27 gennaio 2008

Alla tua età saltavo i fossi alla lunga

*notte fonda, canto dei grilli. Lungo la riva di un fosso piuttosto ampio, cammina un uomo, magro, nella scena illuminata solo dalla luna e dalle stelle*

“Questo qui è un canale, di quelli con le chiuse e tutto il resto, che servono per irrigare i campi. La mia zona è piena di quella roba qui, che adesso c’è da prendere la legionella solo a guardarli, ma quando ero piccino ci facevi il bagno dentro, d’estate. Che arrivavi a casa in mutande con i vestiti (pochi) in mano, e tua madre ti riempiva di sberloni, ma il giorno dopo tornavi a farlo.

“Qui da noi i canali sono istituzioni popolari. Tanta della vita di noi giovani campagnoli si svolgeva intorno ai canali. Sì, c’era il campo da calcio della parrocchia, la sala giochi, il parco pubblico. Tutta questa bella roba, eh, ha sempre fatto parte della vita del ragazzino comune. Ma per noi è diverso.

“Noi che siamo bifolchi, e che i nostri genitori mica c’avevano tutto il tempo del mondo per starci dietro, siamo cresciuti in un ambito potenzialmente mortale, ma che in ogni caso non prevedeva rischi di incidenti dovuti al traffico veicolare: la cosiddetta campagna (per noi, dialettalmente, la “sobla”, pronunciata con la S moscia)”.

*la figura, con un gesto leggero, salta dall’altra parte del fosso*

“Già, perché la campagna, nonostante fosse popolata di toponi, serpenti ed una pletora di insetti veramente poco simpatica, rimaneva comunque fuori dal mondo civilizzato, e quindi al riparo da quegli infernali marchingegni chiamati automobili. Poi passavano i trattori a 900 chilometri all’ora, ma vai te a spiegarlo ai miei.

“Vabbè, fatto sta che la campagna, anche se può sembrar strano, era un posto dove, se ti volevi nascondere, probabilmente ti avrebbero ritrovato solo grazie all’utilizzo dei satelliti spia. E qui uno si domanda: “E il bello dov’è?”

“Eh, Cari Voi, il bello c’è eccome. Tutto quello che ha scandito i passi FONDAMENTALI della vita di una persona, sono passati (più o meno) per la segretezza, l’occultamento, il defilarsi. Tipo: mi devo slinguazzare per la prima volta con una e sono un misero ragazzino pre-puberale che non vuole disturbi dall’esterno (leggasi: gavettoni degli amici – che stanno male mentre slinguazzi una). Come fai? Molto semplice, sul dondolo scassato sotto la vigna di Piccinini. Oppure: mi voglio fumare una sigaretta in un posto in cui non mi vedano e dove posso agevolmente imboscare il mozzicone, oltre che far trascorrere una quantità di tempo ragionevole a farmi passare la fiatella di fumo, senza il richio di incontrare qualcuno. Che mi invento? Ovviamente, mi faccio il tragitto lungo-fosso che arriva fino a Meletole, dove la forma di vita più evoluta che puoi incontrare sono le anatre. Un gruppo di bulletti ti cerca per rifarti zigomi e dentatura? Ti imboschi veloce come il vento in uno dei gabbiotti da cacciatore che popolano la bassa, e che vengano a prendermi, se han voglia.

“Insomma, tutte robe che a 30 anni suonati fan ridere, ma che a 12-13 anni facevano la differenza fra la vita e la non-vita”.

*si accende una sigaretta con un fiammifero, che poi butta nel canale*

“Va da sé che intorno a questa cosa dei fossi, nascevano amicizie, sbocciavano amori e si consumavano duelli. Un microcosmo di storie personali che Beautiful sembra una ristampa di Topolino. E proprio con le persone di cui sopra, compi i primi memorabili passi che ti fanno diventare uomo: la prima slinguazzata (vedi sopra), la prima pisciata di gruppo nel canale, il primo bagno collettivo (a monte della pisciata, mai a valle, mi raccomando!). La prima sigaretta. Qualcuno la prima canna. Qualcun altro anche peggio.

“E le prime volte che ti fai un giro in camporella, nelle notti d’estate, con la tua amata di turno, ti viene sempre in mente lo stesso angolo di vigna. Non quello più in là, che era territorio di un altro, che magari non ci viene più da anni, ma non si sa mai. O quando te ne vuoi solo stare tranquillo con 2 amici ed una bottiglia di vino.

“E ti rimane sempre, ne cuore, quel richiamo verso i fossi. Tutte le volte che vuoi scappare, vai a finire, inevitabilmente, a pensare, con il fedele pacchetto di Camel Light e la cassa di birra delle grandi occasioni, a riflettere sul cosmo in riva ad un canale”.

*soffiando il fumo, stringe fra le dita la sigaretta proprio sotto la brace, che si stacca e cade per terra. Mentre la pesta, si mette il mozzicone in tasca*

“E se fumate lungo i canali, le cicche portatevele a casa, che non si degradano.

“Dicevo, entri a far parte di un sottobosco umano abbastanza florido per provenienze, capacità, caratteristiche e deformità, frequentando l’ambiente: c’era quello gobbo, quello che gli era arrivato un muretto in testa mentre giocava con una scopetta di plastica, quello che aveva i genitori separati (che allora era una rarità, e nelle nostre povere menti era una roba fica, perché ti faceva duro), quello che correva forte ma andava via storto, quello che faceva le scorregge con le ascelle che si sentivano anche con la radio al massimo. Ed i cugini compivano imprese mirabolanti. Grazie a colpi mortali che dopo tre giorni morivi.

