31 dicembre 2009

Post di corsa

Che altrimenti mi si bruciano le lasagne in forno.
Dai che è quasi finita.
A me le feste danno ansia da prestazione, Cristo.

09 dicembre 2009

Vade dietro

Merda.

[Che mi rendo conto non sia il modo migliore per iniziare un post, ma “le palle stanno in poco”, come diceva Efrem Bertazzoni, noto sociologo e politologo da Bar della bassa].

E’ andata. E’ andata bene. Pare [e dico pare] che abbia un lavoro, uno serio, intendo dire.

Una bellissima conversazione, tranquilla, con toni chiari, senza zone d’ombra. Anche per quanto riguarda il compenso, neanche uno screzio, un accordo cristallino.

Senza una piega.

Perfetto.

Merda, dicevo.
Merda perché, per quella gran cosa che è l’equilibrio cosmico, se mi è andata così bene oggi, non mi azzardo a pensare a quale sonora inculata mi arriverà domani.

[Invecchiando, si diventa refrattari anche alle buone notizie. Son cose].

08 dicembre 2009

Waiting for?

Aspetto con ansia la risposta che giungerà domani e, nel frattempo, non c'è verso di chiudere occhio.
Perchè le cose stanno così: non è tanto la risposta, ma è l'attesa che ti sfianca.

03 dicembre 2009

On the road again(st)

Sai mai la vita.
Non si può mai dire.

Infatti sto zitto, che prenderla in quel posto è un attimo (la vita è una tempesta, ma prenderla nel culo è un lampo, diceva il tale).

Che nel duemilaedieci mi succederanno un sacco di cose interessanti. Cioè, un po’ mi succederanno, un po’ le farò succedere, che non ti arriva mai tutto in braccio così, per caso, ma un pochino ti ci devi applicare, che se ti siedi sulla sponda del fiume ed aspetti di vedere il cadavere del tuo nemico, va a finire che lo vedi passare in yacht, altroché.

E allora sotto a sgrugnare e fare figure barbine (holy shit, sto diventando un’educanda) perché tanto c’hai niente da perdere.
Che però alla fine un po’ ti logori. Mica puoi continuare a girare come un pirla tutto il tempo senza imbroccarne una; cioè, puoi, ma mi fa molto Fantozzi, il che non stimola la mia autostima.

Vai a capire perché scandisco tutti i cambiamenti seri della mia vita con periodi dell’anno similari. “Anno nuovo, vita nuova” questo giro potrebbe ANCHE avere un senso [ma anche no] [uso le parentesi quadre che fanno un po’ più alternativo] {le graffe invece sono pompose, cioè no, kitsch più che altro, con sta’ puntina in mezzo} [ecco, le quadre son minimaliste, fan più design], dicevo? Si, che potrebbe avere senso, e c’ho paura di questa cosa, un pochino, almeno.

E di un sacco di altre faccende che mi fan dormire male.

Che aspetto risposte e sono nervozizzimo.
Che già so le risposte ad alcune domande, ma non le voglio sentire.
Che non va tutto come dovrebbe, il che vuole anche dire che qualcosa lo fa, quindi non è che mi possa lamentare del tutto.
Che c’ho l’ansia da prestazione e siamo ancora in alto mare.
Che, cazzo boia, alla fine la roba che rompe di più i coglioni è dover tornare all’Ikea.

State bene, brava gente.
-L.

11 novembre 2009

Home

“Casa” non è un posto, ma persone.

E come quando (fuori piove) te ne vai dalla tua casa materna/paterna, ti accorgi che ti manca perché non ci sei più dentro come prima. Le magliette non si stirano più miracolosamente da sole.

I piatti non si incolonnano diligentemente verso la lavastoviglie come una volta.

Al centro di ogni stanza, si apre un portale per il Piano Elementale della Polvere.

Adesso ti arrangi, cazzone.

E non si capisce bene perché questo dovrebbe darti un senso di… libertà? Indipendenza?
Cosa c’è, ci si deve sentire più adulti, maturi, nel lavarsi i calzini?

Credevo che diventare grandi volesse dire avere delle responsabilità (serie, intendo), ed un senno maggiormente sviluppato rispetto a quello del sellino di una bicicletta.

Eppure, capisco che non sia una cosa importante, ma necessaria. Per sconfiggere delle paure, per mettersi alla prova forse, ma comunque per dimostrasi qualcosa. Che volenti o nolenti, lo sappiamo tutti che avere una mamma ed un papà, oltre che una gran botta di culo (almeno nel mio caso) è anche una comodità mica da ridere.

