27 gennaio 2008

Alla tua età saltavo i fossi alla lunga

*notte fonda, canto dei grilli. Lungo la riva di un fosso piuttosto ampio, cammina un uomo, magro, nella scena illuminata solo dalla luna e dalle stelle*

“Questo qui è un canale, di quelli con le chiuse e tutto il resto, che servono per irrigare i campi. La mia zona è piena di quella roba qui, che adesso c’è da prendere la legionella solo a guardarli, ma quando ero piccino ci facevi il bagno dentro, d’estate. Che arrivavi a casa in mutande con i vestiti (pochi) in mano, e tua madre ti riempiva di sberloni, ma il giorno dopo tornavi a farlo.

“Qui da noi i canali sono istituzioni popolari. Tanta della vita di noi giovani campagnoli si svolgeva intorno ai canali. Sì, c’era il campo da calcio della parrocchia, la sala giochi, il parco pubblico. Tutta questa bella roba, eh, ha sempre fatto parte della vita del ragazzino comune. Ma per noi è diverso.

“Noi che siamo bifolchi, e che i nostri genitori mica c’avevano tutto il tempo del mondo per starci dietro, siamo cresciuti in un ambito potenzialmente mortale, ma che in ogni caso non prevedeva rischi di incidenti dovuti al traffico veicolare: la cosiddetta campagna (per noi, dialettalmente, la “sobla”, pronunciata con la S moscia)”.

*la figura, con un gesto leggero, salta dall’altra parte del fosso*

“Già, perché la campagna, nonostante fosse popolata di toponi, serpenti ed una pletora di insetti veramente poco simpatica, rimaneva comunque fuori dal mondo civilizzato, e quindi al riparo da quegli infernali marchingegni chiamati automobili. Poi passavano i trattori a 900 chilometri all’ora, ma vai te a spiegarlo ai miei.

“Vabbè, fatto sta che la campagna, anche se può sembrar strano, era un posto dove, se ti volevi nascondere, probabilmente ti avrebbero ritrovato solo grazie all’utilizzo dei satelliti spia. E qui uno si domanda: “E il bello dov’è?”

“Eh, Cari Voi, il bello c’è eccome. Tutto quello che ha scandito i passi FONDAMENTALI della vita di una persona, sono passati (più o meno) per la segretezza, l’occultamento, il defilarsi. Tipo: mi devo slinguazzare per la prima volta con una e sono un misero ragazzino pre-puberale che non vuole disturbi dall’esterno (leggasi: gavettoni degli amici – che stanno male mentre slinguazzi una). Come fai? Molto semplice, sul dondolo scassato sotto la vigna di Piccinini. Oppure: mi voglio fumare una sigaretta in un posto in cui non mi vedano e dove posso agevolmente imboscare il mozzicone, oltre che far trascorrere una quantità di tempo ragionevole a farmi passare la fiatella di fumo, senza il richio di incontrare qualcuno. Che mi invento? Ovviamente, mi faccio il tragitto lungo-fosso che arriva fino a Meletole, dove la forma di vita più evoluta che puoi incontrare sono le anatre. Un gruppo di bulletti ti cerca per rifarti zigomi e dentatura? Ti imboschi veloce come il vento in uno dei gabbiotti da cacciatore che popolano la bassa, e che vengano a prendermi, se han voglia.

“Insomma, tutte robe che a 30 anni suonati fan ridere, ma che a 12-13 anni facevano la differenza fra la vita e la non-vita”.

*si accende una sigaretta con un fiammifero, che poi butta nel canale*

“Va da sé che intorno a questa cosa dei fossi, nascevano amicizie, sbocciavano amori e si consumavano duelli. Un microcosmo di storie personali che Beautiful sembra una ristampa di Topolino. E proprio con le persone di cui sopra, compi i primi memorabili passi che ti fanno diventare uomo: la prima slinguazzata (vedi sopra), la prima pisciata di gruppo nel canale, il primo bagno collettivo (a monte della pisciata, mai a valle, mi raccomando!). La prima sigaretta. Qualcuno la prima canna. Qualcun altro anche peggio.

