure sono qui, e non posso farci niente. Preferisco giornate intere di mal di pancia, a quell’attimo di puro terrore, di assoluta paura, a quel fremito che mi pervade in queste giornate dubbiose, mentre stringo le natiche scosse dal bisogno di sedersi sulla tazza del water.

Perché in questi giorni, e non me lo toglie dalla testa nessuno, so che appena mi calo i pantaloni, qualcuno compare da dietro e me lo appizza al culo.

29 agosto 2008

I dubbi di Lillo

Se la Fabbrica Italiana Automobili Torino si chiama FIAT, perchè la Federazione Italiana Consorzi Agrari si chiama Federconsorzi?

25 agosto 2008

Ullalla

Salve a Voi, son tornato.
Più tardi aggiorno la faccenda.
Intanto, buona giornata.
-L.

06 agosto 2008

So long and thanks for all the shoes

... cantavano i NOFX.
Io non sono un cantante, e quindi mi limito ad augurarvi un buon proseguimento, visto che il qui presente Lillo vi dà di tacco per qualche tempo (ergo, vado in ferie).
Ci si vede.

05 agosto 2008

Quando è destino

Ho appena scoperto che una delle 2 Luci's Angel (le due mentecatte che vanno in giro poco vestite a fare le inviate per quel programmone di Lucignolo) si chiama Lisa Dalla Via.
Praticamente una sentenza.

04 agosto 2008

Aiuto

Ci son certi giorni che uno, dice, alla fine, uno farebbe proprio meglio a rimanere a letto.

30 luglio 2008

200 Db

On Air: In the city – Joe Walsh

Siamo a metà. A metà della fottuta Festa, ed io sono già morto di sonno, spezzato nello spirito, nel fisico e nell’anima.
Insomma tutto come al solito. Però fa piacere che, visto l’andazzo della prima settimana, c’è già chi canta vittoria; ovviamente, noi no.

…per me è fatta solo quando saremo arrivati…

Quest’anno è stata dura, all’inizio. I vecchietti iniziano a morire, e ci è toccato fare un sacco di roba in più, rispetto all’anno scorso: in pratica, l’abbiamo montata da capo a piedi, sta’ Festa. Qualcuno diceva che non ce l’avremmo mai fatta, e per la verità anche io non ero molto fiducioso.
Ma non si poteva permettere di mandare a banane una cosa così bella, così grande, un’occasione così, che sai poi quando ti ricapita?

…io mi incazzo a vedere le cose sprecate…

Ed allora, lemme lemme, ci siamo messi lì, un week end alla volta (che noi si lavora tutti, eh, a parte qualcuno che, diosolosacome, è in ferie), ci siamo smazzati ben bene ed abbiamo radunato il radunabile, costruito il costruibile e eretto edificabile (cioè tutto). Ci sono stati rivoluzioni, cambiamenti, adattamenti, discussioni, liti, malcontento, critiche.

…adesso prendo quel bastone, te lo infilo in culo e ti sventolo come una bandiera…

Però adesso tutti muti. Tutti zitti. Tutti.
Perché sta andando bene, anzi, benissimo, anche se una sera l’abbiamo buttata nel cesso perché grandinava.
Ma a noi, in fondo, non ci è mai fregato particolarmente di quello che dicevano. Lo sapevamo che era la direzione giusta. Lo sapeva soprattutto chi l’ha pensata, chi ha organizzato i ristoranti, chi ha fatto i rifornimenti, chi ha lavorato con il cervello e non solo con le mani. Chi c’ha creduto.
Lo sapevamo noi, che ci troviamo ogni sera a metter su la musica, a dare una mano al service ed ai concerti, a spinare birra, fare caffè, grigliare la carne e le bruschette, a fare festa alla fine della serata, a bere fino a mattina insieme a chi rimane (cioè tutti), a svegliarsi un’ora dopo per andare al lavoro con la faccia di chi è appena sfuggito ad un Alien.
E tutti gli anni si ripetono gli stessi rituali di accoppiamento, le stesse risse con i delinquentelli del paese, le solite sbronze ciclopiche. Che uno, dopo un po’, si domanda che cosa ci lavora a fare in mezzo a tutto sto schifo.

…tu fai solo parte di quello che mi è capitato stasera, ed è tutto merda…

Eppure tutti gli anni siamo di più. Gente che va ma soprattutto gente che viene, che torna, che si affeziona a noi ed al nostro mucchio di polvere in mezzo alla Bassa Reggiana. Alle nostre facce macilente, ai cappelli di paglia ed alle ciabatte infradito; alle birre offerte ed alle sigarette rubate.
Ai baci, agli ammmori estivi, ai pianti dei ricordi, agli amici che non ci sono più, alle partite di calcetto, a quel cazzo di frisbi (ai spich inglisc veri uell) di Diego, alle magliette di Manu lavate insieme ai burrazzi, ad Elena che è lontana (troppo lontana) da dove lavoro io, alle verruche del Captain.
Le magliette di Ino, la bici di Marcello, la griglia del Liga, il casco di Wally, i sorrisi della Ali e della Manu.
I maleducati alla cassa, i rompicoglioni al bar, gli skin sbronzi che fanno dei danni ma poi ti salvano le chiappe. E quel terribile silenzio, opprimente, perché in sottofondo manca una risata. Una risata importante.
La birra artigianale di Zivo, il frigo che non raffredda una cippa, il limoncino che finisce ogni tre per due, le macchine del caffè del 15-18.
L’Erika e la Tania che si offrono per il bar, Michi che racconta dell’Irlanda.
Perché come noi, purtroppo o per fortuna, non ce ne sono tanti.

Ed alla fine della Festa, come tutti gli anni, quando i riflettori si spegneranno e rimarrà solo il canto delle cicale ed il chiarore delle stelle, noi saremo ancora in mezzo alla polvere, a guardare la nostra baracca, e nella quiete della notte qualcuno lo dirà, come sempre.

Guardate che posto di merda. Ed abbiamo combattuto tutta la notte per tornarci.

It’s survival in the city
When you live from day to day
City streets don’t have much pity
When you’re down, that’s where you stay

28 luglio 2008

Santiddio

Sono veramente momenti complicati, nella vita di un uomo.

25 luglio 2008

Stranitudini

Perché se uno lavora tutto il giorno, torna a casa e si cambia al volo (senza mangiare e senza fare la pipì), e poi corre a servire ad una festa di paese, già normale normale non lo è.

Ma se poi sta lì a lavorare fino alle 4.00 della mattina, il giorno dopo si alza per tornare a lavorare, ed ha il coraggio di essere felice, beh, qui siamo veramente messi male.

Ma, d’altro canto, la mia dolcissima Elena me lo dice sempre: “Ti amo come se fossi normale”.

E son cose.

17 luglio 2008

Sacrificio

A te che mi guardi strano.
Che mi sorridi beffardo.
Che mi deridi quando credi che non senta.

“Paghi per prendere delle botte”, mi dici.
“Tanto per strada poi non conta niente”, sostieni, quasi a giustificarti.
“Se vuoi te le do io a gratis”, affermi.

A te, che parli ma non capisci. Non perché sei stupido, no.
Solo perché non vuoi.

Non vuoi capire che non pago per le botte che prendo, ma per quelle che non prenderò.
Non vuoi sentire che io, in certe situazioni, non mi ci troverò mai, e se mi ci troverò, che ti piaccia e meno, ne uscirò vivo.
Non vuoi credere che, se andassimo veramente in parcheggio, probabilmente quello a prenderle non sarei io, anche se sono 20 chili meno di te.

Perché nel nostro mondo le dimensioni contano, ma contano meno che nel tuo.
A dire il vero, contano, ma solo una: quella del cuore.
Che ti fa fare chilometri e chilometri ogni giorno per entrare in una palestra che puzza di sudore anche appena pulita, con i cessi macchiati di sangue, che non viene via neanche col fuoco. In cui fa freddo d’inverno e caldo d’estate.

Il cuore che ti fa fare un piegamento in più della volta prima, ti fa ignorare il dolore del calcio che hai appena preso, ti fa sorridere e dire “colpa mia” quando il tuo compagno ti fa sanguinare il naso con un destro. Che ti fa alzare da terra dopo che ti ci hanno scaraventato per la centesima volta.

Che ti dà la pazienza di insegnare a quelli appena arrivati, che ti dà l’umiltà di imparare da tutti, SOPRATTUTTO da quelli appena arrivati. Che ti rende entusiasta ogni volta che riesci a fare qualcosa, che ti rende felice (e non invidioso) se un tuo compagno diventa istruttore e tu no.

Che ti dà la forza
di sopportare per l’ennesima volta quelli che ti sbeffeggiano, parlando di cose che neanche conoscono. Anche se poi magari si ricordano la formazione del Porto Torres della stagione 81-82, panchina ed allenatore compresi.

Ma tanto non capirai mai.
Per te, fare a pugni con qualcuno tutti i giorni, e poi andare a bere insieme, non è normale.
Per te un occhio nero è un’onta da affogare nel sangue.
Per te scontrarsi con qualcuno è azzuffarsi.
Per te che non capisci che quello che faccio non è uno sport, è uno stile di vita, sì, anche se non ci credi.

Perché alla fine, non importa quello che credi tu. No, davvero, non mi interessa.
Non mi interessa che tu capisca che finché ridono gli altri, puoi ridere anche tu.

Mi interessa che tu sappia che quando io smetterò di ridere, sarà meglio che anche tu lo faccia.



Dedicato a chi, l’ultima volta, ha riso un po’ troppo. Lui sa.

O almeno spero che sappia. Perché di modi per imparare io ne conosco due.
Il primo è spiegare le cose.
Il secondo è un po’ peggio.

16 luglio 2008

Ah, l'amour...

Non ti piacciono le mie scarpe.
Passi, Amore, ti capisco: certe volte anche io avrei voglia di pestare una cacca, tanto son brutte, ma queste ho.