Quindi, so già che i miei 4 muri non mi mancheranno tanto come il sorriso di mia nonna, come mia madre che rompe le balle per qualcosa, come il mio babbo che ha bisogno di nonsisacosa. Il mio letto non sarà più scomodo, ma non ci sarà Bongo la mattina che mi lecca la faccia per svegliarmi (senza suoneria, Callaghan).

E non è neanche l’anno migliore, per il lavoro, per le persone che ho perso, e per mille altre cose. Quindi, è per forza l’anno giusto, che se ce la fai ora, coglionazzo, persino uno come te può dire di essere a metà strada.

Quindi, lo faccio. Ecco, l’ho detto. Non posso più tirarmi indietro.

Però, mamma, domattina svegliami tu, che non ho voglia di puntare il telefonino.
Alle 7 e mezza, grazie.

-L.

15 ottobre 2009

Vorrei tanto

...sapere chi è il mandante di tutte le cazzate che faccio.
E, intanto che ci siamo, capire anche perchè mi ostino, che so già in partenza come va a finire.

18 settembre 2009

ON AIR: Barry McGuire, the Eve of Destruction

Bravo. Bravissimo.
Sei stato veramente bravissimo.

E’ stata dura, eh? Immagino. Ti ho seguito, sai?
Oddio, non da subito, no, c’era troppo da fare, non sapevo da che parte prendere. Sono sicuro che capisci.
Da dove siamo partiti? E’ passato tanto tempo che non riesco a ricordarmi bene. Ah, sì, ecco, adesso mi ricordo.
Siamo partiti dai meridionali. Sì, dai, i meridionali! Abbiamo iniziato con loro. Ma dai, sì, che li chiamavamo “terroni”! Ti ricordi? Che oltretutto siete anche stupidi. Perché se sapeste cosa significa “terrone”, sapreste anche che, avendo tutti radici contadine, in pratica siamo tutti un po’ “terroni”. Eh, sofismi, ma è bello rimarcare la vostra ignoranza.

E poi chi è venuto? Non mi ricordo se i marocchini o gli albanesi. Sì, proprio quando si diceva “ma dai, affonda ste’ barche con i profughi, che non ti vede nessuno! Mica li puoi tenere tutti qui in Italia, no?” Eh già. Tempi andati.

Poi? La mia memoria non è mai stata un granché. Anche perché fra zingari, musulmani, cinesi… con tutta sta gente, si fa confusione, no? Ma l’importante è che abbiamo fatto un gran lavoro, insieme.
Io ci ho messo del mio, tu la manodopera.

E poi, quando abbiamo finito con questi, siamo passati a confini più stretti. Gli altri stati europei.
Le altre regioni.
Le altre città.
I paesi vicini.
I vicini. Di casa.

E, piano piano, siamo arrivati fin qui. E siamo rimasti solo io e te. Sarà passata al massimo mezz’ora da quando abbiamo ucciso insieme il penultimo essere umano di questo pianeta.

E adesso, mentre guardi l’Odio dritto negli occhi, e ti rendi conto che sei rimasto da solo, e che hai un solo colpo nella pistola, adesso che sai che è rimasta solo una persona da odiare, e probabilmente era quella da odiare fin dall’inizio, adesso che sei arrivato a questo punto, lo sai vero, che devi fare?

E fai una cosa fatta bene, per una volta nella tua vita. Infilatela in bocca, quella pistola.



BANG.

But tell me
Over and over and over again, my friend
Ah, you don’t believe
We’re on the eve of destruction

17 settembre 2009

Altro che full metal jacket

Anche se dovessi mangiare il fottuto fango, bere dalle pozzanghere o chissà quale altra cosa, ti giuro che mi piego tre o quattro volte, ma a spezzarmi non ce la fai neanche tu.
Che dopo aver studiato una vita ed avere dei ritmi fissi da più di 15 anni, non ci vuole poco a smettere tutto ed iniziare una roba come questa.
Ma vengo da una famiglia che ha fatto la scuola dura e, caro mio, io sono il più stramaledettamente duro di tutti.
Quindi metti via le voglie, perchè tanto non ce la farai mai.

21 agosto 2009

Ventun Agosto Duemilanove

6.
Sembra ieri. E forse lo è.
E non lo scrivo, che tanto lo sai, no?
-L.

08 agosto 2009

Così va, se vi pare.