“E le prime volte che ti fai un giro in camporella, nelle notti d’estate, con la tua amata di turno, ti viene sempre in mente lo stesso angolo di vigna. Non quello più in là, che era territorio di un altro, che magari non ci viene più da anni, ma non si sa mai. O quando te ne vuoi solo stare tranquillo con 2 amici ed una bottiglia di vino.

“E ti rimane sempre, ne cuore, quel richiamo verso i fossi. Tutte le volte che vuoi scappare, vai a finire, inevitabilmente, a pensare, con il fedele pacchetto di Camel Light e la cassa di birra delle grandi occasioni, a riflettere sul cosmo in riva ad un canale”.

*soffiando il fumo, stringe fra le dita la sigaretta proprio sotto la brace, che si stacca e cade per terra. Mentre la pesta, si mette il mozzicone in tasca*

“E se fumate lungo i canali, le cicche portatevele a casa, che non si degradano.

“Dicevo, entri a far parte di un sottobosco umano abbastanza florido per provenienze, capacità, caratteristiche e deformità, frequentando l’ambiente: c’era quello gobbo, quello che gli era arrivato un muretto in testa mentre giocava con una scopetta di plastica, quello che aveva i genitori separati (che allora era una rarità, e nelle nostre povere menti era una roba fica, perché ti faceva duro), quello che correva forte ma andava via storto, quello che faceva le scorregge con le ascelle che si sentivano anche con la radio al massimo. Ed i cugini compivano imprese mirabolanti. Grazie a colpi mortali che dopo tre giorni morivi.

*mentre parla, mima un pugno di scatto alla Bruce Lee*

“Giocavi alle robe più agghiaccianti del mondo, tipo fare a sassate, a nascondino variante se-ti-prendo-ti-picchio, ed a frustarti le gambe coi rami di salice. Roba da corte marziale. Che ti facevi male, iniziavi a singhiozzare come un aquilotto, chiudevi gli occhi e, nel tempo di contare fino a 10, quando li riaprivi eran tutti lì a tirarti in piedi per portarti a casa a disinfettarti. E lungo il tragitto ti prendevano per il culo, ti davano della mezza sega, ma intanto ti portavano a braccio.

“Poi iniziano i primi problemi, se così li vogliam chiamare. Arrivano i primi motorini, e quelli che ce l’hanno, vanno all’esplorazione delle terre emerse. Qualcuno inizia ad andare a scuola alle superiori, e quindi c’ha altro da fare; qualcuno addirittura si trasferisce. Riesci sempre a mantenere i contatti, ma per lo più ti perdi, poi vai anche tu per la tua strada, ed i fossi son sempre più asciutti, o forse sei tu che sei più alto, e quando ti butti, l’acqua ti arriva alla vita e non più al collo, come una volta.

“Però, tipo una volta al mese, vai al bar e ritrovi per caso uno della baby-gang, e inevitabilmente vai a finire sul discorso del ti-ricordi-quando… e tutto il pomeriggio si impenna nei ricordi, e vai a casa con la nostalgia.

“Poi, un bel giorno, passi in macchina e vedi un gruppo di bambini che gioca nei fossi dove giocavi tu prima, e ti ricordi tutto, e realizzi che non è più il tuo territorio quello. Da tanto tempo, ma chissà perché te ne accorgi solo adesso. Arrivi a casa col sorriso idiota di chi crede che il mondo fa un po’ meno schifo, oggi, ma non sa spiegarlo.

“Un giorno molto meno bello, invece, entri al bar, e realizzi che non parlerai più di certe cose. Perché la vita, quei compagni di baby-gang, te li ha portati via per sempre, ed è già passato un anno.
Ed anche se le sere d’estate per noi son finite, io sono ancora qui in riva al canale, singhiozzante con gli occhi chiusi, che spero di trovarmeli davanti quando li riapro”.