Il posto dove vivo è troppo incasinato, per te.
Hai ragione, Amore, hai perfettamente ragione, ed è solo colpa mia, che non ho voglia di mettere in ordine.

Il mio materasso è troppo duro, e ti svegli la mattina col mal di collo, e poi sei stanca e di cattivo umore.
Capisco Amore, effettivamente è così, ma ormai la cazzata l’ho fatta, ed un materasso nuovo costa tanti soldini, per cui, almeno, vediamo prima di usare un po’ questo, ti va? ;D

La mia macchina sballanza troppo in curva.
Hai ragione, Amore, lo sento, ondeggia talmente tanto che sembra di stare a Gardaland sulle montagne russe.

I film che guardo ti danno il voltastomaco.
Certo, Amore, certo, ed è per questo che li guardo da solo. Per non farti star male.

Però.

Però, Amore, a tutto c’è un limite. Certe cose nemmeno tu puoi farle.
No, Amore, non dovevi.




Battermi a Tennis sulla Wii appena comprata, Amore no, non si fa.

10 luglio 2008

Dillo al Lillo! - vol.2

A grande richiesta (lo so io di chi, non rompete), torna la rubrica Dillo al Lillo!

Questo proverbio mi è stato suggerito dal buon Mirko Z., a.k.a. Totano, al culmine di un’isolazione paura causa esposizione durante i preparativi per la Festa, mentre sentivamo un frastuono assordante provenire da un’abitazione vicina.

Se i vicini fan schiamazzi, chiama Olindo e Rosa Bazzi!

Direi che può andare.

Baci (e schiamazzi),
-L.

09 luglio 2008

Un pò meno nubi

Vi ringrazio tutti, davvero, per la solidarietà espressa in questo brutto momento. Il fatto è che, come dice sempre il mio amico Orso, "l'ho presa proprio male".
Mi sto rialzando, con calma. Fra poco tornerò ad insozzare le vostre giornate con le mie qualunquaggini (qualunquaggini è molto bello, come termine).
Baci.

28 giugno 2008

Ad invecchiare bisogna esser bravi

On air: England belongs to me - Cock Sparrer
La mensola su cui tengo le foto degli amici morti ormai è piena, ed io mi rifiuto di comprarne una più grande.

Perché gli amici, gli amici quelli veri, quelli che perderli ti fa male da urlare e piangere così forte da avere paura di perdere gli occhi, quelli che ogni volta che vedi una moto te li immagini ancora con il casco ed i guanti in giro in tangenziale, quelli che sei fortunato, tu, a piangere, perché li hai conosciuti, tu, e mica tutti hanno avuto sto’ culo, perché il mondo è molto meno bello senza di loro, quegli amici devono stare al bancone del Pub, non su una fottuta mensola.

Devono stare a bancone con te.

Perché io, Macchinone, avevo voglia di starci altre mille, no altri milioni di sere, al bancone del Pub con te, perché io ci volevo invecchiare con te, maledetto coglione, perché adesso sto piangendo talmente tanto che ho paura di non riuscire a smettere più.

Perché ti voglio talmente bene che mi manchi già e sei morto solo stanotte.

Perché sei stato tanto e non te l’ho mai detto.

Perché le parole non servono, quando il dolore copre tutto.

Perché anche Micca è morto l’anno scorso su una moto, ed io non starò mai più tranquillo, quando vedrò un amico montarci sopra.

Perché Micca è morto l’anno scorso, ma andarlo a trovare non mi è sembrata una buona idea.

Perché continuo a ripetere che ti voglio bene, ed ho paura che sia vero.



*un ragazzo ed una ragazza, a bordo di una Mini gialla, stanno percorrendo una strada di campagna*

Guarda Lillo, due scie di aeroplano in cielo. Dicono portino fortuna. Ne avremmo bisogno.

Non sono due scie di aereoplano.
Ah no?
No. Sono Micca e Macchinone che si rincorrono.


Ciao Macchinone, amico mio, spero che ci sia qualcosa dopo la vita soltanto per rivedere la tua meravigliosa faccia da culo.
No one can take away our memories
England belongs to me

24 giugno 2008

Dubbi, incertezze, perplessità

“Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile”.
(Woody Allen)

E allora io mi domando:

... ma ci sono, o ci faccio?
E son problemi. Problemi seri.

20 giugno 2008

Vediamo come butta

Domattina ore 7.00 (urgh) partenza per Carrara, via fino a Domenica sera. Penso che mi divertirò.

Ma tanto mi diverto sempre, io. L'unico problema è che sono di servizio alla festa dell'ANPI stasera, e non so a che ora riuscirò a vedere il mio amato letto.

Poi.

Sarà meglio prendere urgentemente in considerazione l’ipotesi di tornare ad essere una personcina decente, che ce l’avevo quasi fatta (ma mancava proprio pochino pochino), magari smettendo di sbronzarmi in mezzo alla settimana e ri-smettendo di fumare come un pirla.

Che mi alleno mille millllioni di ore alla settimana e sbatto tutto nel cesso per qualche sigaretta ed un paio di birre di troppo.

Vabbè, vedremo.

Oggi c’è un caldo schifo ed avrei voglia di essere al mare (o in piscina, se proprio), ed invece sono in ufficio ad aggiornare il portale dell’azienda. Non ho acceso il climatizzatore perchè mi girano talmente i cojones che faccio proprio senza.

Sono ancora in attesa di una risposta dal mio capo, inizio a diventare un pò impaziente. Ma proprio un pò, eh, mica troppo. Che non ho tutto quel tempo da perdere, io, visto che l’età e la sclerosi incalzano, e che avrei due sogni mezzi aperti, lì, da portare in fondo.

E mi sta venendo una voglia matta di tatuarmi ancora, ma credo che in casa mia mi accoglierebbero con la smerigliatrice accesa, stavolta. Forse è il caso di cavarsi dal nido, prima.

Ok, post pseudo inutile per tenervi informati della misera condizione del sottoscritto. Baci a tutti (alle donne ci potrebbe pure scappare un pò di lingua, che son sempre belle cose), ci si sente dalle parti di Lunedì.
-L.

16 giugno 2008

E ti pareva

Un bel week-end.
No, proprio un bel week-end.
Devo ammettere che cercare un manuale di Muay Thay su un noto motore di ricerca per Bit Torrent, scaricare il file suddetto, e ritrovarsi con una cartella che contiene i peggio manuali inneggianti alla violenza, è proprio una bella sensazione. Sono rimasto congelato davanti allo schermo.
Mi è toccato andare dai Carabinieri (cosa che ho fatto, direi, solo un'altra volta, avendo ritrovato un borsellino vuoto), il di cui Maresciallo mi ha moooolto gentilmente aiutato a consegnare quanto avevo trovato alla P.P. (Polizia Postale).
E vabbè, navigando capita, uno dice.
Poi. Vado a portare il pane avanzato dall'ultima grigliatona del Parco al canile.
Con grosso sforzo personale riesco a non esplodere in una valle di lacrime.
Prendo la via per uscire, ed a metà strada, al bordo della carreggiata, incrocio un tizio, vestito da cacciatore (cappellino - giacchino senza maniche - stivale) con un fuoristrada, fermo, che sta armeggiando con il collare di un cane, un Breton (quelli bianchi ed arancioni, da caccia, per intenderci).
Faccio qualche metro in macchina, e non mi spiego bene perchè, e volto il culo alla macchina divorato dal sospetto.
Purtroppo per me, e fortunatamente per lui, incrocio dopo neanche un minuto il fuoristrada IN MEZZO AD UNA CURVA; scambio di sguardi torvi fra me ed il conducente. Faccio la curva, e cosa ti vedo? Il cane che rincorre il suddetto fuoristrada.
Lo ha abbandonato a 100 metri dal canile.
Ho ingranato la retromarcia ed ho provato a speronarlo. Dico davvero. Meno male che non l'ho preso, perchè se riusciv a fermarlo erano davvero (ma davvero) solo cazzi suoi.
Lo sono comunque, visto che ho preso la targa e domani lo vado a denunciare.
-L.
P.S.: il cane è tutt'ora al canile di Reggio Emilia, lo ha abbandonato perchè è vecchiotto, e probabilmente non riusciva più a svolgere il suo lavoro di cane da caccia. Bella l'umanità.
Che Dio ti stramaledica, spero che tu non riesca ad arrivare a sera, bastardo.

09 giugno 2008

Ricapito(mbo)liamo

Allora, inizio a fare fatica.
Che come inizio di un post fa pure un pò cacare, che quasi quasi lo ri-inizio.
Ma anche no.

Dicevo. Inizio a fare fatica.
Serie di eventi nefasti:

  • il mio capo (che in realtà è una capa) continua a trattarmi come se fossi un povero rincoglionito. Che lo sono, eh, però sono un rincoglionito con un formidabile gancio destro. Quindi, e lo dico proprio solo per dire, ci mancherebbe, ma dico, io ci starei un pò più attento, a come mi atteggio.

  • E per andare in contro tendenza, visto che mi tratta male, gli ho chiesto l'aumento. Un signor aumento. E adesso vediamo.

  • quell'essere para senziente che una volta chiamavo affettuosamente "mamma" è diventato un tritarifiuti biologico che si nutre di palle pressate (le mie). Devo fuggire. Assolutamente (e qui si spiega in parte perchè ho chiesto l'aumento).

  • mentre facevo il secondo filo al coltello che stavo costruendo, mi è scappata la mano ed ho cacciato nel cesso tutto il mio lavoro delle ultime settimane. Sorvolo sule bestemmie.

  • non ho tempo di allenarmi, la vita mi soffoca. Ecchecazzo.

  • ho paura di non sapere ancora che cazzo di fine farò. Lavorativamente parlando. Porca puttana, a 30 anni c'è gente che ha una famiglia, ed io non so neanche se avrò MAI un lavoro fisso per più di tre anni. Merda.