*mentre parla, mima un pugno di scatto alla Bruce Lee*

“Giocavi alle robe più agghiaccianti del mondo, tipo fare a sassate, a nascondino variante se-ti-prendo-ti-picchio, ed a frustarti le gambe coi rami di salice. Roba da corte marziale. Che ti facevi male, iniziavi a singhiozzare come un aquilotto, chiudevi gli occhi e, nel tempo di contare fino a 10, quando li riaprivi eran tutti lì a tirarti in piedi per portarti a casa a disinfettarti. E lungo il tragitto ti prendevano per il culo, ti davano della mezza sega, ma intanto ti portavano a braccio.

“Poi iniziano i primi problemi, se così li vogliam chiamare. Arrivano i primi motorini, e quelli che ce l’hanno, vanno all’esplorazione delle terre emerse. Qualcuno inizia ad andare a scuola alle superiori, e quindi c’ha altro da fare; qualcuno addirittura si trasferisce. Riesci sempre a mantenere i contatti, ma per lo più ti perdi, poi vai anche tu per la tua strada, ed i fossi son sempre più asciutti, o forse sei tu che sei più alto, e quando ti butti, l’acqua ti arriva alla vita e non più al collo, come una volta.

“Però, tipo una volta al mese, vai al bar e ritrovi per caso uno della baby-gang, e inevitabilmente vai a finire sul discorso del ti-ricordi-quando… e tutto il pomeriggio si impenna nei ricordi, e vai a casa con la nostalgia.

“Poi, un bel giorno, passi in macchina e vedi un gruppo di bambini che gioca nei fossi dove giocavi tu prima, e ti ricordi tutto, e realizzi che non è più il tuo territorio quello. Da tanto tempo, ma chissà perché te ne accorgi solo adesso. Arrivi a casa col sorriso idiota di chi crede che il mondo fa un po’ meno schifo, oggi, ma non sa spiegarlo.

“Un giorno molto meno bello, invece, entri al bar, e realizzi che non parlerai più di certe cose. Perché la vita, quei compagni di baby-gang, te li ha portati via per sempre, ed è già passato un anno.
Ed anche se le sere d’estate per noi son finite, io sono ancora qui in riva al canale, singhiozzante con gli occhi chiusi, che spero di trovarmeli davanti quando li riapro”.

*si sdraiai in riva al canale, di schiena, con l’avambraccio sugli occhi. Debole, una vocina di bimbo sale nell’aria*

Uno, due, tre…”



Una vita non basta per lenire il dolore, figurarsi un anno.
Oggi più che mai, vi amo.

-L.

sere d’estate
dimenticate
c’è un dondolo
che dondola

15 commenti:

Callista ha detto...

Che meraviglia, Lillo.
Un abbraccio

Vale ha detto...

E io che avevo bisogno di ridere. E invece mi fai commuovere come al solito. Dote pessima ma allo stesso tempo meravigliosa.

Maurizia ha detto...

Ho aspettato ma ne vale veramente la pena.
Baci.

bdp ha detto...

"solo il ricordo unisce ciò che la vita separa".
non so di chi sia, però è verissima.
un abbraccio

Anonimo ha detto...

Chettelodicoaffare.

Un anno,presto lo sarà anche per me. Triste compleanno...che poi uno quando comincia ad avere una certa età è sempre giù quando compie gl'anni no? E questi? Cosa dovremmo dire di questi "compleanni"?

Dovremmo dire che tutto quello che ti arriva ti serve. E' servito a te come è servito ai tuoi amici.
Solo che non capiremo mai come.

Però quando è il momento, e tutti gli amici ancora presenti si riuniscono, e basta lo sguardo per capire che stai provando le stesse emozioni di altre soquante persone, allora ti rendi conto che qualcosa ancora c'è, ti rendi conto che il sacrificio non ha portato solo privazione.

graziealcazzo.

Quello che ti arriva ti serve.

rompina ha detto...

che bello!
mi hai riportato indietro alle vacanze da bambina, quando formavo ogni anno "la banda" di cui ero sempre il capo ed insieme a bambini raccattati qua e la' emulavamo "la guerra dei bottoni" e similaris...
che bella anche la citazione fornaciariana... ;o)

LoStupido ha detto...

ecco perchè non fai l'ingegnere: te non sei un ingegnere.
e questo è il più bel complimento che ti possa fare.

MARGY ha detto...

madòòòò Lillooo questo post è troppo lungo!..non ce la faccio a leggerlo tutto...
ti adoro lo stesso, ma stavolta passo! :S

bacio :D

Master of Fouls ha detto...

...no...non sei un ingegnere...

MoF

Papikita ha detto...

bellissimo.
tristissimo.
anch'io faccio il "compleanno", il 1 febbraio.
e anch'io avrò centomila ricordi ma che non potrò condividere con qualcuno a cui è andata molto peggio che a me.

bravo bravo lillo.

morail ha detto...

bello!

Pappina ha detto...

L'avevo già letto da un po' ma non potevo commentare, ora sì.
Beh, oh, mi ha fatto venire i lucciconi, ché mi ha riportato a un paio di situazioni già lontane ma ancora dolorose.
E il post lo hai scritto molto bene.

patty ha detto...

che bello lillo...mi sembra proprio di esserci li sul dondolo (ovviamente sono pigra, nn potrei mai vedermi CORRERE tra i campi,quindi vada x la versione sedentaria)...e in effetti devo ammettere che un'infanzia del genere, da bambina cresciuta in città con a disposizione ben TRE MENTRI QUADRI d'erba mi è mancata...!!
lacrimuccia...:(

Larry ha detto...

Bel pezzo.
Come colonna sonora mi sarei aspettato un
"che si sta bene qui seduti in riva al fosso
stiamo bene qui, seduti in riva al fosso..."

ma anche Blue di Zucchero ci sta bene.

Obvious ha detto...

Molto emozionante, complimenti!