*si sdraiai in riva al canale, di schiena, con l’avambraccio sugli occhi. Debole, una vocina di bimbo sale nell’aria*

Uno, due, tre…”



Una vita non basta per lenire il dolore, figurarsi un anno.
Oggi più che mai, vi amo.

-L.

sere d’estate
dimenticate
c’è un dondolo
che dondola

25 gennaio 2008

Chi cerca trova

Sto cercando di scrivere al meglio quella roba che vi ho promesso, quindi per ora vi accontentate delle chiavi di ricerca. Mica posso buttarla giù alla brutto cane, eh, è una roba che devo sviluppare a modo.

Quindi. Procediamo.

Questo mese segnaliamo:

- mondo la douce
(querida, mi fai impazzire quando parli francese)

- cazzo peloso
(hai provato con la crema depilatoria?)

- meglio tardi
(che mai, sante parole!)

- 4 dita in figa
(tutti i gusti son gusti, comunque ora che ci sei mettici anche l’ultimo e vai giù di fisting!)

- animali morti per strada foto
(tu, vecchio, hai qualcosa che non va, ma qualcosa di SERIO)

- ausiliari di merda
(ma i verbi o quelli del traffico?)

- ciccioni con i capelli rossi
(né uno né l’altro, sorry)

- compiere 30 anni di merda
(a chi lo dici, vecchio, a chi lo dici)

- cosa c’è nello spruzzino del barbiere
(mah, non so, il napalm?)

- cosa mangiare a Parma
(hai provato ad aprire il menù?)

- culo ciccione peloso
(eh santo Dio, ma cos’hai nel cervello, i topi morti?)

- fa male un tatuaggio sulla schiena?
(ma neanche tanto, ti dirò)

- cosa vuol dire acculturato?
(hai presente te stesso? ecco, il contrario)

- fedina in quale mano?
(aridaje, ma sei quello del mese scorso che non c’è ancora saltato fuori?)

- Friends commedia da vedere e non da comprare
(grazie per avermelo detto, evito di prendere il DVD)

- gli uomini che toccano le tette alle donne
(fanno bene)

- il cazzo con violenza
(beh, contento tu...)

- lì lì
(dove, qui?)

- ma mi dite ke fate gg???
(ma mi dici che lingua parli?)

- mi hanno scopato con violenza
(e quindi? ti è piaciuto?)

- mora capelli corti
(bel fisico, alta 1,80, terza misura, cerca stallone per notti focose all’insegna del travestimento. Astenersi perditempo, no mercenari)

- occhio per occhio
(occhio al quadrato)

- orso truzzo
(Orso, te l’avevo detto che stavi male con quella giacca)

- patata rasata
(immancabile)

- pestata a sangue
(bastardi)

- quella troia della mia vicina
(sempre lei!)

- voglio una foto come Andy Warhol
(eh, caro mio, io ho già dato)

MA

as usual, la TOP 5! (che mi fa molto alta fedeltà)

5- un prosciutto stagionato scaduto fa male?
(solo se ti arriva su un piede, credo)

4- porno con tette disumane
(ueilà, ci trattiamo bene, eh?)

3- se non torno, chiamate il presidente
(ok Johnny, ma tu stai attento!)

2- scopare Venerdì sera a Bologna
(ah, io non so, chiedete alle Bolognocche, che loro son della zona)

ma soprattutto

1- ho messo il dito in culo a mamma
(e tuo padre come l’ha presa?)

Per questo mese è tutto.

Spero.

Baci e buon uichend
-L.

24 gennaio 2008

Intensa

Non trovo altre parole per definire questa settimana.
Sono di passaggio, ho giusto qualche minuto prima di dovermi presentare ad un concerto per spinare la birra (evitiamo commenti, thx).
Domani devo raccontarvi una cosa, portate pazienza.
Baci,
-L.