  • ho -leggermente- ripreso a fumare più del dovuto (prima me ne concedevo un pò nei momenti specialerrimi). Devo riprendere il controllo.

  • la cazzo di estate non arriva.

Ok, dovrebbe esserci tutto. Però:

  • Elena è sempre la donna più bella del mondo.

  • il BdS (Branco di Stronzi) sarà pure un'accozzaglia deforme di umanità senza la minima traccia di buon gusto, ma sono la MIA accozzaglia. Occhio.

Forse ha ragione la Pappina, mi ci vuole un pò di calma. O forse ne sto vivendo troppa.
Però, che fatica.

Baci,
-L.
EDIT: mi accorgo solo ora della valanga di parolacce che ho utilizzato in questo post. Però mi sembra spontanea, come cosa, quindi le lascio.

03 giugno 2008

Eh, toccati, toccati...

I ministri ed i parlamentari Leghisti non si sono presentati ai festeggiamenti in occasione del 2 Giugno. Si sono giustificati con Sua Maestà il Presidente della Repubblica dicendo che "hanno preferito ritrovarsi tutti insieme per rinsaldare, anzi, rifondare il partito"; praticamente sono rimasti a casa e hanno rifatto la Lega.

Eh, occhio, che a farsi troppe leghe, poi si diventa ciechi.
-L.

29 maggio 2008

Ma tu guarda

Oh, ci sono.
Tra un pò vi faccio sapere.
Comunque, sappiate che vi tengo d'occhio!
-L.

28 aprile 2008

Quando c'è la salute

Immancabilmente, mi sono ammalato.
Ero scamapto (miracolosamente) a tutte le influenze, malanni e virus dallo scorso inverno fino ad ora.
Ma dopo una giornata al Museo Cervi, ho dovuto cedere anche io.
Febbre, mal di gola e compagnia briscola.
Vabbè, ci sentiamo quando (ma soprattutto se) mi rimetto.
Baci,
-L.

24 aprile 2008

Cielito lindo

Devo ammettere che sto invecchiando.
Una volta, le serate come quella di ieri me le sarei ingoiate come un bicchierino d’acqua.
E invece stamattina son qui a sbavare sulla tastiera. Ma vabbè, capita.
5 pinte son sempre 5 pinte, cazzo.

Concertone al pub, ieri.
Los Higones (altrimenti detti Fujan e Sgavetti) che si son dilettati con la musica Mariachi. Che quando sei capace di suonare, suoni veramente qualsiasi cosa.
Più di un’ora di concerto, i soliti 30 cialtroni da bancone asserragliati davanti al palco.
Oh, saremo pochi, ma siamo veramente duri come la pietra.

Bellissimo, davvero. Anche Wally che canta Cielito Lindo. Soprattutto Wally.
E mi raccomando, Mercoledì mattina alle 10 tutti davanti al pub, che si parte per fare la Revolucion.

Son queste le serate per cui vale la pena continuare a sudare in sto mondo di merda.

Baci,
-L.

Ay ay ay ay canta y no llores

Porque cantando se alegran
Cielito Lindo, los corazones

21 aprile 2008

Rispondo alla ICE...

Brasato al Barolo.
Non c'è niente che mi risollevi il morale da una giornata di mmmmerda come il brasato al Barolo.
E stica, aggiungo.

18 aprile 2008

Perchè io per la rivoluzione ci son portato

Che mi sembra strano. No, voglio dire, è proprio strano, non è che mi sembra.
E' strano che prendo uno stipendio tale da collocarmi sotto la soglia di povertà (e anche di molto), ma continuo nonostante tutto a lavorare come una bestia, che il mio senso del lavoro gli fa una pippa, la povertà.
E' strano che ho chiesto un cazzo (si ho scritto cazzo) di appuntamento per parlarne con chi di dovere in data 29/02 e devo ancora avere risposta.
E' strano avere responsabilità ed essere quello che in azienda prende meno.
...
E' un pò meno strano il mio senso di rivoluzione sociale. No, sul serio.
Non sono no-global, non sono pacifista. Mai stato e me ne guardo bene, anzi, son rissoso come pochi.
Però.
Però sono una personcina, se vogliamo non furbissima, ma che se ne accorge, di come vanno le cose, si accorge che dopo aaaaanni (Quanto? AAAAAAAnni) c'è gente che non arriva a fine mese. E siamo nel 2008, porca eva, mica nel medioevo (alto).
Che non mi va benissimo sta cosa.
Perchè sono sì stupido, però son creativo. Non come LoStupido, però mi son venute un sacco di idee, negli ultimi anni. Tipo andare via di casa.
Tipo farmi una vita.
E allora? E allora niente, solo che a qualcuno dovevo dirlo, porcazza puttanazza. Che non ce la faccio a tenermelo per me, oh, dopo un pò è dura.
Che poi uno se lo domanda, alla fine:
...
ma l'uomo è lupo, lapa o zazzera de capa?
Buon WE, brava gente.
Agli altri no.
-L.

15 aprile 2008

Ezechiele 25.17

Il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi.
Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti.
E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli.
E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te.

11 aprile 2008

Ommmmm...

On air: Little piece of my heart, Janice Joplin

Che uno dice, ma come cazzo si fa a finire in certe situazioni?
Io, ieri sera, mentre penzolavo da una corda attaccata al muro, con una gamba distesa lungo la parete e l’altra avvinghiata al cavo, tentando di allungare un imprecisato muscolo della gamba, lo pensavo, ecco, come cazzo si fa a finire in certe situazioni.

E mentre una pazza sadica, che gli astanti si ostinavano a definire “insegnante di Yoga” [mentre a me sembrava più un gerarca nazista (e peraltro ne aveva pure l’età) chiudo anche l’altra? ma si và, abbondiamo] parlava con voce FINTAMENTE pacata e diceva:

Tu Lillo vai piano, che è la prima volta che vieni e rischi di farti male”.

Io pensavo: "Ma maledetta stronza, allora evita di farmi abbarbicare contro un muro in spaccata, avvinghiato ad una corda da scalatore, porca eva! "

Come se non bastasse, le due mentecatte che mi hanno trascinato in questa follia (da ieri sera ho smesso di chiamarle amiche), e cioè l’Annina e la Marmo, mi sghignazzavano beatamente in faccia.

Finito il riscaldamento, hanno tentato per tutta sera di farmi piegare all’indietro, in avanti, di lato e di rovesciarmi dal dentro verso il fuori, fin quando, nel mezzo della sequenza finale denominata “Saluto al sole” (così chiamato perché le speranze di vedere l’alba successiva sono minime), questa sciroccata mi urla:

“Forza, VOLATE IN CHATURANGA!”

Dove cazzo devo volare?
Qualcuno ha i biglietti? io devo ancora fare il check-in!

Mi guardo in giro sperduto, e vedo gente lanciarsi (e quando dico lanciarsi, intendo lanciarsi) sul tappetino, in una classica posizione per stiraracchiare il retto addominale. E io cosa faccio, la figura del pirla?

Così, estraendo l’Alabarda Spaziale e gridando “Fletto i muscoli e sono nel vuoto”, mi lancio in Chaturanga pure io!

Che se uno vola in Chaturanga, metà della strada per il Nirvana l’ha percorsa.

Naturalmente, in seguito a tutto questo, oggi ho un mal di schiena pazzesco, ho due lividi larghi un palmo sui fianchi e mi girano pure un pò i coglioni.

Grazie a Dio, ieri sera sono andato al Pub con Elena, dopo la seduta Nazi-Yoga. ho raccontato tutto, e lei rideva. Ehhhh.
E poi mi fa così, beh, se non ti rompe, al prossimo allenamento che fai ti vengo a vedere ma judo no, non lo faccio che ho paura, e poi se ti va, sempre, mi accompagni in palestra che voglio assistere ad una lezione di Pilates?

Oh, se ci vengo. Ti accompagnerei dovunque. Anche all’Inferno.
Ma ti porterei in spalla: il pavimento scotta, lì.


Oh oh take it
Take another little piece of my heart, my baby

09 aprile 2008

SUV-via

Ok, informativa numero 1: la storia del criceto è in realtà il più grosso pesce d’Aprile della storia dell’uomo, dopo l’invasione degli ufo raccontata per radio da (credo) Orson Wells.

Il fatto è che il Capitano raccontommi il suddetto episodio giusto il 2. Lui l’aveva sentito il primo di Aprile. Nessuno di noi (e sottolineo NESSUNO) ci aveva pensato! e la cosa si è diffusa, finché la Santa Tania non ci ha svelato di aver già sentito la storiella in passato (come del resto ha fatto la buona Rompina).

Il Capitano fa mente locale, e tutti (e sottolineo TUUUUTTI) ci accorgiamo della malefatta, ed esplodiamo in una rissata tonante al di fuori del nostro amatissimo pub. Beh, i problemi sono altri.

Settimana ter-ri-fi-can-te. Fra lazzi, mazzi e nervosismi, adesso come adesso vorrei essere a Tenerife, in spiaggia, con in mano un Long Island, mica in ufficio a maledire i colleghi, la Sfiga ed il PPB (pianeta porco bastardo). Oltre al GB (grande bastardo), ovviamente.

Quello che mi sta mettendo la tettoia in giardino, si è presentato a casa mia
a.- ieri con una Porsche Boxter
b.- oggi con un Cayenne, adducendo la scusa “è di mia moglie, ma è più comoda per andare a lavorare”

...

PER ANDARE A LAVORARE COMPRATI UNA PANDA.
Ma io dico, non ho i due per piangere, e questo qui mi dice che usa la vasca da bagno (nomignolo simpatico che si affibbia dalle nostre parti ai SUV) della moglie, del costo approssimativo di un fantastillllione di milllliardi, per andare al lavoro. Col cazzo che lo faccio studiare mio figlio, altroché.