- Ciao.
- Mh.
- Serata dura, eh?
- Mh.
- Non ti trovo molto socievole, oggi.
- Scusa, è che ho esagerato.
- Effettivamente potevi fare con meno.
- Oh, chettedevodì…
- Si, dai, non è che ad ogni compleanno, anniversario ed onomastico ti puoi ridurre così.
- No, non è mica colpa del compleanno del Capitano.
- Ah no?
- No.
- E di cosa allora?
- Lo sai.
- Ma smettila.
- No, davvero.
- Ma sei ancora messo così?
- A quanto pare.
- Cioè, fammi capire… hai bevuto per non pensarci?
- Per dimenticare, per essere più precisi.
- Per dimenticare cosa?
- Lo sai.
- Non ti puoi dimenticare... quella roba lì.
- Ed infatti non ci sono riuscito, però, almeno per un po’, ce l'ho fatta a non pensarci.
- Ma venire a casa non era più semplice?
- Non posso mica andarmene ogni volta. Devo abituarmi.
- Certo che bere per dimenticare è proprio un cliscè cinematografico.
- Si dice cliché.
- Si vabbè, quello. Rimane il fatto che è una roba… pietosa?
- Me ne rendo ben conto.
- Senza considerare che rischi la pelle e la patente tutte le volte.
- E’ più della pelle, che mi interesso, la patente l’ho messa in conto anni fa.
- E allora che cosa hai pensato di fare?
- Boh.
- Non è un granché, come piano.
- Effettivamente fa schifo.
- E quindi?
- Per adesso vado in Sardegna, poi ci penserò quando torno.
- Rinviare di una settimana non cambierà niente.
- Ed infatti sarebbe una gran cosa andarmene.
- Addirittura?
- Lo sai meglio di me come mi sento. Cosa sento.
- Parlarne?
- E con chi?
- Con le persone interessate.
- Questa mi sembra una cazzata.
- Perché?
- Perché non voglio ferire nessuno a cui voglio bene, quindi faccio quello che mi riesce meglio.
- Mentire?
- No, andare avanti.
- Per arrivare dove?
- Non so dove arriverò. Però almeno so dove non devo andare.




"Solitudine non è essere soli, è amare gli altri inutilmente".
Mario Stefani.


Buone vacanze, brava gente.
-L.

04 agosto 2009

Lillo caput mundi

Fatto. Finito. Stop.
Adesso dobbiamo solo smontare tutto e poi siamo a posto.

Questa edizione della Festa del Partito di Sticazzi (giusto per capirci che me ne interesso davvero tanto, di politica) è stata durissima, ma la nuova squadra del bar ha tenuto botta. Con malinconia e sgagnando del nervoso, ma vabbè.

Certo, avessimo bevuto appena meno e avessimo dormito un po’ di più, magari si sarebbe faticato la metà, però non possiamo mica star qua a pettinare le bambole, no?

Quello che conta è che tutti si siano divertiti (qualcuno di più, qualcuno di meno).
L’ormone era altissimo come al solito (non per nulla, il ritrovo abituale viene definito “l’Ormonificio”), ma nessun incidente diplomatico, anche se alla fine abbiamo constatato di aver sfiorato la tragedia un paio di volte. Oh, non abbiamo neanche fatto a schiaffi, ma neanche una volta. Una roba incredibile, proprio. Meglio. In compenso, le slinguate si sono susseguite con una frequenza impressionante, roba che mi sembrava di essere tornato alle superiori.

L’unico appunto, ecco, che volevo fare… è un’inezia proprio, una robetta da niente, ma insomma… ecco sì, mettiamola così: io te lo dico, che lo so che stai leggendo. Ti conosco, mi conosci (meno di quello che pensi, eh), per cui lo so che sei lì. Ci si arriva dal profilo di FB, quindi non mi sorprende che tu stia leggendo. No, non faccio nomi. Ho evitato accuratamente anche di dare ad intendere il sesso, così siamo proprio sicuri.

Per cui. Indi.
Sforzati.
Fammi sto favore.
E’ una roba da poco, ma a me arreca parecchio disagio (e uso pure l’aulico-solenne, merce rara).
Basta anche poco, mica dovete riportarvelo a casa.

Ma se proprio dovete venire a chiavare sul palco dei concerti, il preservativo almeno buttatelo nel cestino, per Dio.

E poi dicono che sono permaloso.

06 giugno 2009

.

Mi state sul culo.