16 gennaio 2008

YAWN

Che uno dice: "Ho sonno".
Eh, sì, bravo.
Fai alla svelta, tu, a dire ho sonno, caro lettore narcolettico, ma non è mica così facile.
Anche io ho sonno. Ma mica una roba normale.
Mica da dire: "Oh, però stamattina starei a letto volentieri".
No.
Quelle sonnolenze devastanti.
Quelle che guidi per la prima metà del tragitto fino in ufficio con l'intuito, e per la seconda con l'olfatto, perchè di aprire gli occhi non se ne parla proprio.
Di quelle che fermo allo stop appoggi la testa al sedile e chiudi gli occhi un attimo "intanto che diventa verde il semaforo", e li riapri con un branco di tigri attaccate al clacson che ti maledicono, mentre davanti a te si estende la strada deserta.
Che arrivi in ufficio che è già una giornata di merda.
Che poi trovi uno (e qui, caro lettore garantista, ci sta proprio il pronome "uno") che ti fa:
Uno: "Allora, ti sei riposato?"
Lillo: "Eh?"
U: "No, dico, sei rimasto a casa, ieri, ti sei riposato?"
L: "Veramente ho fatto 9 ore di convegno sulle case passive ed a basso consumo".
U: "Ah".
-silenzio imbarazzato-
U: "Vado in magazzino che mi aspettano".
Ora, dopo aver pregato svariate volte a San Simone dei Pirenei (protettore dei Cazzi Miei), aver contato fino a 1.000 respirando profondamente, e dopo aver dettofattobaciatoletteratestamento, io mi domando e chiedo: ma stamattina non potevo restare veramente a letto?
Baci,
-L.

07 gennaio 2008

Parma cena, la polizia non può mangiare

*due loschi figuri sono nascosti in macchina di fronte al ristorante “Da Gianni”, al parcheggio scambiatore del casello di Parma*

Losco Figuro 1: ”Mamma Lupa, qui Romolo e Remo, passo”.
Voce alla Radio: “Qui Mamma Lupa, dimmi Romolo, passo”.
LF1: “Sono Remo, passo”.
VR: “Va bene lo stesso, dimmi”.
LF1: “Il soggetto è arrivato sul luogo, passo”.
VR: “Quale soggetto?”
LF1: “Quello con la macchina modello Modus nera senza un fanale, come cactus si chiama...”
VR: “Dio mio! Lillo! Mi raccomando, massima prudenza, quel bastardo ne sa una più del diavolo!”
Losco Figuro 2: “Dalla faccia non si direbbe...”
LF1: “Eh, lo stavo pensando pure io”.
VR: “Remo, sei ancora lì? Passo”.
LF1: “Sì Mamma Lupa, stavamo commentando Romolo ed io che di primo acchito non sembra quel granché, sto tizio...”
VR: “Remo, sono i peggiori, quelli che non sembrano un granché”.
LF1: “Effettivamente... beh, vabbé, teniamo la posizione, passo e chiudo”.
LF2: “Anzi, rettifico, c’ha proprio la faccia da pirla”.
...

LF1: ZZZzzzZZZzzzZZZ... ronf ronf...
LF2: “Oh, svegliati”.
LF1: *YAAAWWNN* “Cosa c’è?”
LF2: “E’ arrivata compagnia per Lillo”.

*da una macchina grigia cabrio scendono due super-super gnocche bionde*

LF1: “Chi era il pirla, scusa?”
LF2: “Oh, giuro che ritiro tutto”.
LF1: “Stanno risalendo in macchina”.
LF2: ...
LF1: “Che c’hai?”
LF2: “Quello è in macchina con due donne e io son qui con te. Posso essere leggermente perplesso?”
LF1: “La smetti?”
LF2: “Ok scusa”.
LF1: “Aspè, sta rispondendo al telefono. Ce l’hai il microfono per le intercettazioni ambientali?”
LF2: “E ti pare che esco senza? Tiè, pigliatelo”.
LF1: “Grazie”.