Da stamattina sto litigando con i miei capelli. Hanno ragione loro, che da qualche parte dovranno pure andare, ma io sono di cattivo umore e non mi va bene niente di quello che fanno. Hanno sempre avuto molta pazienza, con me, i miei capelli.

Vado a mangiare uno yogurt, che oggi ho poca fame.

No, la verità è che sto risparmiando per comprarmi anche io il Cayenne.

Baci,
-L.

03 aprile 2008

Altro che Romero

Ieri sera ho avuto la rituale cena dal Liga.
Una robetta che si ripete ogni anno.

La mamma del Liga (quella Santa Donna) tutti gli anni ci prepara un paio di cocci (coccio: s.m., groooooooossa pentola costituita di –appunto- coccio, nel quale si cucinano a fuoco lento pietanze per lo più ipercaloriche, e che minano l’equilibrio del colesterolo di qualsivoglia creatura vivente) di trippa, e ci invita a casa sua per fare una serata a base di Maiale e Lambrusco.

Ieri sera, con mio sommo gaudio, la ricorrenza è appunto ricorsa, e ci siamo trovati in n. 7 loschi individui, nella tavernetta del Liga, a scofanare tutto il ben-di-Dio.

Che è sempre bello. Foss’altro che con tutti quei fagioli, stamattina in camera mia c’era la nebbiolina tipo brughiera a Novembre.
Ma vabbè, sò omo, certe cose posso pure farle.

E ieri sera il Capitano mi ha raccontato questa faccenda, che un suo collega, tornando a casa da un viaggio, si trova il cane in cortile con in bocca il criceto dei vicini (due anziani signori che, per giunta, danno pure una mano a sua moglie mentre lui è in giro per il mondo a lavorare).
E lui, che non ha voglia di litigare con i vicini, glielo lava, glielo asciuga e, lemme lemme, si intrufola nel garage dei suddetti vicini per rimetterglielo nella gabbietta, così da inscenare una morte naturale.

Sorge il problema allorquando (e vai, erano anni che non dicevo allorquando), tornando a casa la sera, si trova l’ambulanza fuori dalla casa dei vicini. Allora il tipo, con la coscienza già sporchissima, si avvicina alla vecchietta per chiedere ragguagli.

Quello con la coscienza sporca: “Signora! Cosa è successo?”
Vecchietta indifesa: “Oh! Ma lei non sa!”
QclCS: “Effettivamente no, infatti son qui a chiederglielo.”
VI: “Ieri sera mio marito è sceso in garage, ed ha trovato il nostro amato criceto nella gabbia, morto, ed ha avuto un malore”:
Vergogna a milllllle milllllioni.
QclCS: “Caspisco, ci era molto affezionato, effettivamente...”.
VI: “Sì, ma il problema non è tanto quello, è che il criceto è morto ieri l’altro e l’avevamo seppellito nell’orto!”.

Ora, io pensavo di pisciarmi sotto.

Ho qualcosa che non va?

01 aprile 2008

Se scopi come parcheggi non mi stupisce che tu sia cornuto

E scusate tanto il francesismo, ma quando ci vuole, ci vuole.

28 marzo 2008

Che voglio fare il ragazzino

E meno male che ho dei begli amici, và. Degli amici decisi, senza mezze misure, che ti mandano affanculo (sì, ho scritto affanculo) quando è il momento, mica a stare lì a tirarsi le dita.
Che ieri sera uno se lo meritava, e il Ciccio lo ha mandato, per l'appunto, affanculo. Ma io no, stavo lì a fare il diplomatico, e non va mica bene. Se uno se lo merita, ci sta, punto.
Imparerò.
Serata dura. Molto dura. Degustazione birre accompagnate da assaggini di svariate robette.
Alla faccia degli assaggini.
Ci mangiavano in millllle millllioni.
Poi, giusto che non avevo bevuto abbastanza (eh, con 5 birre mi sciacquo in bocca) ho ri-bevuto.
Non dico che ero sbronzo, che sbronzo no, dai, non lo ero, però insomma stamattina il mondo non mi sorride poi così tanto.
Vabbè, è Venerdì, stringo i denti.
Stasera credo che tirerò il pacco a tutto il cosmo e me ne starò un pò con Elena, che ci vediamo poco, ultimamente, e sinceramente mi manca.
Ecchecazzo, sono un sensibilone, mica è un delitto (per ora).
Ieri sera (pre-degustazione) mi sono fatto un aperitiaivo con Lo Stupido, e porco cane mi son divertito. Peccato abiti così lontano (beh vabbè, poi mica tanto, ma abbastanza da guastare la festa), sennò potermmo uscire più spesso, che alla fine mi diverto. Ma anche all'inizio.
Tutto questo per dire che
a. sono vivo
b. ho perso le mie facoltà mentali, se qualcuno le trova in giro, me le rimandi
c. ogni tanto mi capitano pure belle cose
d. ma proprio ogni tanto
e basta.
Sorvoliamo che la e di "e basta" stava proprio dove doveva essere il punto e, sorvoliamo che son discorsi letteralmente impegnati e vi viene il mal di testa, poi.
Buon uichend, spero lo passiate in una slendida lochescion mentre fate un branc o un appening con i vostri friends. E tutte quelle robe lì inglesi che mi fanno trendi.
Baci,
-L.

10 marzo 2008

Ricercatamente

Allora, Siorre e Siorri, rieccoci all’appuntamento mondano con le mie chiavi di ricerca.

Per questioni di brevità (e scartavetramento dei testicoli) vedrò di menzionare solo le più migliOOOri, come direbbe il mio amico Puccio.

Quindi, silenzio, prego, niente flash, spegnete i telefonini e abbassate le luci.

Al n. 10, appena appena in tempo per essere menzionato, un buon io girerò con tutti i mezzi quell’uomo voglio fare a pezzi. Ok, guardavi Judo Boy, ma a me chemmefrega?

Al n. 9, abbiamo un scopare in Romagna: ragazzo mio, da qui non saprai mai molto, vai là e poi chiedi!

Al n. 8, un ferocissimo scopare con tette terre. Aspetto delucidazioni, in attesa di riscontro, porgo cordiali saluti! P.S.: non è che sei quello di sopra che si è arrabbiato, vero?

Piroettando verso il n. 7, ritroviamo un disinibito si può fare lo scambio di coppia a Sharm? Beh, dipende: se sei a Sharm con la donna e trovi qualcuno disposto, probabilmente sì.

Al n. 6, un funesto termometro cadaverico, che non so cosa sia e manco lo voglio sapere.

Verso il n. 5 incontriamo occhio per occhio occhio al quadrato, che è sempre bello da sentire.

Dalle parti del n.4, ad un passo dal podio, abbiamo lillo nudo: oh, non sono mica uno di quelli. Scostumati.

Alla base dell’Olimpo, ma comunque fra gli dei, al terzo posto troviamo un galantissimo raggazzi sono arrivato a due dita!!!!! che dite ci sono quasi?? posso provarci???? da notare l’uso pittoresco delle doppie e la eloquente dose di punteggiatura inutile. Seriamente, complimenti. E no, non provarci, che fai la figura del pirla, garantito.

Al n. 2, il primo dei perdenti, ma veramente ad un passo dalla gloria, c’è un fantastico scopato Massimo Riva. No, vai al bar a vantarti con gli amici...

Ed al n. 1, scusatemi, ma questo mese ci metto un bel il cazzone di lillo. Oh, chettedevodì, brutta bestia l’invidia!

Tante cose,
-L.

07 marzo 2008

Un post-o

On Air: Corner of the earth, Jamiroquai

*un cimitero in un bel giorno di primavera. Un uomo cammina fra le lapidi, vestito con un paio di jeans larghi e una maglietta dalle maniche corte*

“E’ morto Gary Gygax. E voi direte: e chi cazzo sarebbe Gary Gygax?

*cambio inquadratura, paesaggio visto dal primo piano. Sempre parlando ala telecamera, l’uomo esce da dietro un angolo*

“Dovete sapere, miei giovani Padawan, che il suddetto Gary fu colui il quale, nel lontano Gennaio del 1974, si inventò una cosetta che ad oggi fa giocare circa 30 milioni di persone: Dungeons & Dragons.

“Avevo 14 anni la prima volta che Tomas, un mio amico di allora, mi fece provare a giocare. Eravamo al temutissimo Bar Teatro, che col teatro non aveva niente a che fare, essendo fondamentalmente il bar della canonica. Ma visto che le sere d’estate in canonica ci facevano le commedie dialettali, il gestore l’aveva ribattezzato, con grosso sfoggio di orgoglio personale, Bar Teatro, appunto. Dicevo?

“Il bar teatro era il punto di ritrovo per la più vasta pletora di umanità che ebbi a vedere per molto tempo: tutti i bambini con i genitori (o i nonni, nel mio caso) più sfigati e pezzenti della provincia di Reggio Emilia si trovavano lì dentro. Bianchi, neri, gialli (sì, i cinesi mica sono arrivati adesso, è da mò che ci sono), maschi, femmine ed astenuti di qualsiasi età affollavano l’ambiente, mentre n.2 vecchietti, inesorabilmente, giocavano tutto il giorno a carte seduti all’unico tavolino disponibile. Tutto il giorno. Tutti i giorni. Feste comprese.

“L’unico a fumare, con sprezzo della (nostra) salute era il gestore, che ora non mi ricordo come si chiama, o forse non l’ho mai saputo. Ricordo che era un tizio abbastanza unto, con la sigaretta sempre in bocca, e che riusciva da solo a riempire di foschia tutto il locale. Capirete che più che un bar per ragazzini, sembrava il covo di una baby-gang di portoricani, e francamente, col tempo, divenne qualcosa di molto simile, ma non è il caso di parlarne qui.