Dio, se mi state sul culo.

Mica sempre, eh, solo quando fate così.
Quando volete aver l’ultima parola per forza.
Quando ve ne fregate del diritto di replica, quando parlate questa lingua idiota a cui non si può rispondere.

Cazzo Massimo quanto eri pesante. Non so se eri tu o il peso di quello che ci toccherà portare avanti da oggi. Eri talmente pesante che Manuel non ho avuto la forza di caricarmelo, in spalla.
Ma non ero mica da solo, quindi ci siete arrivati tutti e due dove dovevate andare. Che al contrario di quello che vi dicevo sempre io, non era “affanculo”.
Era un posto da dove ci sorriderete da una foto plasticata, che tanto io non ho visto e non voglio vedere. Perché non ci vengo a trovarvi lì.

Quando vi vorrò trovare, basterà che apra il mio cuoricino piccolo piccolo e faccia uscire un po’ di quei ricordi che ho di voi.

Sarete per sempre parte del mio Branco di Stronzi. Morire non vi è servito a niente.

Massimo & Manuel – still rolling!

28 maggio 2009

Time, for a change

Due ore e mezza.

Che insomma, ho capito che vuoi essere sicuro, che non ti puoi permettere di sbagliare sulla valutazione, che hai una certa responsabilità.

Ma due ore e mezza, Cristo.

Sai quanta roba posso fare in due ore e mezza?

Che poi c’era anche Elena che mi aspettava.

Ma tu no, chemmenefregammè, avrai pensato. E c’hai pure ragione, eh, ci mancherebbe. Sei tu quello che comanda. Però scusami, ti volevo chiedere una cosa.

Che non è carina, fa pure un po’ presa per il culo, però non resisto, ma soprattutto devo organizzarmi:

se per darmi la cintura verde, c’hai messo due ore e mezza, per la nera cosa faccio, mi prendo una settimana di ferie?

3 to go, mates.
Baci,
-L.

25 maggio 2009

..

Essere tristi d’estate non è bello.

Però, effettivamente, c’è poco da ridere.

In questi pessimi momenti mi ricordo di quando ero piccino, e non avevo i problemi che ho ora. Non riesco comunque a provare nostalgia per quei momenti: il fatto di ignorare completamente quello che mi aspettava non era una benedizione, anzi.
Con la consapevolezza arrivano le responsabilità ed i brutti momenti, ma tutto questo non è una giustificazione per l’ignoranza.

Almeno, fuori c’è il sole.

Ça va.

09 maggio 2009

Kimura


Chinati.
Di più. Si, l’hai schivato, ma di poco. Usa di più le gambe.

Muoviti.
Ecco, così. Bravo.

Adesso afferralo. Per la felpa.
No, non per il bavero.
Lo sai quello che devi fare.

Bene, proprio così.
Passa sotto, adesso. Tieni quell’avambraccio, per Dio.

Ok, l’altra mano, adesso.
Così.
Ce l’hai.

E adesso grida il mio nome, schiantalo per terra, e fa in modo che questo stupido capisca che tu sei il magro sbagliato a cui rompere i coglioni.

17 aprile 2009

Come direbbe Lucarelli

...paura, eh?
Ci sono, solo che son preso da un sacco di roba, ultimamente.
Tipo organizzare un incontro con tutta la marmaglia blogger non appena sverna (clima di merda).
Più tardi passo a trovarvi tutti.
Bacio,
-L.

14 febbraio 2009

We want you

Che alla fine, un buon amico che ti chiama stando dall'altra parte del mondo solo per sapere come stai, è sempre una gran cosa.

12 febbraio 2009

Che certi giorni alzarsi dal letto non è una buona idea

L’altro giorno stavo pensando (che già di suo è un evento di una certa rilevanza, mica succede tutti i giorni, eh).
No, mi dicevo proprio, certo che te, Lillo mio, hai un tempismo che non è da tutti. Cioè.
L’Italia va in malora (oddio, in realtà il mondo va in malora, ma stiamo nel piccolo, va) e te cosa fai?
Ti metti in proprio.

Minchia, un genio.

Poi ti incazzi se hai poco da fare.
Delle volte vorrei fare causa ai miei genitori, perché potevano almeno metterceli tutti, i pezzi, quando mi hanno fatto, o magari potevano dimenticarsi qualche parte meno importante del cervello.