*il Losco Figuro 1 orienta una parabola gigantesca verso la macchina di Lillo*

Lillo: “Si, vabbè, ho capito, state lì che vengo a prendervi”.
LF1: “Hai sentito? Ci siamo!”
LF2: “Veramente le cuffie le hai tu, se me le passi magari...”
LF1: “Ah, sì, scusa, toh”.

*il Losco Figuro 2 si mette le cuffie*

Cuffie: “Balliamo... è da tanto tempo che non lo facciamo...”
LF2: “Ma che cazzo stai ascoltando?”
LF1: “Perchè?”
LF2: “Qui si sente la radio”.
LF1: “Quanto avevi in Intercettazioni Telefoniche Ambientali ai Caselli, all’Accademia?”
LF2: “4 fisso, perchè?”
LF1: “Eh, lo so io perchè. Molla tutto, va, che si è incamminato... passami il binocolo”.

*il Losco Figuro 1 osserva la scena dal binocolo*

LF1: ...
LF2: “Allora?”
LF1: “Te lo dico solo se mi prometti di non agitarti”.
LF2: “Cosa c’è? Droga? Tratta di schiave? Commercio d’organi? Lo massacro quel bastardo!”
LF1: “No no, molto peggio”.
LF2: “???”
LF1: “Sono altre due donne”.
LF2: “EHHHHH???”
LF1: “Già”.
LF2: ...
LF1: “Se ti azzardi anche solo a pensare quello che credo, ti stallo la testa a morsi”.
LF2: “Ok, scusa”.

*una macchina azzurra con sopra due donne si accosta a quella di Lillo e delle Derelitte. Scendono le due Bolognocche, che salgono in macchina da Lillo insieme agli altri. Conteporaneamente, arriva anche la Vale, che scende e si unisce al gruppetto*

LF1: “Un’altra? Ma cos’è? Qui c’è un giro losco... il parcheggio scambiatore... hmmm. Magari è uno scambio di coppie! No, da scartare, son 5 donne ed un uomo... e poi, oddio, uomo. Quindi scartiamo anche lo sfondo puramente sessuale. Hmmm... forse terrorismo internazionale? Ehi, tu che dici?”
LF2: SBAVAZZZ... SBAVAZZZ...
LF1: “Mamma Lupa? Qui Remo, passo”.
VR: “Remo, qui Mamma Lupa, dimmi pure, passo”.
LF1: “Mamma Lupa, manda un’ambulanza con una camicia di forza e due infermieri robusti, abbiamo un problema con Romolo, passo”.
VR: “Ok, provvedo. Remo?”
LF1: “Sì, Mamma Lupa?”
VR: “Te l’avevo detto che è meno scemo di quel che sembra”.
LF1: “Mamma Lupa, vai a fare in culo, passo e chiudo”.

*il gruppetto discute appena, e poi tutti salgono in macchina e si dirigono verso il centro di Parma*

LF1: “Mamma Lupa, sto seguendo i sospettati... si dirigono verso il centro città. Dalle intercettazioni informatiche, risulta che il posto sia sempre quello? Passo”.
VR: “Sì Remo, dirigiti all’Osteria XX Settembre, anticipali”.
LF1: “Perchè dovrei anticiparli invece di seguirli?”
VR: “Perchè con la sfiga che hai, loro trovano posteggio e tu no”.
LF1: “Roger, Mamma Lupa, concordo, ci sentiamo fra 10 minuti, chiudo”.

*una macchina accelera e sorpassa i nostri beniamini*

Vale: “Occhio Lillo a quella panda bianca!”
Lillo: “Tranquilla Vale, l’ho vista... Certo che una freccia la poteva pure mettere fuori, guida come uno sbirro!”
Vale: “Lillo, ma ci vedi? No, perchè mi sai un tantino disorientato...”
Lillo: “Ah, non ti avevo detto che con l’asfalto umido, il riflesso dei lampioni e dei fanali, le lenti a contatto ed il vetro sporco, guido praticamente con l’olfatto?”
Vale, Patty e BDP: “AIUTTOOOOOOoooo...”