*si avvia, molto lentamente, verso uno spiazzo dove c’è una sola lapide in mezzo ad un prato*

“Fatto sta che, da quella volta, fui irrimediabilmente rapito dal gioco di ruolo. Qualche anno dopo, Tomas smise di giocare a causa della sua morosa, perchè concedergli una sera alla settimana per farsi i cazzi suoi gli sembrava decisamente una cosa eccessiva. Posso capire.
“Lillo però non si arrende, e continua a giocare con i più improbabili compagni di serate che si siano mai visti; a volte pensavo che, una sera o l’altra, sarei entrato a casa di qualcuno e ci avrei trovato Elvis. Comunque.

“Capita poi una sera (7 Aprile 1999) che sei al Pub (tanto per cambiare) da solo (stranissimo) e stai bevendo una Guinness (irripetibile, proprio). Capita che uno che non hai mai visto né sentito, dall’altra parte del bancone, fa una battuta talmente ignorante che non puoi, e dico non puoi, scoppiare a ridere.

“Capita pure che questo ti sente ridere, si volta e viene a presentarsi, accompagnato da un’altro tizio che sembra appena uscito fuori dalla lavatrice. Solo anni dopo capii in che casino mi stavo cacciando.
.
*inciampa in qualcosa e a momenti si ribalta in terra, impreca un paio di volte e si gira a vedere su cosa è scivolato. Si china e raccoglie da terra un dado a venti facce*

“Ora, per un caso assolutamente incredibile, salta fuori durante la conversazione che questi millantati amici giocano pure loro a D&D. Da anni, aggiungono. E io dico, no, scusate, non è che avete posto pure per me? E questo mi fa, sorridendo, non so, vieni, ti presento il master e poi ne parli con lui, che siamo già in 12 ed iniziamo a stare stretti.

“Dodici? gli dico io, ma come cazzo fate ad essere in dodici che io quando avevo un gruppo da 4 eravamo già felici? Beh, dice lui, non è questione di gioco, è questione di giocatori. Non capii.

“Era Domenica 18 Aprile 1999 (me la sono segnata per davvero) quando misi piede nella temibile sala ovale della Polisportiva Campeginese. Tutti i presenti si girarono a guardarmi mentre il Piguz, che poi era quello che mi aveva ruscato su al pub, mi presentava.

Piguz: “Branco di stronzi, salutate il Lillo!”
Branco di stronzi: “Ciao Lillo! Prendi una sedia e mettiti lì che dobbiamo giocare. Ah, vuoi giocare pure te? allora chiedi allo Stronzo Maximo, cioè Mirco”.
Lillo: “E chi sarebbe?”
BdS: “Eh, adesso arriva, è in bagno a fare la cacca”.

“Quella sera conobbi un fabbro ciccione, uno storico con lo sfintere debole, un lattoniere fattone ma col cuore grande, un piccolo genio dell’informatica, uno che aveva la voce che non si sentiva, uno con in testa un pratino inglese ed altre amenità umanoidi di cui non parlerò per non rovinarvi il week end.

“La cosa strana è stata che da quel 18 Aprile, ogni domenica, ogni maledetta domenica io percorro 7,5 km in macchina per andare a giocare con il solito gruppo di sfigati come me, ed ogni maledetta domenica provo quel calore nel petto ogni volta che apro la porta e dico buonasera, Branco di Stronzi. Perchè sono felice, fiero ed onorato di essere un Fallimento Critico, che a me nessuno ha mai dato due soldi, solo loro mi han detto dai, facci vedere quel che sai fare. Perché noi, ogni strafottuta domenica siamo lì, nonostante il lavoro, le donne, la vita e la sfiga.

“E tutta sta pappardella per dire cosa? Per dire grazie. Per ringraziare quel Branco di Stronzi, che la maggior parte non lo legge sto blog, anche perché non sa che c’è, ma non importa. Per chiedergli scusa se sono sclerotico, scorbutico, prolisso e polemico, ma mi avete preso così e adesso mi tenete così. Perché vi voglio bene ma non ve lo dico, che sennò con la faccia rossa e la lacrimuccia mi sento un semo.

“Perchè ora capisco cosa voleva dire il Piguz: non è il gioco, sono i giocatori”.

*si china e posa un fiore ed il dado a venti facce sulla tomba di pietra. Sulla lapide, capeggia una scritta*

Gary Gygax
1938 - 2008
still rolling

This corner of the earth is like me in many ways
I can sit for hours here and watch the emerald feathers play
When the sunlight comes for free
I know the corner of the earth it smiles at me.

06 marzo 2008

Proverbialmente

In attesa che mi venga voglia di scrivere un post (ma sto già covando), inauguro una nuova rubrica, ossia i Proverbi di Lillo!
Avete un detto simpatico che volete condividere con gli altri? si?
Bene, TENETEVELO!
Qui c'è spazio solo per le più becere bastardaggini del creato, per il marciume intelletuale del nuovo millennio, per il cinismo senza confini!
Venghino venghino, siore e siori, che lo spettacolo è gratis!
Naturalmente, inizio io. Chi avesse contributi da dare, può spararli nei commenti, o se vuole un post dedicato, me lo ripone nell'e-mail a lillolaiglile@libero.it
Ok, vado:
"Meglio l'erba del vicino, che il vicino di Erba"
(di Anna C., lunedì sera, ore 23.30.)
Baci,
-L.

29 febbraio 2008

Post con dedica

Chi sa, sa.

Don't worry
about a thing
'cause every little thing
is gonna be all right.

Bacio,
-L.

27 febbraio 2008

La rava e la fava

Non ho parole, veramente.
Sono così stanco, distrutto e seppellito di roba che non ho neanche la forza di imprecare (che per me è sufficientemente grave, come cosa). E poi stasera dovevo tornare ad allenarmi, ed invece ho una riunione.
E allora ditelo.

19 febbraio 2008

Ai ev e driim

Ho deciso.

Ebbro delle “svolte” [oddio, svolte, son sempre le stesse facce (che magari hanno una svolta, eh, ma sempre quelle ti fa puzzare già da subito l’aria di vecchio) chiudo anche l’altra parentesi, và] della politica italiana, ho preso una decisione serissima.

Qui tutti corrono da soli.
Manco fossero tutti maratoneti.
Meglio di no, che “Er Mortazza” (che detto così sembra il nome di uno della banda della Magliana) (e che forse lo era anche) la faceva la maratona, ma poi guarda come siamo ridotti.
Dicevo.

Tutti con la voglia di indipendenza, forse per dar l’esempio ai trentenni bamboccioni che non vogliono lasciare la mamma ed il papà, ed accettare le responsabilità ed i problemi di una vita adulta.

Tipo la fame ed il freddo, perché con gli stipendi che ci sono in giro (e di cui mai abbastanza ringrazierò la classe politica), di mangiare ed avere un tetto sopra la testa, non se ne parla.

E mi sono ri-perso.
Allora.
Vista E l’euforia catatonica che ha colto la maggior parte degli esponenti di partito E il momento concitato und propizio, il qui presente Lillo ha deciso che

***RULLO DI TAMBURI***

si candida.

O meglio. Sto seriamente ipotizzando cosa potrebbe accadere. Ed anche cosa dovrei sapere prima di fare il passo (che poi lo so che è più lungo della gamba, ma in quel caso non si dovrebbe chiamare salto? Ah no, che poi salto nel buio è una metafora che han già usato, e poi dire hai fatto il salto più lungo della gamba suona scemo, cosa dovevo farlo, più corto? ehm) più lungherrimo della gamba.
Il solo pensiero di tutto quello che dovrei teoricamente sapere mi ha fatto venire il mal di testa.
La sola consapevolezza del fatto che i nostri politici, in realtà, non sanno un cazzo di niente (e non mi prendete esempi eccellenti, l’80% non è assolutamente preparata per affrontare il ruolo) mi fa dire che tanto, in mezzo agli ignoranti, uno in più fa poca differenza.

Però, per partire col piede giusto, ho già preparato (un pò, mica tutta) la campagna elettorale.
Per dare il corretto lustro al panorama parlamentare italiano, ho deciso di chiamarla “Campania elettorale” perché le nostre camere sono ripiene di munnezza (gli amici campani mi perdoneranno il cinismo).

Per le infrastrutture, LoStupido mi ha dato una buona idea: mi costruisco un palchetto portatile con una imbragatura, così posso far comizi in ogni dove.
Sei in birreria e c’è un attimo di silenzio? TAAAAAC ti sparo nei reni le mie proposte sulla tassazione.
Stai facendo la fila al supermarket e ci sono poche casse aperte? TAAAAAAC eccomi qui, come ti abbasso l’età pensionabile, riduco le rendite troppo alte ed alzo quelle insufficienti.

Poi, con la mia Consigliera d’Immagine (cioè la Mafalda), ho già studiato tutta una serie di slogan per lanciare la figura dell’Onorevole Lillo verso il successo.

Tipo: cartellone classico, l’immagine di una casalinga al supermercato che spinge un carrello verso la cassa. Dentro il carrello ci sono io. Sul cartellino del prezzo, ben visibile, al posto del costo c’è scritto, che ne so “Vi tolgo l’ICI (se qualcuno ci ha creduto una volta, a sta cazzata, non vedo perchè non dovrebbero ricrederci)” oppure “Allo stadio gratis” o ancora meglio “A turno si tromba tutti”. La casalinga ha una faccia palesemente soddisfatta, mentre spinge il carrello verso la cassa. E sotto, titanico, uno slogan titoleggia
“LILLO: MAI PIU’ SENZA”

Neh?

Ora devo studiare i cartelloni per gli altri due slogan che la Mafy mi ha aiutato a partorire, e cioè “più Lillo per tutti” e “dove c’è Lillo, c’è casa”.
Pensavo di ambientare il primo in un cinema porno ed il secondo all’Ikea.

Che dite, può funzionare?

No, perchè con Berluscao e Mortadellino mi sembra che sia andata alla grande.

L’unica cosa che mi preoccupa è il costo della licenza di pesca. Chissà quanto hanno dovuto pagare, quei due lì, di licenza di pesca, per candidarsi.