E di seguito a tutto ciò scatta inesorabilmente:

a- Il conteggio dei tuoi anni
b- Il conteggio di quello che avresti voluto/dovuto fare ed invece no
c- Il conteggio dei tuoi numerosi e clamorosi fallimenti
d- La constatazione che non hai ancora combinato un cazzo nella tua vita (ma ci provi), che sei una merda, ma soprattutto che non ci sono più le mezze stagioni
e- L’insorgere di una depressione post-cognitiva di magnitudo 5.6
f- La voglia di redenzione che, come nei migliori film per famiglie, ti scava dall’interno, facendoti pensare cose assurde, del tipo “da domani si cambia” o addirittura “la prossima volta bevo meno”
g- La tristezza del sapere benissimo che questo ragionamento l’hai già fatto millemila volte e non ti ha mai portato da nessuna parte

Per cui: perché mi incazzo? Tanto manco ne vale la pena.
Passa la tua vita a sbronzarti la sera, facendo finta che vada tutto a meraviglia, e smettila di rompere le balle all’equilibrio cosmico con ste menate. Ecchecazzo.

Ma anche no.
Lo so che voler far da soli è difficile, ci vuole tempo, pazienza e tanto culo, ma io non ho mai avuto nessuna di queste tre cose. E mi sento male, e non ho voglia di scrivere, di allenarmi, di fare niente.
Male, Signor Anderson.

Passerà?
Mah, non ne sono mica convinto.
Intanto dovrei consolarmi (secondo illustri fonti giornalistiche) solo sapendo che tutto il resto del mondo non sta meglio di me, che illuminati professionisti pagati fior di quattrini non si spiegano perché i figli si stacchino dal nido dei genitori sempre più tardi, ma soprattutto perché Venezia sia un bel posto, ma andarci a vivere non se ne parla.

Insomma, oggi è una gran giornata di merda.

Bacio.

17 gennaio 2009

Di lavoro, Aipod sciaffel ed altre facezie

I miei tornano oggi dalle ferie: sono stati in giro per il mediterraneo su una nave gigantesca per 10 giorni (poveretti). A me è toccato il compito (per nulla ingrato) di badare al trio nonna-cane-casa, con risultati deleteri per la mia pazienza e le mie coronarie, ma vabbè, ormai è andata.

Ho intrapreso la carriera da solista (stop alle battute a sfondo sessuale, ok?) per quello che riguarda il lavoro, e come capita nelle migliori tradizioni, lì dalle parti di Natale un amico ha avuto bisogno per una questione urgentissima, ed ho lavorato per le Feste comandate. Ma alla fine la faccenda era realmente urgentissima, e poi quando uno parte mica si può sputare in mano, quindi sono felicerrimo così.
Sembra che abbia già trovato un’altra cosa da portare avanti, quindi dai, le buone premesse ci sono. E poi svegliarsi ed andare a lavorare in mutande (che bella immagine, eh?) ad un metro scarso dal tuo letto è, oggettivamente, una figata.

Ieri sera quella gran brava persona di Skarfo mi ha portato il mio nuovo, sfavillante e meraviglioso I-Pod Shuffle. Ora sto componendo la hit list per andare a correre la mattina, il che mi si rivela un’impresa niente male. Devo capire quando e dove mettere i pezzi, bilanciare i contenuti, erogare la carica co parsimonia ma senza farmi aspettare troppo, un lavoraccio, insomma.
Tutto questo mi fa molto Alta Fedeltà, che alla fine non mi dispiace.

Queste Feste di Natale e Capodanno le ho digerite solo adesso. Eh sì. C’ho messo un pò.
E’ che son lento, in queste cose. Le Feste così son sempre pericolose, vuoi per la mangiazza continua, vuoi per la sbevazza insistente (che forse è peggio), vuoi perché rivedi un sacco di gente, e non è sempre una bella cosa. Ci sono angoli seppelliti che dovrebbero rimanere al loro posto ma non lo fanno, o meglio, sembra che ci sia una squadra di nani speleologi vestiti di rosso che abbia come compito quello di disseppellire tutto ciò che tu hai diligentemente rimosso dalla tua testa, complice anche la meravigliosa possibilità di dimenticare, che non sempre è concessa a noi poveri stolti.

Comunque sia, pianeta Terra, tutto come al solito: mi arrabatto e smanaccio per non affogare.
Che poi mi domando: alla fine, tutta sta fatica per rimanere a galla, ma ne varrà la pena?
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EDIT: Oh my God! Contatto avvenuto. AMICHEEEEEEEEEE!!! Morite d'inviDDia!