*cambio scena. Un tizio non molto alto, con capelli lunghi ricci unti e bis-unti, osserva il drappello che entra all’osteria, stando fermo di fronte all’entrata, parlando con un suo amico lì a fianco*

LF1: “Eccoli... fai finta di niente... non farti notare...”
LF2: “Non farti notare, mi dice... ma pensa te...”
LF1: “Embè? Cosa c’è?”
LF2: “Ti sei pettinato come lo Spinone di Magioglio e ti sei profumato come il barboncino di Dolce e Gabbana, e mi vieni a dire di non farmi notare. Ma pensa te”.
LF1: “Ho esagerato, dici?”
LF2: “Eh, vedi tu... mi sembra di essere uscito con il Lorenzo Lamas Barese...”
LF1: “Hmmm, sì, forse ho esagerato. Shhh, fa nulla, arrivano”.

*davanti alla porta sfilano tutte le pulzelle, e Lillo chiude la fila*

LF1: “Hai visto? E’ entrato per ultimo! Il capo non è lui!”
LF2: “Ah no? E da cosa l’hai capito?”
LF1: “Eh, il capo entra sempre per primo. Ma ti devo spiegare tutto, stasera?”
LF2: “Scusa, ma...”
LF1: “Cosa?”
LF2: “Mi spiace deluderti, ma temo sia semplicemente educato. Sai, far entrare prima le signore è classificato nei gesti educati da parecchio tempo...”
LF1: “Hmmm, effettivamente questo Lillo ci ha già fregato una volta, farei meglio a non sottovalutarlo”.
LF2 (sottovoce): “Sì, e magari faresti ancora meglio a cambiare pettinatura, che fai schifo”.
LF1: “Come dici, scusa?”
LF2: “No, niente, niente”.
LF1: “Entriamo anche noi, seguiamoli”.

*poco dopo, alla comitiva si aggiunge anche GG, arrivato in leggero ritardo. Scattano presentazioni, baci abbracci e pizzicotti, ed un brindisi con lo Spritz*

LF1: “A-HA!”
LF2: “Takeeee oooon meeeee..... Take on me... Taaaaakeeee meeeeee oooooooon... Take on me...”
LF1: “Ehh?”
LF2: “A-ha, Take on me, 1985. Canzone fantastica”.
LF1: “Giuro che ti faccio trasferire in Barbagia”.
LF2: “No, Barbagia no...”
LF1: “Shhhh, zitto. Si stanno sedendo”.
LF2: “Senti, ma non è che stiamo prendendo un granchio? A me sembra solo una cena fra amici”
LF1: “Ma che amici, che questi non si sono mai visti. E poi lo sai chi è quello che è appena entrato?”
LF2: “Effettivamente no”.
LF1: “Quello è GG!”
LF2: “GG? Quello è GG? Ma proprio GG?... E chi minchia è GG?”
LF1: “Uno di Fidenza!”
LF2: “Il che costituisce reato?”
LF1: “Effettivamente no”.
LF2: “E quindi perchè siamo qui?”
LF1: “Ma non vedi? Cosa ci fanno insieme due ragazze di Bologna, due di Trento, un lui ed una lei di Fidenza e Lillo, che è di Poviglio?”
LF2: “Da quel che vedo, al momento, stanno ordinando gli antipasti”.

*entra nel locale anche LoStupido, e si aggiunge al tavolo della comitiva*

LF1: “E questo come lo spieghi? eh? Quello è Jury, un altro tipo di Fidenza. Cosa mi dici, adesso?”
LF2: “Che sei paranoico, ti dico, e che ti faccio ricoverare appena torniamo in centrale, e che mi stai pure un pò sul cazzo, perchè mi hai fatto cacciare nel cesso un venerdì sera per fare un appostamento inutile ad un gruppo di persone che stanno semplicemente cenando insieme”.
LF1: “Ah sì?”
LF2: “Veramente vorrei aggiungere una cosa, e cioè che sei un coglione! Ora è veramente tutto”.
LF1: “Ah davvero? E allora lo sai cosa ti dico?”
LF2: “Sentiamo, coglione”.
LF1: “Io prendo uno Spritz, te vuoi il solito Prosecco dell’Emilia?”
LF2: “No, uno Spritz anche per me, grazie”.