No, perchè con tutta la gente che ha abboccato, spero che qualcuno gli abbia per lo meno fatto pagare per le risate che si sono fatti.

15 febbraio 2008

Permalosaggine

Ciao a tutti.
L'esame è andato (mi è arrivato proprio ora un sms della Cally che mi chiede notizie, se queste non sono sinergie..), non so se bene o male, ma intanto è andato.
Che poi mica era sta' gran cosa, adesso comunque vediamo.
Intanto però torno e cosa ti trovo?
Un commento sul penultimo post. Sì, quello con la foto.
La cui autrice (deduco dalla sintassi) si firma B.
E, sempre lei, mi chiama figlio di puttana.
Ora, io dagli amici me lo faccio pure dire, che poi gli rispondo peggio.
Ma te, cara B., farai meglio ad identificarti alla svelta, perchè non mi puoi dare del figlio di puttana, dirmi di stare attento e poi rimanere anonima.
E' un pò troppo comodo, così, cara te.
Aspetto tue notizie.
Con poca fiducia,
-L.
EDIT: mi sa che ho capito (come ho scritto nel commento). Se sei veramente tu, ti ribadisco quanto ho già detto dalla ICE: prima di sparare, assicurati di aver mirato bene, e soprattutto al bersaglio giusto. Perchè sennò non è bello.

13 febbraio 2008

Micca cazzi

Al di là del fatto che vi ho postato una mia foto (per quanto confusa), e quindi per lo shock dovreste averne abbastanza per un pò, la mia latitanza è dovuta ad un impegno post-lavorativo di formazione professionale, con conseguente esame nella giornata di domani (che tanto mi segano perchè non ho avuto il tempo di studiare una beneamata ceppa).
Quindi, dovrei tornare, spero.
Sempre che vada tutto per il meglio.
Se fra due giorni non torno, chiamate il Presidente.
-L.

05 febbraio 2008

Poviglio-Zerbolò sola andata


Credo che non ci sia bisogno di aggiungere altro.
Anzi: per essere precisi, avevo anche i baffi posticci, che qui non avevo ancora "posticciato".
Al confine fra Maurizio Merli e Mario Merola, solo Lillo resiste.

03 febbraio 2008

Ma povero Lillo

Eh sì, povero Lillo.
Povero.
Povero ma bello.

01 febbraio 2008

The Day After

Che uno dice: "Eh, cosa vuoi mai che sia, sei andato a vedere un concerto".
Eh sì, bravo. Mica UN concerto.
Sono andato a vedere i Bad Manners, che sono le basi dello Ska.
Mica cazzi.
C'è che forse dovevo bere un pò meno. Un pò tanto meno, magari.
E anche ballare meno. E andare a letto prima.
Sto diventando vecchio e sclerotico, il che, in fondo in fondo, mi fa pure un pò piacere.
Tutto questo per dire che, oggi, al lavoro non sono esattamente un splendore. Ma vabbè.
Baci,
-L.

27 gennaio 2008

Alla tua età saltavo i fossi alla lunga

*notte fonda, canto dei grilli. Lungo la riva di un fosso piuttosto ampio, cammina un uomo, magro, nella scena illuminata solo dalla luna e dalle stelle*

“Questo qui è un canale, di quelli con le chiuse e tutto il resto, che servono per irrigare i campi. La mia zona è piena di quella roba qui, che adesso c’è da prendere la legionella solo a guardarli, ma quando ero piccino ci facevi il bagno dentro, d’estate. Che arrivavi a casa in mutande con i vestiti (pochi) in mano, e tua madre ti riempiva di sberloni, ma il giorno dopo tornavi a farlo.

“Qui da noi i canali sono istituzioni popolari. Tanta della vita di noi giovani campagnoli si svolgeva intorno ai canali. Sì, c’era il campo da calcio della parrocchia, la sala giochi, il parco pubblico. Tutta questa bella roba, eh, ha sempre fatto parte della vita del ragazzino comune. Ma per noi è diverso.

“Noi che siamo bifolchi, e che i nostri genitori mica c’avevano tutto il tempo del mondo per starci dietro, siamo cresciuti in un ambito potenzialmente mortale, ma che in ogni caso non prevedeva rischi di incidenti dovuti al traffico veicolare: la cosiddetta campagna (per noi, dialettalmente, la “sobla”, pronunciata con la S moscia)”.

*la figura, con un gesto leggero, salta dall’altra parte del fosso*

“Già, perché la campagna, nonostante fosse popolata di toponi, serpenti ed una pletora di insetti veramente poco simpatica, rimaneva comunque fuori dal mondo civilizzato, e quindi al riparo da quegli infernali marchingegni chiamati automobili. Poi passavano i trattori a 900 chilometri all’ora, ma vai te a spiegarlo ai miei.

“Vabbè, fatto sta che la campagna, anche se può sembrar strano, era un posto dove, se ti volevi nascondere, probabilmente ti avrebbero ritrovato solo grazie all’utilizzo dei satelliti spia. E qui uno si domanda: “E il bello dov’è?”

“Eh, Cari Voi, il bello c’è eccome. Tutto quello che ha scandito i passi FONDAMENTALI della vita di una persona, sono passati (più o meno) per la segretezza, l’occultamento, il defilarsi. Tipo: mi devo slinguazzare per la prima volta con una e sono un misero ragazzino pre-puberale che non vuole disturbi dall’esterno (leggasi: gavettoni degli amici – che stanno male mentre slinguazzi una). Come fai? Molto semplice, sul dondolo scassato sotto la vigna di Piccinini. Oppure: mi voglio fumare una sigaretta in un posto in cui non mi vedano e dove posso agevolmente imboscare il mozzicone, oltre che far trascorrere una quantità di tempo ragionevole a farmi passare la fiatella di fumo, senza il richio di incontrare qualcuno. Che mi invento? Ovviamente, mi faccio il tragitto lungo-fosso che arriva fino a Meletole, dove la forma di vita più evoluta che puoi incontrare sono le anatre. Un gruppo di bulletti ti cerca per rifarti zigomi e dentatura? Ti imboschi veloce come il vento in uno dei gabbiotti da cacciatore che popolano la bassa, e che vengano a prendermi, se han voglia.

“Insomma, tutte robe che a 30 anni suonati fan ridere, ma che a 12-13 anni facevano la differenza fra la vita e la non-vita”.

*si accende una sigaretta con un fiammifero, che poi butta nel canale*

“Va da sé che intorno a questa cosa dei fossi, nascevano amicizie, sbocciavano amori e si consumavano duelli. Un microcosmo di storie personali che Beautiful sembra una ristampa di Topolino. E proprio con le persone di cui sopra, compi i primi memorabili passi che ti fanno diventare uomo: la prima slinguazzata (vedi sopra), la prima pisciata di gruppo nel canale, il primo bagno collettivo (a monte della pisciata, mai a valle, mi raccomando!). La prima sigaretta. Qualcuno la prima canna. Qualcun altro anche peggio.

“E le prime volte che ti fai un giro in camporella, nelle notti d’estate, con la tua amata di turno, ti viene sempre in mente lo stesso angolo di vigna. Non quello più in là, che era territorio di un altro, che magari non ci viene più da anni, ma non si sa mai. O quando te ne vuoi solo stare tranquillo con 2 amici ed una bottiglia di vino.

“E ti rimane sempre, ne cuore, quel richiamo verso i fossi. Tutte le volte che vuoi scappare, vai a finire, inevitabilmente, a pensare, con il fedele pacchetto di Camel Light e la cassa di birra delle grandi occasioni, a riflettere sul cosmo in riva ad un canale”.

*soffiando il fumo, stringe fra le dita la sigaretta proprio sotto la brace, che si stacca e cade per terra. Mentre la pesta, si mette il mozzicone in tasca*

“E se fumate lungo i canali, le cicche portatevele a casa, che non si degradano.

“Dicevo, entri a far parte di un sottobosco umano abbastanza florido per provenienze, capacità, caratteristiche e deformità, frequentando l’ambiente: c’era quello gobbo, quello che gli era arrivato un muretto in testa mentre giocava con una scopetta di plastica, quello che aveva i genitori separati (che allora era una rarità, e nelle nostre povere menti era una roba fica, perché ti faceva duro), quello che correva forte ma andava via storto, quello che faceva le scorregge con le ascelle che si sentivano anche con la radio al massimo. Ed i cugini compivano imprese mirabolanti. Grazie a colpi mortali che dopo tre giorni morivi.

*mentre parla, mima un pugno di scatto alla Bruce Lee*

“Giocavi alle robe più agghiaccianti del mondo, tipo fare a sassate, a nascondino variante se-ti-prendo-ti-picchio, ed a frustarti le gambe coi rami di salice. Roba da corte marziale. Che ti facevi male, iniziavi a singhiozzare come un aquilotto, chiudevi gli occhi e, nel tempo di contare fino a 10, quando li riaprivi eran tutti lì a tirarti in piedi per portarti a casa a disinfettarti. E lungo il tragitto ti prendevano per il culo, ti davano della mezza sega, ma intanto ti portavano a braccio.

“Poi iniziano i primi problemi, se così li vogliam chiamare. Arrivano i primi motorini, e quelli che ce l’hanno, vanno all’esplorazione delle terre emerse. Qualcuno inizia ad andare a scuola alle superiori, e quindi c’ha altro da fare; qualcuno addirittura si trasferisce. Riesci sempre a mantenere i contatti, ma per lo più ti perdi, poi vai anche tu per la tua strada, ed i fossi son sempre più asciutti, o forse sei tu che sei più alto, e quando ti butti, l’acqua ti arriva alla vita e non più al collo, come una volta.

“Però, tipo una volta al mese, vai al bar e ritrovi per caso uno della baby-gang, e inevitabilmente vai a finire sul discorso del ti-ricordi-quando… e tutto il pomeriggio si impenna nei ricordi, e vai a casa con la nostalgia.

“Poi, un bel giorno, passi in macchina e vedi un gruppo di bambini che gioca nei fossi dove giocavi tu prima, e ti ricordi tutto, e realizzi che non è più il tuo territorio quello. Da tanto tempo, ma chissà perché te ne accorgi solo adesso. Arrivi a casa col sorriso idiota di chi crede che il mondo fa un po’ meno schifo, oggi, ma non sa spiegarlo.

“Un giorno molto meno bello, invece, entri al bar, e realizzi che non parlerai più di certe cose. Perché la vita, quei compagni di baby-gang, te li ha portati via per sempre, ed è già passato un anno.
Ed anche se le sere d’estate per noi son finite, io sono ancora qui in riva al canale, singhiozzante con gli occhi chiusi, che spero di trovarmeli davanti quando li riapro”.

*si sdraiai in riva al canale, di schiena, con l’avambraccio sugli occhi. Debole, una vocina di bimbo sale nell’aria*

Uno, due, tre…”



Una vita non basta per lenire il dolore, figurarsi un anno.
Oggi più che mai, vi amo.

-L.

sere d’estate
dimenticate
c’è un dondolo
che dondola

25 gennaio 2008

Chi cerca trova

Sto cercando di scrivere al meglio quella roba che vi ho promesso, quindi per ora vi accontentate delle chiavi di ricerca. Mica posso buttarla giù alla brutto cane, eh, è una roba che devo sviluppare a modo.

Quindi. Procediamo.

Questo mese segnaliamo:

- mondo la douce
(querida, mi fai impazzire quando parli francese)

- cazzo peloso
(hai provato con la crema depilatoria?)

- meglio tardi
(che mai, sante parole!)

- 4 dita in figa
(tutti i gusti son gusti, comunque ora che ci sei mettici anche l’ultimo e vai giù di fisting!)

- animali morti per strada foto
(tu, vecchio, hai qualcosa che non va, ma qualcosa di SERIO)

- ausiliari di merda
(ma i verbi o quelli del traffico?)

- ciccioni con i capelli rossi
(né uno né l’altro, sorry)

- compiere 30 anni di merda
(a chi lo dici, vecchio, a chi lo dici)

- cosa c’è nello spruzzino del barbiere
(mah, non so, il napalm?)

- cosa mangiare a Parma
(hai provato ad aprire il menù?)

- culo ciccione peloso
(eh santo Dio, ma cos’hai nel cervello, i topi morti?)

- fa male un tatuaggio sulla schiena?
(ma neanche tanto, ti dirò)

- cosa vuol dire acculturato?
(hai presente te stesso? ecco, il contrario)

- fedina in quale mano?
(aridaje, ma sei quello del mese scorso che non c’è ancora saltato fuori?)

- Friends commedia da vedere e non da comprare
(grazie per avermelo detto, evito di prendere il DVD)

- gli uomini che toccano le tette alle donne
(fanno bene)

- il cazzo con violenza
(beh, contento tu...)

- lì lì
(dove, qui?)

- ma mi dite ke fate gg???
(ma mi dici che lingua parli?)

- mi hanno scopato con violenza
(e quindi? ti è piaciuto?)

- mora capelli corti
(bel fisico, alta 1,80, terza misura, cerca stallone per notti focose all’insegna del travestimento. Astenersi perditempo, no mercenari)

- occhio per occhio
(occhio al quadrato)

- orso truzzo
(Orso, te l’avevo detto che stavi male con quella giacca)

- patata rasata
(immancabile)

- pestata a sangue
(bastardi)

- quella troia della mia vicina
(sempre lei!)

- voglio una foto come Andy Warhol
(eh, caro mio, io ho già dato)

MA

as usual, la TOP 5! (che mi fa molto alta fedeltà)

5- un prosciutto stagionato scaduto fa male?
(solo se ti arriva su un piede, credo)

4- porno con tette disumane
(ueilà, ci trattiamo bene, eh?)

3- se non torno, chiamate il presidente
(ok Johnny, ma tu stai attento!)

2- scopare Venerdì sera a Bologna
(ah, io non so, chiedete alle Bolognocche, che loro son della zona)

ma soprattutto

1- ho messo il dito in culo a mamma
(e tuo padre come l’ha presa?)

Per questo mese è tutto.

Spero.

Baci e buon uichend
-L.

24 gennaio 2008

Intensa

Non trovo altre parole per definire questa settimana.
Sono di passaggio, ho giusto qualche minuto prima di dovermi presentare ad un concerto per spinare la birra (evitiamo commenti, thx).
Domani devo raccontarvi una cosa, portate pazienza.
Baci,
-L.

16 gennaio 2008

YAWN

Che uno dice: "Ho sonno".
Eh, sì, bravo.
Fai alla svelta, tu, a dire ho sonno, caro lettore narcolettico, ma non è mica così facile.
Anche io ho sonno. Ma mica una roba normale.
Mica da dire: "Oh, però stamattina starei a letto volentieri".
No.
Quelle sonnolenze devastanti.
Quelle che guidi per la prima metà del tragitto fino in ufficio con l'intuito, e per la seconda con l'olfatto, perchè di aprire gli occhi non se ne parla proprio.
Di quelle che fermo allo stop appoggi la testa al sedile e chiudi gli occhi un attimo "intanto che diventa verde il semaforo", e li riapri con un branco di tigri attaccate al clacson che ti maledicono, mentre davanti a te si estende la strada deserta.
Che arrivi in ufficio che è già una giornata di merda.
Che poi trovi uno (e qui, caro lettore garantista, ci sta proprio il pronome "uno") che ti fa:
Uno: "Allora, ti sei riposato?"
Lillo: "Eh?"
U: "No, dico, sei rimasto a casa, ieri, ti sei riposato?"
L: "Veramente ho fatto 9 ore di convegno sulle case passive ed a basso consumo".
U: "Ah".
-silenzio imbarazzato-
U: "Vado in magazzino che mi aspettano".
Ora, dopo aver pregato svariate volte a San Simone dei Pirenei (protettore dei Cazzi Miei), aver contato fino a 1.000 respirando profondamente, e dopo aver dettofattobaciatoletteratestamento, io mi domando e chiedo: ma stamattina non potevo restare veramente a letto?
Baci,
-L.

07 gennaio 2008

Parma cena, la polizia non può mangiare

*due loschi figuri sono nascosti in macchina di fronte al ristorante “Da Gianni”, al parcheggio scambiatore del casello di Parma*

Losco Figuro 1: ”Mamma Lupa, qui Romolo e Remo, passo”.
Voce alla Radio: “Qui Mamma Lupa, dimmi Romolo, passo”.
LF1: “Sono Remo, passo”.
VR: “Va bene lo stesso, dimmi”.
LF1: “Il soggetto è arrivato sul luogo, passo”.
VR: “Quale soggetto?”
LF1: “Quello con la macchina modello Modus nera senza un fanale, come cactus si chiama...”
VR: “Dio mio! Lillo! Mi raccomando, massima prudenza, quel bastardo ne sa una più del diavolo!”
Losco Figuro 2: “Dalla faccia non si direbbe...”
LF1: “Eh, lo stavo pensando pure io”.
VR: “Remo, sei ancora lì? Passo”.
LF1: “Sì Mamma Lupa, stavamo commentando Romolo ed io che di primo acchito non sembra quel granché, sto tizio...”
VR: “Remo, sono i peggiori, quelli che non sembrano un granché”.
LF1: “Effettivamente... beh, vabbé, teniamo la posizione, passo e chiudo”.
LF2: “Anzi, rettifico, c’ha proprio la faccia da pirla”.
...

LF1: ZZZzzzZZZzzzZZZ... ronf ronf...
LF2: “Oh, svegliati”.
LF1: *YAAAWWNN* “Cosa c’è?”
LF2: “E’ arrivata compagnia per Lillo”.

*da una macchina grigia cabrio scendono due super-super gnocche bionde*

LF1: “Chi era il pirla, scusa?”
LF2: “Oh, giuro che ritiro tutto”.
LF1: “Stanno risalendo in macchina”.
LF2: ...
LF1: “Che c’hai?”
LF2: “Quello è in macchina con due donne e io son qui con te. Posso essere leggermente perplesso?”
LF1: “La smetti?”
LF2: “Ok scusa”.
LF1: “Aspè, sta rispondendo al telefono. Ce l’hai il microfono per le intercettazioni ambientali?”
LF2: “E ti pare che esco senza? Tiè, pigliatelo”.
LF1: “Grazie”.

*il Losco Figuro 1 orienta una parabola gigantesca verso la macchina di Lillo*

Lillo: “Si, vabbè, ho capito, state lì che vengo a prendervi”.
LF1: “Hai sentito? Ci siamo!”
LF2: “Veramente le cuffie le hai tu, se me le passi magari...”
LF1: “Ah, sì, scusa, toh”.

*il Losco Figuro 2 si mette le cuffie*

Cuffie: “Balliamo... è da tanto tempo che non lo facciamo...”
LF2: “Ma che cazzo stai ascoltando?”
LF1: “Perchè?”
LF2: “Qui si sente la radio”.
LF1: “Quanto avevi in Intercettazioni Telefoniche Ambientali ai Caselli, all’Accademia?”
LF2: “4 fisso, perchè?”
LF1: “Eh, lo so io perchè. Molla tutto, va, che si è incamminato... passami il binocolo”.

*il Losco Figuro 1 osserva la scena dal binocolo*

LF1: ...
LF2: “Allora?”
LF1: “Te lo dico solo se mi prometti di non agitarti”.
LF2: “Cosa c’è? Droga? Tratta di schiave? Commercio d’organi? Lo massacro quel bastardo!”
LF1: “No no, molto peggio”.
LF2: “???”
LF1: “Sono altre due donne”.
LF2: “EHHHHH???”
LF1: “Già”.
LF2: ...
LF1: “Se ti azzardi anche solo a pensare quello che credo, ti stallo la testa a morsi”.
LF2: “Ok, scusa”.