*si sente un rumore di interferenza. Il Losco Figuro 1 estrae un walkie-talkie dalla tasca*

VR: “Remo, qui Mamma Lupa, passo”.
LF1: “Qui Remo, dimmi Mamma Lupa”.
VR: “Come procede, Remo? Li tenente d’occhio?”
LF1: “Mamma Lupa, una cosa. Tutto quello che diciamo viene registrato in centrale, giusto?”
VR: “Sì, Remo, perchè? Passo”.
LF1: “Perchè vorrei che rimanesse negli archivi che la prossima volta che ci incastrate per una puttanata del genere, invece di lasciarci fare il nostro mestiere (che fa già schifo di suo senza che lo peggioriate voi), giuro che vi denuncio al Procuratore della Repubblica. Hai capito e sentito tutto, Mamma Lupa? Passo”.
VR: “Forte e chiaro, Remo”.
LF1: “Qui Romolo e Remo in aperitivo, siete pregati di non rompere più le palle per il resto della serata. Passo e chiudo!”

*cambio scena. Dall’esterno del locale, la via è deserta. Due uomini escono e si incamminano a piedi verso il centro della città. Uno dei due, passando di fianco ad un cassonetto, vi butta dentro un oggetto nero, che emette dei suoni...*

VR: “Remo? Mi senti? Ti posso spiegare...”

...

Ok, potrei andare avanti per ore con sta cosa.
Ma non vi direi quanto mi sono divertito venerdì sera.
O quanto mi son trovato bene con GG.
O quanto sia bello il sorriso della Vale.
E quello della Patty.
E della BDP.
E della Mafy.
E della Cally.
Quello di Jury è orrendo, ma vabbè, uno brutto ci voleva.
Che però ha saldato un debito vecchio vecchio, e quindi per lo meno è uno onesto.
E quanto ho mangiato. Troppo.
E quanto ho bevuto. Troppo poco. Ma non mi volevo perdere nulla, per cui va bene così.
E di quanto sia odioso essere messo alla porta di un locale mentre devi finire la birra. Specie dopo che abbiamo dato spettacolo giocando al gioco delle sedie (“l’ultimo che si siede paga da bere” “COSAAAA?” “viaaaaaaaaaa”).
Più o meno come girare per Parma come delle trottole e non trovare niente (e dico NIENTE) di aperto.
O quanto sia bella la clessidra tenuta ferma dalle due giraffe. Roba d’altri tempi.
O di quanto sia strano trovarsi e parlare con gente che non hai mai visto, ma che (non sai come) ti sembra di conoscere da un bel pò.
O quante cose vorrei raccontarvi, ma so che è inutile, perché, purtroppo, bisognava esserci.
Ma ci saranno altre occasioni, oh, se ci saranno. L’importante è che ci siate anche voi.

Eh, perchè senza di voi, Cari Voi, non se ne fa proprio nulla.

Grazie a tutti della serata, a quelli che c’erano, e a quelli che c’hanno provato.

Baci,
-L.

P.S.: vi giuro che c’ho provato ma no, una cosa seria non mi viene fuori neanche a morire.
P.P.S.: e neanche una breve.
P.P.P.S.: e grazie a tutti di non aver scattato foto.

04 gennaio 2008

Sarò breve

Stasera ore 20.00 al parcheggio scambiatore fuori dal casello dell'autostrada di PR, a meno che le strade non siano impercorribili.

Qui da me lo sono già adesso, ma non diamo mai niente per perso prematuramente. Magari si mette meglio.

Sperèm.