*una macchina azzurra con sopra due donne si accosta a quella di Lillo e delle Derelitte. Scendono le due Bolognocche, che salgono in macchina da Lillo insieme agli altri. Conteporaneamente, arriva anche la Vale, che scende e si unisce al gruppetto*

LF1: “Un’altra? Ma cos’è? Qui c’è un giro losco... il parcheggio scambiatore... hmmm. Magari è uno scambio di coppie! No, da scartare, son 5 donne ed un uomo... e poi, oddio, uomo. Quindi scartiamo anche lo sfondo puramente sessuale. Hmmm... forse terrorismo internazionale? Ehi, tu che dici?”
LF2: SBAVAZZZ... SBAVAZZZ...
LF1: “Mamma Lupa? Qui Remo, passo”.
VR: “Remo, qui Mamma Lupa, dimmi pure, passo”.
LF1: “Mamma Lupa, manda un’ambulanza con una camicia di forza e due infermieri robusti, abbiamo un problema con Romolo, passo”.
VR: “Ok, provvedo. Remo?”
LF1: “Sì, Mamma Lupa?”
VR: “Te l’avevo detto che è meno scemo di quel che sembra”.
LF1: “Mamma Lupa, vai a fare in culo, passo e chiudo”.

*il gruppetto discute appena, e poi tutti salgono in macchina e si dirigono verso il centro di Parma*

LF1: “Mamma Lupa, sto seguendo i sospettati... si dirigono verso il centro città. Dalle intercettazioni informatiche, risulta che il posto sia sempre quello? Passo”.
VR: “Sì Remo, dirigiti all’Osteria XX Settembre, anticipali”.
LF1: “Perchè dovrei anticiparli invece di seguirli?”
VR: “Perchè con la sfiga che hai, loro trovano posteggio e tu no”.
LF1: “Roger, Mamma Lupa, concordo, ci sentiamo fra 10 minuti, chiudo”.

*una macchina accelera e sorpassa i nostri beniamini*

Vale: “Occhio Lillo a quella panda bianca!”
Lillo: “Tranquilla Vale, l’ho vista... Certo che una freccia la poteva pure mettere fuori, guida come uno sbirro!”
Vale: “Lillo, ma ci vedi? No, perchè mi sai un tantino disorientato...”
Lillo: “Ah, non ti avevo detto che con l’asfalto umido, il riflesso dei lampioni e dei fanali, le lenti a contatto ed il vetro sporco, guido praticamente con l’olfatto?”
Vale, Patty e BDP: “AIUTTOOOOOOoooo...”

*cambio scena. Un tizio non molto alto, con capelli lunghi ricci unti e bis-unti, osserva il drappello che entra all’osteria, stando fermo di fronte all’entrata, parlando con un suo amico lì a fianco*

LF1: “Eccoli... fai finta di niente... non farti notare...”
LF2: “Non farti notare, mi dice... ma pensa te...”
LF1: “Embè? Cosa c’è?”
LF2: “Ti sei pettinato come lo Spinone di Magioglio e ti sei profumato come il barboncino di Dolce e Gabbana, e mi vieni a dire di non farmi notare. Ma pensa te”.
LF1: “Ho esagerato, dici?”
LF2: “Eh, vedi tu... mi sembra di essere uscito con il Lorenzo Lamas Barese...”
LF1: “Hmmm, sì, forse ho esagerato. Shhh, fa nulla, arrivano”.

*davanti alla porta sfilano tutte le pulzelle, e Lillo chiude la fila*

LF1: “Hai visto? E’ entrato per ultimo! Il capo non è lui!”
LF2: “Ah no? E da cosa l’hai capito?”
LF1: “Eh, il capo entra sempre per primo. Ma ti devo spiegare tutto, stasera?”
LF2: “Scusa, ma...”
LF1: “Cosa?”
LF2: “Mi spiace deluderti, ma temo sia semplicemente educato. Sai, far entrare prima le signore è classificato nei gesti educati da parecchio tempo...”
LF1: “Hmmm, effettivamente questo Lillo ci ha già fregato una volta, farei meglio a non sottovalutarlo”.
LF2 (sottovoce): “Sì, e magari faresti ancora meglio a cambiare pettinatura, che fai schifo”.
LF1: “Come dici, scusa?”
LF2: “No, niente, niente”.
LF1: “Entriamo anche noi, seguiamoli”.

*poco dopo, alla comitiva si aggiunge anche GG, arrivato in leggero ritardo. Scattano presentazioni, baci abbracci e pizzicotti, ed un brindisi con lo Spritz*

LF1: “A-HA!”
LF2: “Takeeee oooon meeeee..... Take on me... Taaaaakeeee meeeeee oooooooon... Take on me...”
LF1: “Ehh?”
LF2: “A-ha, Take on me, 1985. Canzone fantastica”.
LF1: “Giuro che ti faccio trasferire in Barbagia”.
LF2: “No, Barbagia no...”
LF1: “Shhhh, zitto. Si stanno sedendo”.
LF2: “Senti, ma non è che stiamo prendendo un granchio? A me sembra solo una cena fra amici”
LF1: “Ma che amici, che questi non si sono mai visti. E poi lo sai chi è quello che è appena entrato?”
LF2: “Effettivamente no”.
LF1: “Quello è GG!”
LF2: “GG? Quello è GG? Ma proprio GG?... E chi minchia è GG?”
LF1: “Uno di Fidenza!”
LF2: “Il che costituisce reato?”
LF1: “Effettivamente no”.
LF2: “E quindi perchè siamo qui?”
LF1: “Ma non vedi? Cosa ci fanno insieme due ragazze di Bologna, due di Trento, un lui ed una lei di Fidenza e Lillo, che è di Poviglio?”
LF2: “Da quel che vedo, al momento, stanno ordinando gli antipasti”.

*entra nel locale anche LoStupido, e si aggiunge al tavolo della comitiva*

LF1: “E questo come lo spieghi? eh? Quello è Jury, un altro tipo di Fidenza. Cosa mi dici, adesso?”
LF2: “Che sei paranoico, ti dico, e che ti faccio ricoverare appena torniamo in centrale, e che mi stai pure un pò sul cazzo, perchè mi hai fatto cacciare nel cesso un venerdì sera per fare un appostamento inutile ad un gruppo di persone che stanno semplicemente cenando insieme”.
LF1: “Ah sì?”
LF2: “Veramente vorrei aggiungere una cosa, e cioè che sei un coglione! Ora è veramente tutto”.
LF1: “Ah davvero? E allora lo sai cosa ti dico?”
LF2: “Sentiamo, coglione”.
LF1: “Io prendo uno Spritz, te vuoi il solito Prosecco dell’Emilia?”
LF2: “No, uno Spritz anche per me, grazie”.

*si sente un rumore di interferenza. Il Losco Figuro 1 estrae un walkie-talkie dalla tasca*

VR: “Remo, qui Mamma Lupa, passo”.
LF1: “Qui Remo, dimmi Mamma Lupa”.
VR: “Come procede, Remo? Li tenente d’occhio?”
LF1: “Mamma Lupa, una cosa. Tutto quello che diciamo viene registrato in centrale, giusto?”
VR: “Sì, Remo, perchè? Passo”.
LF1: “Perchè vorrei che rimanesse negli archivi che la prossima volta che ci incastrate per una puttanata del genere, invece di lasciarci fare il nostro mestiere (che fa già schifo di suo senza che lo peggioriate voi), giuro che vi denuncio al Procuratore della Repubblica. Hai capito e sentito tutto, Mamma Lupa? Passo”.
VR: “Forte e chiaro, Remo”.
LF1: “Qui Romolo e Remo in aperitivo, siete pregati di non rompere più le palle per il resto della serata. Passo e chiudo!”

*cambio scena. Dall’esterno del locale, la via è deserta. Due uomini escono e si incamminano a piedi verso il centro della città. Uno dei due, passando di fianco ad un cassonetto, vi butta dentro un oggetto nero, che emette dei suoni...*

VR: “Remo? Mi senti? Ti posso spiegare...”

...

Ok, potrei andare avanti per ore con sta cosa.
Ma non vi direi quanto mi sono divertito venerdì sera.
O quanto mi son trovato bene con GG.
O quanto sia bello il sorriso della Vale.
E quello della Patty.
E della BDP.
E della Mafy.
E della Cally.
Quello di Jury è orrendo, ma vabbè, uno brutto ci voleva.
Che però ha saldato un debito vecchio vecchio, e quindi per lo meno è uno onesto.
E quanto ho mangiato. Troppo.
E quanto ho bevuto. Troppo poco. Ma non mi volevo perdere nulla, per cui va bene così.
E di quanto sia odioso essere messo alla porta di un locale mentre devi finire la birra. Specie dopo che abbiamo dato spettacolo giocando al gioco delle sedie (“l’ultimo che si siede paga da bere” “COSAAAA?” “viaaaaaaaaaa”).
Più o meno come girare per Parma come delle trottole e non trovare niente (e dico NIENTE) di aperto.
O quanto sia bella la clessidra tenuta ferma dalle due giraffe. Roba d’altri tempi.
O di quanto sia strano trovarsi e parlare con gente che non hai mai visto, ma che (non sai come) ti sembra di conoscere da un bel pò.
O quante cose vorrei raccontarvi, ma so che è inutile, perché, purtroppo, bisognava esserci.
Ma ci saranno altre occasioni, oh, se ci saranno. L’importante è che ci siate anche voi.

Eh, perchè senza di voi, Cari Voi, non se ne fa proprio nulla.

Grazie a tutti della serata, a quelli che c’erano, e a quelli che c’hanno provato.

Baci,
-L.

P.S.: vi giuro che c’ho provato ma no, una cosa seria non mi viene fuori neanche a morire.
P.P.S.: e neanche una breve.
P.P.P.S.: e grazie a tutti di non aver scattato foto.