Baci,
-L.

01 gennaio 2008

Chi ben comincia

Buongiorno.

O meglio.
Buon pomeriggio.
E buon anno.

Messi da parte tutti i convenevoli e le frasi di rito, oltre che i classici buoni propositi da capodanno,
vediamo di passare alle cose serie.

Ossia.

Dal mese scorso ho messo su ShinyStat, e finalmente anche io posso accedere al fantastico mondo delle chiavi di ricerca.

Non ci credevo, quando leggevo gli altri. Dio santo.

C’è gente malata al mondo.

Ma andiamo con ordine.

Partiamo subito con un magnifico e gettonatissimo tatuaggio sulla figa, in tutte le sue varianti, che ha riscosso veramente un grande successo nei miei accessi. Ora, la domanda è: ma si intende un tatuaggio fatto proprio lì, o uno che rappresenta il suddetto organo? Ai posteri l’ardua sentenza.

Proseguiamo il viaggio con qualche problema di aritmetica, incontrando tutte le varianti di 4 dita di violenza. Ragazzi, aprite la mano di fronte alla vostra faccia e contate. Sì, anche il pollice va incluso. Sì, anche se è l’unico opponibile.

Avventuriamoci nel torbido, ed incontriamo un gruppetto ben fornito, che include uomo glabro, virilità, peluria, foto da vedere torso nudo peloso (oddio), uomo peloso. Gente, vi avverto: siete nel posto sbagliato.

Devo ammettere che sono quasi (e ribadisco quasi) felice di vedere che in assoluto la chiave di ricerca più in auge sia culi, seguito immediatamente da coscia. Bene, il mio blog è un punto di riferimento per culi e cosce. Poteva andare peggio.

Tipo a quelli che sono arrivati digitando after shave, after shave uomo, after shave chiedere (che è educazione, rispondere invece è cortesia), after shave uomo peloso, ma soprattutto denim per l'uomo che non deve chiedere mai after shave. Cazzo pensate di trovare qui?

Ma ora.
Ma adesso.
But now.

Scatta la top 10.

Al numero 10, entra in classifica come fanalino di coda bambino ciccione matrix, perché il bambino ciccione non smette mai di allenarsi, MAI!

Al numero 9, abbiamo un interrogativo in che dito si mette la fedina. Ma quale fedina, quella penale? E poi, vecchio mio, se ti devi mettere un anello al dito, quale sia il suddetto dito, ti assicuro, è l'ultimo dei tuoi problemi.

Al numero 8, entra di prepotenza i culi più fantastici, perché per meno non mi muovo neanche.

Al numero 7, un tenebroso scopata con violenza. Non so che progetti abbia tu per noi, ma è meglio che ne parliamo.

Al numero 6, abbiamo un meraviglioso tanto pè cantà perché me sento n’friccico nel core, perché non è mai troppo presto per ricordarsi il buon Nino.

Al numero 5, con una botta di vita, troviamo signora porno, con tutto il suo carico di simpatia!

Al numero 4, un bellissimo lillo scopa. Grazie per la fiducia accordatami, lo prenderò come un augurio o un suggerimento, e non come un imperativo. E non sognatevi nemmeno che sia una constatazione, siete fuori strada.

Al gradino più basso del podio, ad un soffio dalla vetta, si staglia contro il tramonto un monumentale occhi per il cazzo. Sinceramente, non ho parole. No, davvero.

Subito sotto la gloria (che non è una mia amica particolarmente libertina), il primo dei perdenti, un immenso quella troia della mia vicina. Certa gente ha tutte le fortune.

Ed al primo posto, la vetta dell’Olimpo, il climax della libido, l’olivetta nel Martini, mia nonna mi vuole provare la febbre con il termometro nel mio culo. Vecchio, condoglianze vivissime…

E per questo mese è tutto.

Tante cose, ci sentiamo presto. E, in alcuni casi, ci vediamo presto. Il 4 si avvicina!

Baci a profusione,
-L.